Il Governo abbia il coraggio di fissare per legge i prezzi energetici

L’intervento pubblico per calmierare i prezzi energetici, nella sua attuale configurazione, rischia di trasformarsi in una sceneggiata politica più che in una misura strutturale. Il recente price cap autoimposto da Eni — e rapidamente emulato da altri operatori — non è un atto di responsabilità sociale, ma il sintomo di un Governo che preferisce le trattative segrete alla regola trasparente, delegando di fatto alle compagnie energetiche il compito di definire i limiti di prezzo che – se avesse coraggio – dovrebbe fissare per legge.

Il meccanismo invece praticato è semplice e pericoloso. Di fronte alla pressione sociale per il caro-carburanti e le bollette, l’esecutivo non interviene con un decreto che stabilisca un tetto legale ai prezzi, ma lascia che siano le stesse imprese a decidere volontariamente un limite temporaneo. Eni fissa 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio per 30 giorni, con possibilità di estensione “in funzione dell’andamento del mercato”.  Il governo ringrazia, le opposizioni protestano per l’intervento tardivo, e il beneficio per le famiglie resta appeso alla discrezionalità aziendale.

Questa dinamica ribalta i ruoli. Invece di uno Stato che regola il mercato in nome dell’interesse collettivo, si ha un’impresa che, in piena “auto-responsabilità”, decide quanto calmierare e per quanto tempo. Ma in tutto questo il governo a che gioco gioca?  Una trattativa fatta dietro le quinte trasforma il price cap da strumento di politica pubblica a gesto di compiacenza verso l’esecutivo.

Di tetto ai prezzi si parlò nel 2022, quando Mario Draghi propose il price cap all’importazione di gas dalla Russia. La differenza tra ieri e oggi non è solo tecnica, ma molto politica. Draghi chiedeva un tetto al prezzo del gas russo importato nell’UE, fissato per legge a livello comunitario, con l’obiettivo di ridurre i flussi finanziari verso Mosca e limitare la speculazione sul mercato all’ingrosso. Draghi motivava la proposta con una precisa analisi di potere di mercato. L’Europa importava gas attraverso i tubi che per la Russia non avevano clienti alternativi. L’Europa aveva un potere di mercato che poteva esercitare, ma che di fatto esercitò parzialmente e male, scegliendo comunque un provvedimento transitorio.

Il tetto artificiale a luce, gas e carburanti può alleggerire nell’immediato i conti di famiglie e imprese, ma senza interventi strutturali su energia, reti e dipendenza dalle fonti fossili il beneficio rischia di essere effimero. Il limite rischia di trasformarsi in un boomerang. Tutto può tornare d’un tratto come prima, a meno che il Governo non intervenga strutturalmente su raffinazione, reti, determinazione dei prezzi e distribuzione.

Inoltre, il price cap volontario non risolve il nodo della formazione dei prezzi, che avviene sul mercato internazionale e all’ingrosso, non dalla quota estratta in Italia. I concessionari non hanno alcun obbligo di destinare la produzione di gas e petrolio al mercato interno a prezzi calmierati, e il governo si guarda bene dall’intervenire sul meccanismo di formazione dei prezzi.

Governare significa prevenire le crisi, difendere il potere d’acquisto e costruire una politica energetica, non aspettare l’emergenza per poi ringraziare le aziende che provano a tamponarla. Il governo delle tariffe dovrebbe intervenire sui prezzi con regole chiare e trasparenti, non con trattative nebbiose che trasformano le imprese in surrogati dello Stato.

Le Autorità come l’ARERA  (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) non esistono per assecondare le richieste congiunturali dell’esecutivo, ma per dare garanzia di indipendenza, competenza e stabilità ai cittadini e alle imprese. Per esempio, oggi i prezzi dell’elettricità sono composti da costi di produzione, costi di infrastruttura, oneri di sistema e imposte, e i poteri pubblici mantengono la facoltà di decidere su una quota significativa del costo medio del servizio elettrico. È su questa leva che dovrebbe agire un governo serio, non sulla delega in bianco alle compagnie energetiche.

Il price cap “su misura” è il sintomo di un governo che preferisce la sceneggiata politica alla riforma strutturale. Finché lo Stato delega alle imprese il compito di definire i limiti di prezzo, il beneficio per le famiglie resterà appeso alla discrezionalità aziendale e alla trattativa opaca. Serve una politica energetica trasparente, con regole chiare e interventi strutturali su raffinazione, reti e distribuzione, non gesti di compiacenza che trasformano le compagnie energetiche in clientele politiche che prima o poi chiederanno una contropartita.

Gian Luigi Corinto
docente di Geografia e marketing agroalimentare Università Macerata, collaboratore Aduc