Cpr: Nel 2025 un rimpatrio ogni quattro ingressi. Nuovi dati ActionAid e UniBari

Nel 2025 l’Italia ha eseguito 4.784 rimpatri forzati. Soltanto 1.732 sono stati realizzati a partire dai CPR; la maggior parte (3.052) sono stati eseguiti tra persone mai entrate in un CPR. Nello stesso anno si sono registrati 6.835 ingressi nei CPR, un record. Più detenzione non significa più rimpatri: nel 2025 si registra un picco di rimpatri forzati complessivi, mentre quelli eseguiti dai CPR sono diminuiti del 45,1% rispetto al 2022.  

È quanto emerge da Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025, il nuovo report realizzato da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, pubblicato insieme all’aggiornamento della piattaforma open data Trattenuti. Il report offre la prima analisi del funzionamento della politica italiana di rimpatrio tra il 2015 e il 2025, basata sui dati ottenuti da richieste di accesso ai Ministeri e alle Prefetture.

Tra il 2022 e il 2025 la crescita dei rimpatri avviene fuori dai CPR. Nel 2022 erano funzionanti dieci CPR con 6.457 ingressi e 3.154 rimpatri a partire dai CPR. Nel 2025 i CPR salgono a undici. Gli ingressi aumentano, ma i rimpatri dai CPR scendono a 1.732. Nello stesso periodo i rimpatri forzati crescono del 22,2%, da 3.916 a 4.784, perché quelli eseguiti fuori dai CPR quadruplicano, da 762 a 3.052.

«Qual è il vero obiettivo dei CPR? Si rinchiudono le persone in luoghi di terrore, segnati da continue violazioni dei diritti umani, autolesionismo e morte. I dati dello stesso Ministero dell’Interno certificano che questi centri non garantiscono i rimpatri promessi e non funzionano. Eppure, se ne annunciano di nuovi. Mentre il Ministero nega persino i dati sui progetti per “sicurezza nazionale” – con la sola eccezione di Castel Volturno – e i territori insorgono. I Cpr riguardano la nostra democrazia, non solo le persone che vi finiscono senza aver commesso alcun reato» afferma Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per ActionAid.

Il costo umano aumenta. Per misurare l’intensità della coercizione a cui sono sottoposte le persone straniere nei CPR, il report propone un indicatore che mette in rapporto le giornate di trattenimento delle persone straniere nel sistema con i rimpatri eseguiti dai centri. Tra il 2018 e il 2024 il valore oscilla fra circa 62 e 84 giornate; nel 2025 sale a circa 148 giorni, quasi più del doppio. Ciascun rimpatrio è ottenuto con una sempre maggiore privazione della libertà: tra il 2018 e il 2024, oltre 2.000 persone sono state trattenute senza prospettive di allontanamento, vista l’assenza di accordi bilaterali dell’Italia con il paese di origine.

Il costo economico aumenta. Tra il 2018 e il 2025 la spesa per il sistema detentivo – inclusi i Ctra, centri di trattenimento per richiedenti asilo in procedura di frontiera – ammonta ad almeno 217,1 milioni di euro. Il solo triennio 2023-2025 concentra il 66,2% della spesa complessiva per gli otto anni considerati. La spesa detentiva complessiva – Cpr e Ctra, in Italia e Albania – in rapporto a ciascun rimpatrio dai centri passa da circa 6.455 euro nel 2023 a 16.560 nel 2025 (+156,5%).

22 rimpatri ogni 100 provvedimenti, 9 ogni 100 dai Cpr: un problema di legittimità. Tra il 2015 e il 2025 sono stati adottati 302.000 provvedimenti di allontanamento e registrati 66.000 rimpatri complessivi. In questo numero sono comprese tutte le tipologie di rimpatrio: quelli eseguiti con la forza, i rientri autonomi delle persone espulse e i rimpatri volontari assistiti (che prevedono misure di reinserimento e non sono rivolti solo a persone irregolari). Sono comunque 22 ogni 100 decreti di espulsione. Il rapporto tra detenzione amministrativa e popolazione “da espellere” è ancora più debole e fa emergere una vera e propria questione di legittimità: il trattenimento è una misura eccezionale e ammissibile solo se funzionale al rimpatrio.