Sembra che ci rimangano solo sei settimane di carburante per far volare gli aerei, a meno che la situazione geopolitica ed economica non cambi. Lo dicono autorità ed associazioni economiche di ogni tipo.
Nonostante le “minacce” del nostro ministro dei Trasporti [se non si blocca il Patto di stabilità (ogni Paese Ue decide per conto proprio), noi Italia faremo per conto nostro]. Un “per conto nostro” che è tutto da capire, visto che le eventuali promesse di forniture a seguito del viaggio del nostro premier nei Paesi del Golfo, nel caso, avrebbero tempi molto più lunghi; e visto che, per quanto l’Italia sia tra le eccellenze per le energie alternative, senza il tossico petrolio non solo non voleranno gli aerei ma si fermerà l’economia e i prezzi andranno alle stelle più di quanto non lo siano già ora; e visto che le alternative a portata di mano – Russia e Usa – sono da escludere per problemi politici (embargo verso l’invasore dell’Ucraina) ed economici (costi stratosferici per far arricchire Washington).
Siamo nel cosiddetto “cul de sac”. Con l’aggravante che le politiche fatte dal governo fino ad oggi avrebbero avuto una qualche possibilità che, però, sono venute meno col vento politico cambiato in Europa (sovranisti filorussi marginalizzati) e non proprio stabile nei Paesi belligeranti contro Iran, Usa e Israele.
Del resto “chi semina vento raccoglie tempesta”. L’italia da un parte: parole al vento. L’Ue dall’altra: attorcigliati su se stessi, soffocando nelle proprie regole e indecisioni.
Avremo nuovi bonus? Nuovi tagli delle accise, magari anche a livello Ue? Lo Stato che aumenterà i propri controlli sul mercato energetico (di fatto oggi non più libero) con un ulteriore dl energia in cui magari, oltre ai controlli alle pompe di benzina metteranno un guardiano in ogni stazione di servizio (fantapolitica? mica tanto…).
Non si sa. Ma sappiamo che oggi siamo immobili, magari in attesa che Trump distrugga l’Iran o che le scelte di Trump contro l’Iran distruggano lui stesso.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
