In occasione della Giornata della Legalità, che si celebra ogni anno il 23 maggio in memoria delle vittime di tutte le mafie e, in particolare, della strage di Capaci del 1992, arrivano al pubblico due audiolibri di grande valore civile, profondamente diversi per struttura narrativa, ma uniti dalla urgenza di raccontare il prezzo umano della violenza mafiosa e riaffermare, attraverso la parola, la responsabilità della memoria.
Il primo è Cantata per la festa dei bambini morti di mafia, testo di Luciano Violante, pubblicato originariamente da Bollati Boringhieri e ora proposto da LibriVivi, in collaborazione con il Teatro della Città di Catania – Centro di Produzione Teatrale, nella sua prima versione sonora su Audible Italia. L’uscita è prevista proprio il 23 maggio, data simbolica della memoria civile italiana.
La Cantata nasce dall’immagine semplice e terribile di un giardino in cui continuano a giocare bambini che non sono più tornati a casa, vittime innocenti della mafia, con nomi siciliani, calabresi, napoletani, o talvolta soltanto date e silenzi. Nel 1994 Luciano Violante, magistrato, già Presidente della Camera dei Deputati e protagonista della lotta alla mafia, trasformò quella memoria in una partitura civile, poetica e teatrale. Trentadue anni dopo, quel testo torna a vivere attraverso le voci, la musica e l’ascolto.
L’audiolibro vede protagonisti Viola Graziosi, attrice tra le più intense della scena italiana, già interprete della trilogia delle donne del mito di Violante, e Maximilian Nisi, attore e regista di formazione strehleriana, direttore artistico del Festival teatrale di Borgio Verezzi. Attorno alle loro voci si dispongono le quattordici composizioni originali di Stefano De Meo e due canzoni inedite di Marco Fasano e Michele Signore. Al centro dell’opera entra anche la voce dello stesso Luciano Violante, presenza istituzionale e umana che riporta il presente dentro la memoria. L’introduzione, letta da Luca Biagini, è del poeta Roberto Malini, il cui lavoro è sostenuto dal Consiglio d’Europa e dall’UNICEF.
La forza del progetto sta nella scelta dell’audio come spazio di responsabilità. Come sottolineano Viola Graziosi e Maximilian Nisi, l’ascolto non permette di restare spettatori distratti: senza schermo, senza immagini già pronte, chi ascolta deve fermarsi, immaginare, ricostruire dentro di sé i volti e le vite interrotte. La memoria non è più un rito esterno, ma un’esperienza intima, personale, che chiede a ciascuno di domandarsi da che parte stare.
Il progetto nasce da una messa in scena realizzata nel 2025 davanti a seicento studenti dell’Istituto Chiarelli di Martina Franca e prosegue ora con una diffusione pensata anche per scuole, associazioni, istituzioni pubbliche e luoghi della memoria civile. I proventi degli ascolti su Audible.it saranno interamente devoluti a Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Accanto alla Cantata, la Giornata della Legalità accoglie anche un secondo audiolibro di forte intensità narrativa e civile: Ultimo di Trentamila, romanzo di Roberto Gugliotta, opera – come la Cantata – della collana Azzurri – La narrativa degli autori italiani. L’opera è letta dalla voce intensa e inimitabile di Alessandro Messina. Al centro vi è la figura di Giacomo Sereni, maresciallo dei carabinieri siciliano, cresciuto tra gli ulivi di Noto, uomo che sceglie la divisa come si sceglie una fede e che partecipa alla missione destinata a segnare la storia della lotta alla mafia, il cui obiettivo è la cattura di Salvatore Riina.
Ma il romanzo non si ferma all’epica dell’arresto del boss. Gugliotta racconta ciò che accade dopo, quando la cattura del male non basta a sconfiggerlo, quando il Capitano Ultimo finisce sotto processo, quando gli eroi dello Stato si ritrovano imputati e l’idea stessa di giustizia comincia a incrinarsi. Giacomo viene travolto dalla crisi, dal senso di tradimento e dalla morte della moglie Grazia, entrata in sala operatoria per un intervento di routine e mai più uscita. Da quel momento scompare, lascia l’Arma, lascia la sua prima vita e diventa uno degli invisibili, fra panchine, sottopassaggi e notti sotto i ponti di Milano.
Ultimo di Trentamila è dunque un romanzo sulla legalità vista dal punto più difficile, che non si focalizza sulla retorica dell’eroe invincibile, ma sulla fragilità dell’uomo che ha combattuto il male e ne è rimasto ferito. Giacomo Sereni passa da maresciallo a fantasma, da servitore dello Stato a “numero trentamilauno” tra gli invisibili d’Italia. La strada, però, non è soltanto il fondo: diventa il luogo di un altro processo, più radicale, nel quale l’uomo deve rispondere alla propria fuga, alla propria divisa, alla propria colpa e alla possibilità di tornare.
Due opere, quindi, che parlano ai giovani, alle scuole e a tutti coloro che non accettano la presenza delle mafie nella società. La mafia non è soltanto criminalità organizzata: è negazione della dignità, intimidazione, annientamento dei valori democratici, distruzione della fiducia, dell’infanzia, della giustizia e della libertà. La Cantata restituisce voce ai bambini uccisi; Ultimo di Trentamila racconta il costo interiore di chi ha provato a combattere il male in nome dello Stato e si è trovato solo.
La Giornata della Legalità non può limitarsi alla commemorazione. Il suo senso più profondo è educativo e si propone di ricordare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutte le vittime delle mafie. Un atto di memoria e impegno che si deve necessariamente trasformarein una pratica quotidiana di responsabilità. Questi due audiolibri vanno in quella direzione. Non spiegano la legalità come una formula astratta, ma la fanno ascoltare attraverso voci, ferite, bambini perduti, uomini spezzati e tentativi di ritorno.
Sono opere necessarie perché parlano alla coscienza prima ancora che alla conoscenza. E perché ricordano che la lotta alle mafie non appartiene soltanto ai tribunali, alle forze dell’ordine o alle istituzioni, ma anche alla scuola, alla cultura, alla letteratura, al teatro, all’ascolto, alla capacità di una comunità di non abituarsi mai all’ingiustizia.
