Sette mesi di governo tra aumenti di tasse, imposte, interessi e decreti farlocchi

Il 1 giugno 2018 entrava in vigore il governo legastellato: sette mesi di governo del popolo tra aumenti di tasse,imposte, interessi  e decreti farlocchi.

 

Iniziamo con l’aumento della pressione fiscale.

1) 2018: è al 42% del Pil;

2) 2019: sarà al 42,4 del Pil;

3) 2020: sarà al 42,8 del Pil;

4) 2021: sarà al 42,5 del Pil.

Un aumento delle tasse per i cittadini, grazie al governo del popolo.

 

Proseguiamo con l’aumento di imposte e accise.

1) 2018: 12,5 miliardi di imposte e accise sono stati “sterilizzati”;

2) 2019: 12,5 miliardi di imposte e accise saranno “sterilizzati”;

3) 2020: accise e imposte aumenteranno a 23 miliardi di euro;

4) 2021: accise e imposte aumenteranno a 28 miliardi di euro; Un aumento di imposte e accise per i cittadini, grazie al governo del popolo.

 

Seguitiamo con lo spread.

Lo spread da 134 è arrivato a 326 punti, il che significa un aumento del debito pubblico, cioè nostro, di 1,5 miliardi e una perdita di valore dei Btp decennali dell’11%.

Di fatto un prelievo patrimoniale a carico dei cittadini, grazie al governo del popolo.

 

Continuiamo con i decreti.

Il decreto sul lavoro (decreto Dignità) aumenta i disoccupati, la pace fiscale è guerra agli onesti, il decreto immigrazione accresce quelli irregolari, il tutto grazie al governo del popolo.

 

I 400 mila immigrati irregolari sono ancora in Italia, sfruttati in agricoltura, utilizzati nella malavita, elemosinanti nelle città, per buona pace del vicepremier Matteo Salvini.

 

Il no Ilva è diventato il sì Ilva, il no Tap è diventato il sì Tap, il no valico è diventato il sì valico, il no trivellazioni è diventato il sì trivellazioni, per buona pace del vice premier Luigi Di Maio.

 

Rimane il prepensionamento e il reddito di cittadinanza, dei quali aspettiamo i decreti attuativi ma, visti i precedenti, abbiamo qualche dubbio che le promesse saranno mantenute così come annunciate.

 

Sette mesi di disastri, ma l’importante è che il popolo ci creda.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc