DALL’IRAN ALLE CARTELLE ESATTORIALI: LA CRISI ENERGETICA DIVENTA CRISI FISCALE

La guerra in Iran ha acceso una miccia che rischia di bruciare migliaia di imprese italiane non sul fronte dei mercati, ma su quello fiscale. Mentre il dibattito pubblico si concentra sulle bollette energetiche e sul gasolio, si sta silenziosamente formando una bomba a orologeria: liquidità azzerata, rate non pagate, debiti con l’Erario che si accumulano. E le cartelle esattoriali che arriveranno.

A lanciare l’allarme è Carlo Carmine, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, che da settimane segue l’impatto della crisi energetica non solo sui bilanci aziendali, ma sulle posizioni fiscali delle piccole e medie imprese italiane, soprattutto nei settori costruzione, manifattura, commercio. “Il costo dell’energia è salito in modo insostenibile – ha spiegato – ma il problema non è solo la bolletta di questo mese, è il debito fiscale che si sta accumulando in silenzio. Le imprese stanno scegliendo se pagare i fornitori, i dipendenti o il fisco. E il fisco, inevitabilmente, aspetta. Ma non aspetta per sempre”.

I dati parlano chiaro. Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria, la bolletta energetica delle imprese italiane aumenterà tra i 7 e i 21 miliardi di euro nel 2026, a seconda della durata del conflitto. Un’impresa di autotrasporto con cinquanta mezzi affronta già oggi un costo aggiuntivo stimato tra 200.000 e 300.000 euro su base annua solo per il carburante, con il diesel che ha toccato i 2,12 euro al litro, il 30% in più rispetto a inizio anno. Con la crisi iraniana, Allianz Trade stima per l’Italia 12.750 insolvenze aziendali nel 2026, in crescita del 5%. “Il meccanismo è sempre lo stesso – proseguito Carmine – e lo abbiamo già visto nel 2022 con la guerra in Ucraina.

Secondo l’Osservatorio esistono oggi gli strumenti concreti per spezzare il meccanismo, “a condizione di agire in anticipo, dalla gestione del debito fiscale attraverso il Codice della Crisi d’Impresa, alla rateizzazione ordinaria e straordinaria con l’Agenzia delle Entrate Riscossione – ha dettagliato il presidente – fino all’utilizzo della Rottamazione Quinquies per i debiti pregressi, che ad oggi sta registrando un livello di adesioni inferiore al potenziale”. Nel primo trimestre del 2026 si registrano infatti 2.885 liquidazioni giudiziali, in aumento del 23,2% rispetto allo stesso periodo del 2025 e sopra i livelli pre-Covid.

L’Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco chiede al Governo un intervento urgente su due livelli. “Sul piano emergenziale, l’attivazione di una moratoria sui pagamenti fiscali e contributivi per le PMI dei settori più colpiti – ha spiegato Carmine – autotrasporto, manifattura ad alta intensità energetica, costruzioni”, sul modello già sperimentato durante la crisi post-Covid. Sul piano strutturale, “l’estensione della Rottamazione Quinquies ai carichi più recenti, ancora esclusi dalla misura attuale – ha proseguito – per consentire alle imprese già in difficoltà di gestire il debito accumulato”, senza essere travolte da quello nuovo. “Non stiamo chiedendo condoni – ha concluso il presidente dell’Osservatorio – stiamo chiedendo che il sistema fiscale non diventi il colpo di grazia per imprese che stanno già combattendo una crisi che non hanno causato. Chi porta le merci in questo Paese, chi produce, chi costruisce, non può essere lasciato solo a scegliere tra pagare il gasolio e pagare il fisco”.