Le app di messaggistica istantanea sono ormai parte della nostra quotidianità, ma come le usiamo? Per quali scopi e, anche, rispettiamo una sorta di “galateo” del messaggino? A chiederselo è stato Facile.it che ha incaricato l’istituto di ricerca mUp Research di svolgere un’indagine ad hoc. Ecco cosa è emerso.
Per cosa le usiamo e perché le preferiamo a una telefonata
Se, prevedibilmente, la motivazione principale è quella di comunicare con gli amici o i conoscenti e poi, a seguire, coi familiari, dall’indagine emerge chiaramente come la messaggistica istantanea sia ormai a tutti gli effetti uno strumento di lavoro. Lo utilizzano per questa finalità il 44% dei rispondenti (equivalenti a 17,3 milioni di persone) con picchi ancora maggiori nelle fasce anagrafiche fra i 35 ed i 44 anni (53%) e tra 25 e 34 anni (54%).
Andando ad analizzare le ragioni per cui si preferisce mandare un messaggio istantaneo, si comincia a delineare il quadro di quello che potrebbe essere a buon diritto definito come un “galateo”; scegliamo di scrivere piuttosto che telefonare soprattutto perché riteniamo questo comportamento meno impegnativo rispetto ad una chiamata (55,5% in media, addirittura 72,7% fra chi ha meno di 24 anni), ma anche per dare modo al destinatario di rispondere coi propri tempi (45%) e, ancora, perché come dicevano gli antichi verba volant, scripta manent (22,3%). Non trascurabili nemmeno il fattore economico (costano meno degli SMS – 17,1%) e quello emotivo. Dichiarano esplicitamente di “odiare il parlare al telefono” il 17% degli intervistati, percentuale che arriva al 28% nella fascia 25 – 34 anni.
I comportamenti che non tolleriamo
Ogni medaglia ha il suo rovescio e se fino a qui abbiamo elencato le ragioni per cui amiamo la messaggistica istantanea, è corretto analizzare anche le cattive abitudini. Al primo posto fra i comportamenti che proprio non sopportiamo, il fatto che il destinatario visualizzi il messaggio, ma non risponda (47,6% in media, ma addirittura 53,5% se si isola il solo campione femminile e 63,6% se limitiamo l’analisi a chi ha meno di 24 anni). Medaglia d’argento per la ricezione di messaggi legati a schemi piramidali o catene (44,6%) e bronzo per i messaggi politici o commerciali non richiesti (32,2%).
Rientrano in classifica anche la scelta del destinatario di disattivare la spunta blu di ricezione e l’essere aggiunti a gruppi senza che ci sia stato chiesto (entrambi con percentuali prossime al 29%), la ripetizione del medesimo messaggio da parte di tutti i partecipanti al gruppo o il fatto che si spezzetti la frase in troppi micro-messaggi (rispettivamente 26,8% e 26,2%) e, non ultimi, gli audio troppo lunghi; riceverli fa saltare i nervi al 20,5% degli intervistati.
Altre cose che poco sopportiamo sono, ad esempio, i messaggini scritti tutti in maiuscolo (23,5%), il “pollice in alto” come risposta ad un messaggio (18,6%), l’uso di sigle o abbreviazioni incomprensibili (15,3%) e l’abuso di “emoji”, immagini o sticker (10%).
Gli SMS non tramontano
Se pensate che i vecchi SMS abbiano fatto il loro tempo e siano ormai solo un ricordo del passato, beh, vi sbagliate. E non poco. In base all’indagine dichiarano di servirsene ancora il 59,9% degli intervistati, pari a 23 milioni di italiani. E se il 49,3% degli intervistati ammette di farne un uso sporadico, ci sono 3,6 milioni di individui che lo fanno abitualmente.
Continuando a scorrere i dati, si scopre che la motivazione principale è quella di essere, in qualche modo “costretti” dal fatto che il destinatario non abbia un altro modo di essere raggiunto con messaggio testuale (47,2% dei rispondenti), ma al secondo posto si trova la comodità di rispondere tramite un testo preimpostato (ad esempio “ti richiamo”, 31,2%) e al terzo il fatto che venga scelto per comunicare con persone più anziane (21,8%).
