Anniversario 25 aprile. Quello istituzionale è giusto, doveroso e bello, ma anche noioso

E’ giusto, doveroso e bello che le istituzioni organizzino e partecipino all’anniversario della liberazione dal nazi-fascismo. La storia è fonte di vita e di bellezze. Le istituzioni fanno sfilare le loro autorità civili, religiose e militari. Un po’ di popolo vi partecipa e batte anche le mani. In tanti dichiarano la propria appartenenza a questo Stato che dalla monarchia accondiscendente al fascismo dovrebbe essere risorto con la repubblica e la scelta “occidentale”.

 

Io oggi ho partecipato alle celebrazioni di Firenze: tanta retorica, un po’ di bugie “veniali”, e tanta noia a parte la curiosità di vedere tanti protagonisti della politica e delle istituzioni insieme e in una sola volta. Discorsi lunghi (Sindaco, presidente Giunta regionale, Anpi, presidente Istituto storico toscano della resistenza), noiosi e sostanzialmente inutili, a meno che non si voglia che servano a parlare e cercare di informare coloro che già sanno, com’era e come non avrebbe potuto essere altrimenti per chi era in piazza. Le bugie veniali sono state quelle del Sindaco che ha acclamato le presenze di popolo come non mai e significative in due piazze, Santa Croce e Signoria, che per i tre quarti erano piene di turisti…

Mi domando a cosa serva. Lì dove ci sono forti contrasti (vedi Milano con striscione pre-manifestazione dei nostalgici di Benito Mussolini), forse la piazza serve a far sentire più uniti (e più forti?) chi vi partecipa… forse. L’intento dell’anniversario è ufficialmente nobile: siamo una nazione e ce lo vogliamo ricordare. Come la festa dell’indipendenza del 4 luglio in Usa, o la presa della Bastiglia del 14 luglio in Francia. E in teoria – bianchi, rossi, azzurri e verdi – dovremmo tutti esser grati che il 25 aprile ci sia stato e fieri di essere uniti nella diversità per celebrarlo. Ma, proprio pensando agli esempi di Usa e Francia che non a caso ho riportato, sappiamo tutti che non è come in questi due Paesi: “geneticamente” l’Italia non è mai stata e sembra che non sarà mai una nazione. E mentre rifletto su questo non mi può non venire in mente che proprio in questa città di Firenze, in Toscana e in Emilia Romagna, vigente il regime fascista del secolo scorso, c’erano i peggiori e sanguinari gerarchi di quel regime, oltre alle più numerose adesioni popolari alle politiche di quel regime… adesioni popolari che, caduto il fascismo, divennero massicce nei confronti del partito comunista (e lo sono state per decenni con, attualmente, diverse incrinature per gli eredi di quel partito).
Forse, finito il fascismo grazie agli americani che ci liberarono con l’aiuto dei partigiani – se fossimo stati un po’ più disponibili, realisti e lungimiranti – avremmo potuto impegnarci per la costruzione di uno Stato federale *, e quindi forse l’anniversario federale sarebbe stato più rispondente, e quindi più sentito e più consono alla nostra essenza **. Ma oggi è tardi perché credo che se un impegno ci debba essere è bene metterlo per la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, che mi sembrano molto più funzionali alla vita del 2019 e per gli anni a venire.
Ma oltre ai discorsi noiosi e scontati e inutili dal podio sull’arengario di Palazzo Vecchio a Firenze, penso a tutti gli incontri che vengono fatti in tutti i Comuni d’Italia dove, oltre a quelli in cui le presenze si limitano agli attori istituzionali (che tristezza, ché le istituzioni non riescano a coinvolgere la popolazione…) ci sono incontri che, grazie alla primavera avviata, si manifestano in feste di individui e di popolo… tute lontane dalle bandiere, dai prefetti, dai sindaci, dai militari in livrea d’occasione, dai prelati di grosso calibro, e dove sembra proprio che le persone stiano bene.

* quello di oggi con le Regioni non è uno Stato federale
** a partire dal dato di fatto che l’Italia è quella dei Comuni

Vincenzo Donvito, presidente Aduc