Cambi: Grecia ancora fondamentale

Quella che sarebbe potuta essere una delle migliori settimane degli ultimi mesi è stata ‘sporcata’, sul finire, ancora una volta da valutazioni sul rischio di stabilità europea. Nonostante quella passata si sia dimostrata la settimana migliore per la moneta unica sino dalla fine di ottobre, ancora una volta, infatti, ci troviamo a fare i conti con notizie di incertezza provenienti dall’anello piu’ debole della catena, la Grecia, che potrebbero rendere vano tutto quello visto nei giorni passati, con borse in ripresa al di sopra di ogni più rosea aspettativa (non dobbiamo, infatti, dimenticare il taglio massiccio di rating europei che il mercato sembra aver attutito nel migliore dei modi). L’accordo che dovrebbe cancellare parte del debito del paese ellenico (stando alle ultime indiscrezioni almeno 100 miliardi su 350), che è condizione fondamentale per la consegna dell’ultima tranche di aiuti europei, tarda ad arrivare tenendo cosi’ ancora in scacco gli altri paesi e trasmettendo non poche preoccupazioni al mercato dato che in programma, tra due mesi ci dovrebbe essere il rimborso dei titoli greci per 14.4 miliardi di euro e un’impossibilita’ a far fronte a questa fondamentale scadenza avrebbe delle ripercussioni sui mercati davvero negative. Osservando il calendario e’ chiaro che Atene abbia tutti gli interessi affinche’ questo accordo vada in porto entro le prossime ore, dato che in giornata e’ previsto l’incontro a Bruxelles dei ministri dell’eurozona per preparare il terreno in vista dell’incontro di lunedi’ prossimo del Consiglio dell’Unione. Questo e’ ovviamente l’altro fattore di rischio da considerare per la prima giornata della settimana entrante, dato che si parlera’ ancora di Fondo Salva stati con maggiori poteri e di convergenza fiscale, che sembra per il momento la causa di maggiori divisioni interne all’Unione dato che si trovano ancora su posizioni diametralmente opposte l’asso italo-franco-tedesco e la Gran Bretagna.
Continuiamo a parlare dell’agenda macroeconomica della settimana poiche’, oltre all’incontro di oggi di cui abbiamo gia’ parlato, la settimana prevedere l’incontro del FOMC per decisioni sui tassi di interesse americani, oltre alla pubblicazione del prodotto interno lordo a stelle e strisce, passando dal prodotto interno lordo inglese, alle minute della Bank of England.
Passiamo ad osservare i grafici incominciando dal cambio eurodollaro, che sul finire di settimana scorsa ha mostrato una correzione rispetto a quella che e’ risultata essere la tendenza delle giornate precedenti.
Sfiorato l’importante livello di 1.30 (ricordiamo come questo non sia solamente un livello psicologico ma giustificato anche da livelli tecnici, come il passaggio della media a 200 periodi su grafico H4) il cambio ha iniziato un percorso a ribasso che ha portato i prezzi direttamente ad appoggiarsi su quella linea di tendenza positiva che abbiamo utilizzato per settimane, appunto sino alla rottura di mercoledi’. Il ritorno dei prezzi sino a 1.2870 per il momento non ha cancellato lo scenario positivo per la moneta unica che, se da qui dovesse ripartire, ricordiamo potrebbe avere un obiettivo finale sul livello di 1.32 e 1.3265: il primo e’ suggerito dallo studio di un grafico e dai livelli di ‘attenzione’ precedenti (25 novembre e 21 dicembre), mentre il secondo e’ dato dalla prima delle percentuali di ritracciamento di Fibonacci del movimento in calo compiuto tra fine ottobre e la settimana passata, quindi da 1.4250 e 1.2625. Parlando del cambio UsdJpy, non possiamo fare altro che continuare a ripeterci. Questo capita poiche’ il cambio, nelle ultime tre settimane esatte di scambi, si trova racchiuso all’interno di un preciso canale laterale dall’ampiezza di 70 pip: i due estremi sono ancora rappresentati da 76.55 e 77.30 e sino al superamento di uno di questi due livelli non e’ previsto un cambio di condizione. Consideriamo che sino da luglio il cambio non e’ piu’ riuscito ad oltrepassare 80, che consideriamo il vero livello di svolta per una price action nuovamente positiva per i prezzi. Anche nel caso del cambio EurJpy la conferma definitiva della ripresa del trend rialzista non c’e’ stata. Parliamo in questo caso del superamento della media mobile a 200 periodi su grafico con candele a 4 ore, passante a 100.25, l’ultimo livello prima di una svolta che avrebbe probabilmente proiettato i prezzi sino a ritornare a 102.50. La differenza tra questo cambio ed il correlato eurodollaro risiede nella maggiore lontananza dei prezzi dalla trendline negativa che sino da inizio novembre aveva costretto i prezzi ad una forte discesa: questa transita a 97.50 per le prossime ore e prima di quella i prezzi si troveranno a dover fare i conti con l’area di supporto vista intorno a 99 figura. La rincorsa del cable, incominciata alla meta’ precisa del mese, ha portato i prezzi venerdi’ al superamento della resistenza individuata a 1.55. Questo rappresenta un buon segnale per il cambio che trova come supporto alla tendenza in atto un livello dinamico che nelle prossime ore transita a 1.5450, senza calcolare ovviamente che ora, anche 1.55, potrebbe essere utilizzato come livello di supporto avendo esaurito il proprio compito di resistenza. Osserviamo ora il cambio UsdChf che ha confermato venerdi’ di considerare particolarmente interessante il prendente minimo di 0.93 di inizio anno, andando perfettamente a rimbalzare su questo. Ora il cambio si trova a dover fare i conti con 0.94 che e’ la prossima resistenza indicata da livelli statici precedenti (evidenti, su un grafico orario, i diversi test del livello compiuti nelle tre settimane passate). Non cambiando lo scenario non puo’ evidentemente cambiare la nostra analisi sul cambio EurChf che continua a viaggiare all’interno di binari molto precisi. Continuiamo a trovare una resistenza dinamica, oggi passante a 1.2125, suggerita dalla trendline negativa coincidente con la media a 100 periodi su grafico con candele H4 cosi’ come troviamo poi il livello di supporto dinamico a 1.2025.

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