Informazione, fonti, fake news, capitali. La terribile attualità

Gli utenti dell’informazione fruiscono di servizi a cui non è detto che prestino molta attenzione alle fonti. Vuoi per distrazione, vuoi per superficialità e vuoi per il fatto che certe informazioni, rimbalzando tra tutti i media, anche molto diversi tra loro, sono comunque tutte simili… l’informazione assorbita e diffusa diventa una sorta di certezza.

Uno dei casi tipici in questo periodo è il numero delle vittime nella guerra tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza e non solo. Ovunque si legge che i morti sono più di 30mila e i feriti più di 70mila. L’unica fonte, non sempre citata, è il cosiddetto ministero della Sanità di Hamas… che governa la Striscia dale elezioni del 2006 (altre tornate elettorali non ci sono state).

L’altro caso tipico è l’invasione russa in Ucraina. Pur essendoci il segreto di Stato sulle perdite da entrambe le parti (1), un rapporto dell’Intelligence Usa di dicembre 2023 menzionava 315mila soldati feriti o uccisi tra i russi. Per l’Ucraina, secondo il The New York Times, ad agosto 2023 ci sarebbero 70mila morti e 100-120mila feriti. Stessa fonte fa sapere che i russi morti sarebbero 120mila e i feriti 170-180mila.

 

Sono credibili fonti come Hamas e The New York Times? Noi, con tutti i dubbi possibili ed immaginabili, crediamo che il quotidiano della Grande Mela (motivi professionali e politici) non abbia interessi a falsificare i dati. Non abbiamo altrettanta certezza per Hamas. Anzi, visto che riteniamo sia un gruppo terroristico che basa la sua attività su fake news, infiltrazioni, finanziamenti più o meno espliciti e che ha costruito la sua forza militare distraendo gli aiuti umanitari internazionali lì dove governa (le centrali operative dentro gli ospedali, inoltre, non sono invenzioni di ebrei ortodossi di estrema destra).

A questo aspetto ne aggiungiamo un altro sulle ricadute di questi conflitti all’esterno dei loro conflitti.

Ha fatto scalpore che quasi il 30% delle persone pro-Hamas fermate all’interno di alcune università Usa mentre occupavano chiedendo l’interruzione dei rapporti tra gli specifici atenei e altrettante università in Israele, non erano studenti. A questo aggiungiamo che buona parte dei bilanci di queste università contengono ampie donazioni cinesi ed arabe (2). Non è peregrina l’idea che, giocando sul fatto che siamo in un Paese libero per capitali ed espressione del pensiero, Cina e Paesi arabi abbiano utilizzato questa opportunità (inesistente nei loro territori e forse per questo considerata una debolezza da sfruttare) per creare un apparente dissenso alla politica Usa, usando la violenza per costringere le pubbliche autorità ad intervenire con violenza e affrancare tale violenze a quelle di Gaza (le documentazioni non di parte, così come il numero delle vittime, sono praticamente inesistenti in zona).

Non esistono dati così eclatanti come in Usa, ma è pensabile che altrettanto sia quello che accade in Italia. Mentre, con meno clamore ma con un certo numero di dati, si può azzardare altrettanto per quello che accade nelle università francesi, britanniche, tedesche ed australiane. In altre parti del mondo, vuoi anche perché sono Paesi meno coinvolti nella guerra e/o Paesi che non tollerano queste manifestazioni di dissenso, le evidenze sono minori.

Per concludere questa breve valutazione, è opportuno ricordare come, in Italia per esempio, i finanziamenti russi a partiti ed associazioni sono più o meno noti… e si tratta di organizzazioni che a loro modo svolgono campagne filo-Putin di informazione sull’invasione russa in Ucraina.

Il nostro utente dell’informazione è vittima, spesso poco consapevole, di questo stato dei fatti. Spetterebbe ai professionisti del settore essere attenti, escludendo ovviamente coloro che per scelta danno informazioni con certezza di fonti che ritengono funzionali al proprio servizio di informazione di parte.

Un contesto, mentre il nostro Paese ha perso posizioni nella classifica dei Paesi con maggiore libertà di stampa (3), che dovrebbe indurre tutti a riflettere. Vogliamo vivere alla giornata con quel che capita, trasformando le opinioni in fatti, o crearci condizioni per valutazioni oggettive, per quanto sia difficile che esistano?

Riflessione post-articolo. “Certo, tu ragioni così perché hai scelto chi ha ragione e chi ha torto, e cerchi di giustificare la tua parte”. Sicuramente ragioniamo così per aver fatto una scelta, quella della libertà e dei diritti e doveri dell’individuo. Ma per affermarla non ci avvaliamo di qualunque mezzo, per esempio l’inganno o la distruzione fisica e mentale di chi sta ai nostri antipodi.

Per capire ricordo una vicenda: qualche anno fa in un confronto tra il sen. Pino Romualdi (eletto Msi e – repubblica di Salò – vice-segretario del partito fascista repubblicano) e il sen. Vittorio Foa (partito d’Azione poi Psi)), quest’ultimo per spiegare a Romualdi il contesto politico in cui erano entrambi, gli diceva che se nella seconda guerra mondiale avesse vinto la parte di Romualdi, Foa oggi sarebbe in galera… mentre, avendo vinto la parte di Foa, oggi Romualdi era senatore.

Vincenzo Donvito Maxia – presidente Aduc

 

 

1 – https://it.euronews.com/2024/02/24/ucraina-i-numeri-di-due-anni-di-guerra#:~:text=Quanto%20agli%20ucraini%2C%20il%20New,deceduti%20e%20170%2D180mila%20feriti.

2 – https://www.startmag.it/mondo/chi-finanzia-le-proteste-nelle-universita-americane/

3 – https://www.aduc.it/notizia/liberta+stampa+norvegia+prima+italia+46ma+calo_140199.php