Ora educazione civica a scuola. Si sono sforzati… per cosa?

Manca ancora il voto del Senato, ma il voto della Camera c’è stato e – dicono – arriverà a Palazzo Madama come testo “blindato”, che in linguaggio non militare significa che non dovrebbe subire modifiche. Stiamo parlando della riforma scolastica che, tra provvedimenti meno assurdi sulla disciplina, prevede anche l’istituzione dell’ora di educazione civica. Il ritorno, sarebbe meglio dire, dopo che fu istituita nel 1958 fino al suo declassamento ad insegnamento intredisciplinare.

 

Sembra che si tratti di un provvedimento “fiore all’occhiello” del vice-premer Matteo Salvini. Sembra. E potrebbe esserlo se consideriamo lo stile a cui ci ha abituato questo ministro e non solo del governo in carica. Uno stile in cui tutto si annuncia, per dire dopo un po’ il contrario o quasi, e comunque puntando sull’effetto mediatico dell’annuncio .

La reintroduzione dell’ora di educazione civica non prevede un docente che terrà le lezioni e non sarà un’ora in più di lezione, ma verrà sottratta agli altri insegnamenti. Quindi, siccome si è voluto che questa riforma fosse a costo zero, neanche un centesimo in più sarà previsto per questa ora settimanale. Saranno i docenti a decidere nell’ambito dell’autonomia della propria classe.

Certo, come si dice “meglio così che un dito in un occhio”. Ma a che serve una reintroduzione in questi termini? In pratica, per gli studenti, quanta differenza ci sarà rispetto alle diffuse volontà attuali dei docenti di insegnare in merito pur senza lo “stimolo” della legge? Crediamo che serva proprio come “fiore all’occhiello” ma non nel merito, bensì – per l’appunto – mediatico.

Quindi si continua a considerare marginale l’insegnamento per eccellenza che dovrebbe essere propedeutico al divenire cittadini consapevoli, italiani ed europei. Valutazioni se ne possono fare di diverso tipo senza entrare nel merito, per esempio, di cosa vorrebbe insegnare il ministro Salvini e di cosa vorrebbe insegnare, per esempio, il presidente Mattarella… ma prendiamo atto che è stata perduta una buona occasione. E crediamo che le istituzioni, proprio perché sconosciute, continueranno ad essere considerate da diverse persone come una fortezza da assaltare e nemiche della propria vita (come constatiamo che accade tra i sostenitori della maggioranza al potere).

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc