Slow Fish: la transizione ecologica parte dal mare

La transizione ecologica parte dal mare, con i protagonisti della piccola pesca costiera che svolgono un lavoro antico ma allo stesso tempo, grazie alla ricerca e alla tecnologia, rispondono alle attuali crisi del sistema produttivo e alimentare, prima fra tutte quella climatica, con le temperature del mare che aumentano e determinano i fenomeni estremi di cui la cronaca ci parla sempre più frequentemente.

 

È quanto hanno raccontato i muscolai della Cooperativa mitilicoltori di La Spezia, durante la cerimonia di inaugurazione dell‘undicesima edizione di Slow Fish, parlando in rappresentanza di tutti i pescatori presenti al Porto Antico di Genova fino a domenica 4 giugno. La manifestazione biennale è organizzata da Slow Food e Regione Liguria, con il patrocinio del Comune di Genova, del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero della Cultura.

 

«Stiamo lavorando insieme alle istituzioni e agli enti di ricerca per studiare il comportamento dei muscoli, esseri viventi tra i più sostenibili anche perché, nel processo di crescita, trasformano l’anidride carbonica presente nell’atmosfera in guscio. Abbiamo calcolato che in un anno la mitilicoltura a livello nazionale sequestra 19 mila tonnellate di CO2. Il nostro invito al pubblico di Slow Fish per aiutare il mare è consumare le specie più sostenibili, i molluschi, ma anche il pesce azzurro, a partire dalle nostre acciughe» questo l’appello di Nadia Maggioncalda, tra le poche donne che si confrontano in Italia con un mestiere tipicamente maschile, e di Paolo Varrella.

«Io credo molto in un’Europa forte che sia però in grado di mettere in condizione ogni Stato di difendere i suoi cittadini, le sue imprese, il suo modello economico, senza  applicare norme rigidissime per i nostri pescatori. Bisogna essere pragmatici, razionali: garantire una pesca sostenibile ma che non penalizzi i nostri pescatori» sottolinea Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.

 

«Anche quest’anno siamo orgogliosi di ospitare a Genova Slow Fish, una grande vetrina per le nostre specialità e le eccellenze della nostra tradizione enogastronomica, un appuntamento che racconta il fascino della Liguria unendolo al concetto di sostenibilità  – dichiara il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. Un messaggio che abbiamo scelto anche come slogan del nostro stand, Mare di Liguria, naturale bellezza, pronto ad accogliere i visitatori al Porto Antico di Genova: artigianalità, buon cibo e ambiente sono fondamentali per lo sviluppo e l’attrattività del nostro territorio».

 

«Genova è la città di mare per eccellenza, che sul mare ha costruito la sua storia e vuole continuare a costruirla. Questo evento si colloca a pieno titolo in quella che viene definita la blue economy, di cui la nostra città è il cuore. Continueremo a puntare sull’economia del mare, uno dei settori economici fondamentali su cui si basa la nostra visione di sviluppo futuro per la nostra città, insieme a logistica, turismo e qualità della vita, innovazione, ricerca e alta tecnologia. Ma il mare è un bene comune che vogliamo e dobbiamo anche  proteggere. Accogliamo questa nuova edizione di Slow Fish con grande entusiasmo: un evento che permette di conoscere meglio il nostro mare e riscoprire il buon cibo e le nostre tradizioni» afferma il sindaco di Genova Marco Bucci.

«Rendersi conto che tutto è interconnesso implica riconoscere la complessità come una ricchezza. Avere contezza dell’impatto a livello globale delle nostre azioni quotidiane è il primo passo: scegliendo il pesce per la nostra tavola, possiamo promuovere una pesca stagionale, locale, sostenibile oppure, al contrario, una pesca che non rispetta l’ambiente. Le nostre scelte possono sostenere le comunità costiere, incidere sulle disuguaglianze e sulla tutela degli ecosistemi marini e costieri. A Slow Fish, parlano di pesca i pescatori, di ricette le ostesse e gli osti: persone che leggono umilmente la realtà e provano a interpretare i cambiamenti attraverso il loro sapere. Una narrazione che facciamo grazie alla nostra rete e alle istituzioni che credono nel nostro lavoro a tutti i livelli, dai ministeri alle regioni, alle città presenti qui a Genova con le loro buone pratiche. Perché la rigenerazione degli ecosistemi marini e costieri inizia qui oggi» sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

 

«Questi quattro giorni di Slow Fish a Genova assumono un’importanza estremamente rilevante perché siamo davanti a una crisi climatica che impone a tutti di cambiare paradigmi, comportamenti, modi di produrre e distribuire perché questa situazione è arrivata a un punto di irreversibilità. Gli obiettivi della comunità internazionale sono stati disattesi e quindi, se vogliamo contenere un disastro annunciato, è necessario che la società civile prenda coscienza, perché comportamenti individuali condivisi da milioni di persone possono fare la differenza. La salute dei mari non è solo determinata dal consumo di pesce cosiddetto povero, come i muscoli o le acciughe. Altri due elementi sono fondamentali. Il primo è  la stretta connessione della riviera con l’entroterra, che, come qui in Liguria, è depositario di una ricchezza e biodiversità straordinarie. Se l’entroterra perde la socialità, il territorio perderà di attrazione e non ci sarà più turismo. Purtroppo i nostri borghi hanno perso le botteghe a favore della grande distribuzione, le osterie a favore dei grandi ristoranti stellati. Il secondo è un impegno individuale, il mio appello a partire da Slow Fish: facciamola finita con la plastica monouso, oggi troppo impiegata nella produzione alimentare. La plastica è già entrata nel circuito alimentare quando consumiamo i nostri cibi, incidendo sulla nostra salute. Se vogliamo fare la differenza diciamo basta alla plastica monouso» dichiara Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.

Tanti i temi al centro della manifestazione, a ingresso libero e già visitabile dalle 11 di questa mattina, che attraversano le conferenze e gli incontri con i pescatori: «Crisi climatica, siccità e alluvioni, la problematica dei rifiuti in mare, a partire dalla plastica, e le esperienze di chi li studia e li raccoglie, e il ruolo di primo piano che svolgono le città costiere, in quanto luoghi di scambio per eccellenza fra popolazioni, culture e merci» ricorda Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia. Si comincia alle 15 nella Slow Fish Arena dell’area Masaf Dove la terra incontra l’acqua dove racconteremo le interconnessioni tra mare e terra insieme alla scienziata, divulgatrice e attivista Mariasole Bianco, protagonista del dialogo insieme al biologo e “planctologo” Pierre Mollo e Jacopo Pasotti, giornalista e comunicatore scientifico.