«Chi è arrivato primo?»
Alla fine della sua prima Eroica, nel 2016, Aldo Guastella rivolse questa domanda a Giancarlo Brocci.
La risposta arrivò immediata: «Qui non vince nessuno. Non è una gara.»
Forse è racchiuso in queste poche parole il motivo per cui, ogni anno, migliaia di persone scelgono di tornare a Gaiole in Chianti.
Lo scorso anno sono stati 8.328 i partecipanti provenienti da 51 Paesi. Un numero che racconta la dimensione internazionale raggiunta dall’Eroica, ma che non basta a spiegare perché questa comunità continui a crescere.
Per comprenderlo bisogna ascoltare le persone.
Aldo Guastella, milanese, frequenta L’Eroica dal 2016. Racconta che quella risposta di Giancarlo Brocci cambiò completamente il suo modo di vivere la bicicletta. Da allora è tornato quindici volte tra Gaiole e Montalcino. E quando gli si chiede cosa rappresenti oggi L’Eroica, la definisce «una sorta di Shangri-La personale», un luogo da cui ogni volta esce stanco, ma felice, pur sapendo che l’anno successivo sarà di nuovo sulla linea di partenza. Il ricordo che porta nel cuore non è una salita o un tempo impiegato, ma un gesto di amicizia visto durante Eroica Montalcino: un ciclista con entrambe le gomme a terra che rinuncia al rapporto più agile per restare al fianco del compagno di viaggio. Per lui, questo è lo spirito de L’Eroica.
Caspar Christiansen, di Copenaghen, in Danimarca, ha scoperto L’Eroica quasi per caso nel 2014, quando arrivò a Gaiole soltanto come spettatore. Tornato a casa acquistò una Bianchi del 1973 e decise di iscriversi all’edizione successiva. Da allora non ha più smesso di tornare. Quest’anno sarà la sua undicesima partecipazione. Il ricordo più vivido non è una vittoria, ma una caduta nel 2016, sei chilometri percorsi con la bicicletta sulle spalle e l’incontro con un meccanico improvvisato che gli permise di ripartire. Oggi racconta che il momento che aspetta ogni anno è l’alba tra il Castello di Brolio e Siena, quando la Toscana si illumina e il viaggio assume un significato speciale.
Per Alessandro Bonsignori, romano, il ricordo più prezioso è una fotografia. Lui e quattro amici osservano in silenzio il paesaggio dopo una lunga salita. Quel momento gli ricorda Il viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich. «La differenza», scrive, «è che quel panorama non lo vivo da solo. Lo condivido con un gruppo di amici cari. In quel paesaggio vedo la ricompensa della fatica, il valore del cammino percorso insieme e la gioia semplice di essere arrivati fin lassù.»
Per Francesca Luzzana, bergamasca, L’Eroica coincide con la storia della propria famiglia. Il padre Luigi era presente già alla prima edizione del 1997, insieme alla moglie Vanna. Poi sono arrivati i figli, gli amici, le nuove generazioni. «Per noi L’Eroica è festa comandata», racconta. «Scendiamo a Gaiole con qualche giorno di anticipo, come fosse una Settimana Santa. Ci emozioniamo all’arrivo, ci emozioniamo quando ripartiamo. Alcuni Eroici non ci sono più, ma il loro spirito continua a vivere qui.»
Sono storie diverse.
C’è chi arriva dall’altra parte del mondo e chi da quasi trent’anni percorre le stesse strade. Chi resta affascinato da una bicicletta vista per caso e chi considera Gaiole una seconda casa. Chi cerca la fatica, chi l’amicizia, chi la bellezza del paesaggio.
Ma la comunità de L’Eroica è fatta anche di chi, ogni anno, arriva a Gaiole in Chianti per la prima volta. Di chi scopre le strade bianche, l’accoglienza dei volontari, il silenzio dell’alba prima della partenza, la convivialità dei ristori e il piacere di pedalare senza l’assillo del cronometro. Molti arrivano da curiosi e ripartono con la promessa di tornare. È così che, anno dopo anno, la comunità continua a crescere, senza perdere la propria identità.
Da oggi prende il via “La strada verso Gaiole”, il percorso editoriale che accompagnerà la XXIX edizione de L’Eroica. Nei prossimi capitoli racconteremo altre persone, altre biciclette, altri luoghi e altre storie. Perché ogni partecipante custodisce un frammento di questa avventura collettiva.
L’Eroica è fatta di strade bianche, di paesaggi e di biciclette d’epoca. Ma, prima di tutto, è fatta dalle persone che ogni anno scelgono di tornare. E da quelle che, per la prima volta, decidono di mettersi sulla strada verso Gaiole.
