L’INTERVENTO: NESSUNO SI INGINOCCHIA PER IL BIANCO NOWAK

Il caso del diciottenne inglese di origine polacca, Henry Novak si presta ad evidente strumentalizzazione, ma questo non deve esentarci dal polemizzare e criticare quella cultura woke che da qualche decennio imperversa nel nostro Occidente. E allora ben vengano le dimostrazioni sui social nel denunciare il grave episodio di Southampton.

A sinistra: un vagabondo, recidivo, ladro e tossicodipendente. È morto per overdose di fentanyl sotto il ginocchio di un agente di polizia stradale bianco, dopo aver opposto resistenza per dieci minuti.

A destra: uno studente di finanza, incensurato, senza precedenti penali, ambizioso e gentile. È stato accoltellato a morte, ammanettato dalla polizia mentre implorava aiuto, lasciato soffocare nel suo stesso sangue sul marciapiede e falsamente accusato da un immigrato di un’aggressione a sfondo razziale.

Domanda: chi viene celebrato dai media globali come vittima, martire e santo? Per chi sono stati realizzati murales in tutto il mondo? Chi è stato sepolto in una bara dorata? Per chi si sono inginocchiati politici, sportivi e giornalisti di tutto il mondo? E per chi è stato osservato un minuto di silenzio durante gli eventi sportivi?

George Floyd aveva alle spalle una lunga storia criminale fatta di arresti, condanne e persino una rapina aggravata a mano armata. Eppure, dopo la sua morte, è stato elevato a simbolo mondiale. Statue, murales, celebrazioni, inginocchiamenti negli stadi, campagne mediatiche e tributi da parte di politici, giornalisti, attori e sportivi. Un uomo con un passato pesante è stato trasformato in un’icona globale.
Henry Nowak, al contrario, non ha ricevuto nulla di tutto questo. Nessuna mobilitazione internazionale, nessuna prima pagina per settimane, nessuna celebrità pronta a inginocchiarsi in suo nome, nessuna campagna virale capace di scuotere l’opinione pubblica mondiale. Il suo nome è rimasto confinato nell’indifferenza generale. L’attenzione pubblica non viene distribuita in modo uguale, ma segue precise priorità culturali e ideologiche. Alcune tragedie vengono amplificate fino a diventare eventi globali, altre vengono relegate ai margini perché non si adattano alla narrazione dominante del politicamente corretto. Se il principio fosse davvero la difesa delle vittime e la ricerca della giustizia, allora la stessa indignazione dovrebbe manifestarsi sempre, indipendentemente dall’origine etnica, dal colore della pelle o dall’utilità politica della vicenda. Quando milioni di persone si inginocchiano per un uomo trasformato in simbolo, ma nessuno si inginocchia per altri casi che non ricevono la stessa attenzione mediatica, è evidente come la cultura woke abbia assunto un potere ideologico talmente forte da distorcere la valutazione della consapevolezza reale e concreta. Allora, siamo colpevoli di essere bianchi?

L’infausto atteggiamento degli agenti inglesi che non si sono nemmeno posti il dubbio su quanto dichiarato, non hanno verificato nulla e tantomeno si sono preoccupati delle condizioni del povero ragazzo ferito, sono il frutto di una follia riconducibile al clima politico e culturale che da anni attraversa l’Inghilterra — e, purtroppo, buona parte dell’Europa — dove il timore di essere accusati di discriminazione sembra prevalere sul buon senso. In Italia viviamo un clima non molto distante da quello britannico: quando la polizia si trova a intervenire con immigrati o con i loro sostenitori dei centri sociali, spesso si sente “in difetto” e rinuncia a usare il polso fermo, per compiacere i salotti della borghesia radical chic nostrana, che di nobile non ha nulla. In una recente intervista il giornalista Federico Rampini lancia l’allarme sull’Occidente che si vergogna della propria Storia. In particolare, fa riferimento alle università americane, anche quelle più prestigiose, che attraverso i propri manuali scolastici fanno il lavaggio di cervello dei propri studenti. Al contrario di quelli cinesi, russi o turchi, dove insegnano ad essere orgogliosi del proprio passato, della propria Storia. Solo da noi i giovani vengono indottrinati a vergognarsi di essere bianchi, occidentali, eredi della più schifosa di tutte le civiltà. La nostra civiltà viene descritta come malvagia, distruttiva, oppressiva, sfruttatrice. In pratica siamo al suicidio dell’Occidente.

a cura di Domenico Bonvegna