Deficit Italia al 3,1%: governo bocciato, ma si esercita nell’altrismo

Eurostat ha confermato che il governo italiano non è riuscito a ridurre il deficit sotto il 3% del Pil e uscire dalla procedura di disavanzo eccessivo previsto dal Patto di Stabilità. L’obiettivo è stato mancato di 0,1%. Ragion per cui alcuni esponenti – primo ministro in testa – hanno comunque lodato l’attività del governo per essere riuscito a risalire da quando, nel 2022, il governo in carica è dovuto partire da un deficit/Pil che era dell’8,1%, portandolo al 3,1%. Che è come dire che la sufficienza per essere promossi era 6, ma essendo arrivati a 5,5 siamo stati bravini, anche se bocciati e dobbiamo ripetere l’anno.

Inoltre è scattato il cosiddetto “altrismo”: la colpa non è nostra, ché stiamo pagando il superbonus (110%) deciso da un governo (Conte 2020) a cui eravamo ostili… omettendo che i governi successivi, incluso quello in carica, non avevano abrogato il superbonus.

Ma come se non bastasse, sempre all’interno del governo (Lega, incluso il ministro dell’Economia) questo è motivo per paventare necessità di uscire dal patto di Stabilità.

Non è chiaro come, dove e quando il nostro governo dovrebbe operare per far fede ai propri impegni mettendosi fuori dal Patto di Stabilità… ma per chi paventa questa fuoriuscita è più importante l’altrismo che non certezze: è colpa dell’Ue che non ci vuole fa fare ulteriori debiti di bilancio… come se i debiti si auto estinguessero e non dovessero in qualche modo essere pagati dai consumatori.

La soluzione quindi, secondo le opposizioni, dovrebbe essere un cambio di governo (elezioni anticipate, bla bla). E, come il governo, anche l’opposizione, se il problema dovesse essere solo il superbonus, omette che quando al governo c’erano un po’ tutti, essa inclusa (governo Draghi, di cui era ministro dell’Economia lo stesso Giorgetti che è ministro oggi), il 110% non era stato abrogato.

Contesto in cui, da contribuenti e consumatori, capiamo solo che il governo non è in grado di far calare il debito pubblico, altrettanto l’opposizione e – entrambi – non hanno politiche per scelte che non comportino l’aumento del debito pubblico.

Siamo “tutt’orecchie”, ma a parte governo e opposizione che si dicono a vicenda che hanno la rogna, non riusciamo a percepire altro.

Alcune occasioni si sono presentate, tipo la gestione della politica energetica dopo l’invasione russa dell’Ucraina e dopo il blocco dello stretto di Hormuz. Politica energetica che è determinante per ogni altra politica. Ma, mentre l’Ue arranca pur con alcuni rimedi che ci hanno salvato dal baratro, il governo in carica sta galleggiando con i tagli temporanei quanto insufficienti delle accise. Oltre ad aver rimandato la chiusura del fossile (dl bollette), fiaccando l’unica scelta di buon senso per incrementare le rinnovabili e non continuare a dipendere da Paesi geopoliticamente instabili quanto ostili ai nostri sistemi istituzionali.

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC