PERCHE’ ISRAELE STA COMBATTENDO DUE GUERRE?

Questo intervento lo voglio dedicare anche a chi in queste settimane soprattutto gli studenti delle università che a comando manifestano contro Israele, ma soprattutto lo dedico a quei rettori, prodotto di oltre mezzo secolo di egemonia marxista della cultura, che hanno ceduto alla pressione dei collettivi studenteschi (la minoranza degli studenti italiani) per cancellare le collaborazioni con Israele.

 

Lunedì scorso l’ottimo blog di geopolitica, che seguo da tempo, atlanticoquotidiano ha pubblicato un intervento di Stefano Magni, che pone una precisa domanda: “per quale motivo Israele (ma anche gli occidentali in genere) devono combattere due guerre?”. Magni si riferisce alla guerra sul territorio e a quella di immagine sui mass media, che sta combattendo Israele dopo il sistematico massacro del 7 ottobre con conseguente rapimento degli ostaggi (già dimenticato da chi blatera contro gli eccessi dell’esercito israeliano). La domanda di Magni diventa attuale dopo l’uccisione, dei sette volontari della ong “World Central Kitchen”, intenti a portare cibo agli affamati di Gaza. Uccisione che probabilmente secondo Magni “rischia di far perdere la guerra a Israele”. Netanyahu ha ammesso la responsabilità e ha licenziato due generali di brigata, ritenuti direttamente responsabili dell’errore, sotto pressione degli Usa ha fatto delle concessioni, ma potrebbe non bastare.

Lo scandalo è mondiale e il mondo è ormai contro Israele. Ora senza voler apparire “più realisti del re”, vediamo di inquadrare, con l’aiuto del giornalista di atlantico, l’episodio al di fuori della vulgata mediatica, a costo di risultare antipatici. “A Gaza è in corso una guerra ad alta intensità, scoppiata dopo che i terroristi di Hamas hanno passato il confine e sterminato, nel peggiore dei modi, più di 1.200 cittadini israeliani in un giorno solo. Da allora, fino ad oggi, Hamas non ha mai cessato le ostilità, lanciando razzi contro le città israeliane”. (Perché gli eserciti occidentali, Israele incluso, devono combattere due guerre, 8.4.24, atlanticoquotidiano.it)

Continua Magni, “L’esercito israeliano  (IDF) ha risposto, prima, con bombardamenti aerei e di artiglieria, poi, assumendosi un rischio molto maggiore, con un’invasione di terra della Striscia. I valichi di frontiera sono chiusi (ovviamente: c’è la guerra), quindi è più difficile distribuire viveri. Allora, sin dall’Onu, parte l’accusa di “strategia della fame”, come se Israele stesse facendo ai palestinesi quel che Stalin fece agli ucraini nel 1932-33: una carestia pianificata”. Anche se in realtà gli aiuti continuano ad arrivare. Pertanto, in uno scenario di guerra come questo, gli errori sono sempre possibili. Solo chi è in malafede non lo ammette. Oppure chi non concepisce l’idea stessa di guerra. Ma sappiamo che talvolta si è costretti a farla.“Basta che salti una comunicazione o il corteo umanitario venga scambiato per un convoglio di terroristi (che usano anche le ambulanze, per farsi scudo) che avviene la tragedia: invece che sparare ai terroristi gli israeliani hanno sparato a volontari disarmati della ong internazionale, sollevando le ire di Usa, Regno Unito, Canada, Australia e Polonia, i loro Paesi di provenienza. Per questo, pur avendo finora vinto tutte le battaglie contro Hamas, Israele rischia di perdere la guerra”.

Le due guerre assieme

E’ la tesi di Magni: “gli eserciti occidentali, Israele incluso, debbano combattere due guerre assieme: quella per il controllo del territorio e quella per il controllo dell’immagine”. Infatti, a un esercito occidentale, “si chiede la perfezione”. Inoltre, “Si chiede: di non perdere uomini, di non fare neanche un morto fra i civili, di vincere rapidamente (entro i tempi televisivi)”. E se per caso,“c’è un incidente grave, come l’uccisione dei volontari di World Central Kitchen, si può anche perdere la guerra perché a quel punto la pressione internazionale diventa talmente forte da mettere a rischio la prosecuzione delle operazioni”. A questo punto Magni fa qualche esempio di incidenti capitati in territori di guerra agli eserciti americani, in Iraq nel 2003, ma anche in Serbia nel 2009, dove si stava compiendo la pulizia etnica dei Serbi in  Kosovo. Tuttavia simili scandali sono scoppiati in continuazione, in tutte le guerre, a cominciare dal Vietnam, il primo conflitto nell’era della televisione. Qui scrive un lettore,“Gli Stati Uniti hanno perso la guerra non sul campo, ma per l’opposizione interna”.

Che gli eserciti occidentali sono controllati, per certi versi può essere positivo. Infatti, secondo Magni, “Se sono così tanto monitorati, diventa più difficile che commettano crimini e ciò li rende più morali degli eserciti delle dittature che combattono, che invece non si fanno scrupoli a uccidere civili disarmati”. Ma nello stesso tempo, però, “diventa anche una debolezza, se il continuo controllo della moralità dei nostri eserciti impedisce loro di combattere e vincere una guerra legittima. E quella che sta combattendo Israele è una guerra legittima, difensiva.

Errore o crimine. E’ fondamentale distinguere.

“Il confine che dobbiamo tener sempre presente è fra l’errore e il crimine deliberato, fra il crimine individuale e quello sistematico. L’errore è sempre possibile, ma non è un crimine: se sparo per errore sulla Croce Rossa o su operatori umanitari è una tragedia, ma non posso essere messo sul banco degli imputati come un criminale di guerra”. Inoltre anche nel caso dei crimini deliberati va distinto il crimine del singolo da quello sistematico. Per esempio, “se il cecchino spara su civili con bandiera bianca è un criminale e va processato, ma il suo delitto non può essere imputato a tutto l’esercito o a tutto il suo Stato di appartenenza. Se invece sparare sui civili diventa una pratica abituale (come fanno i russi in Ucraina) allora è legittima la condanna allo Stato, perché è evidente che ci sia un ordine dall’alto, a quel punto”. Ecco secondo Magni sui media, “queste distinzioni non si fanno mai. Quindi arriviamo alla situazione grottesca in cui Usa e Israele (i cui eserciti commettono errori o crimini a livello individuale) sono accusati di genocidio. Mentre di Hamas e dei russi, che compiono orrendi crimini di massa, non si discute mai, come se fosse nella loro natura uccidere, rapire e stuprare”.

 DOMENICO BONVEGNA

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