L’Italia è la prima nazione al mondo per patrimonio culturale riconosciuto: 60 siti iscritti nella Lista Unesco, 20 elementi del patrimonio immateriale e 14 città nel Creative Cities Network, e molto altro ancora. La capacità di attrarre turismo culturale internazionale è fuori discussione. Ma questo primato si traduce anche in un beneficio per chi vive stabilmente in questi territori? La domanda è precisa: essere circondati dalla nascita da tanta eccellenza culturale spinge gli abitanti allo studio? La presenza diffusa di musei, siti archeologici e istituti culturali favorisce livelli più alti di istruzione nei residenti?
La domanda di ricerca: la cultura trasforma chi la abita?
Per rispondere, l’Eurispes ha costruito una base dati su 135 province italiane, integrando tre categorie di variabili: dati di popolazione per fascia di età, indicatori di offerta e fruizione culturale dei musei e delle aree archeologiche statali, e otto indicatori BES sull’istruzione. L’analisi in componenti principali ha individuato i fattori sintetici che spiegano le relazioni latenti tra questi insiemi di dati.
Un Paese che invecchia in modo diseguale
L’Italia conta quasi 59 milioni di abitanti. La struttura demografica racconta un Paese in rapido invecchiamento: i bambini fino a 14 anni sono circa il 12% della popolazione, la fascia tra 15 e 64 anni il 63%, gli over 65 quasi il 25%. L’indice di vecchiaia, che rapporta gli over 65 ai minori di 14 anni, è pari a 2,08: gli anziani sono il doppio dei più giovani. Gli ultra 85enni superano 1,5 milioni, i centenari sono oltre 23.000. Il fenomeno non è uniforme sul territorio. Le regioni del Nord e del Centro mostrano le percentuali più elevate di anziani, con indici di vecchiaia stabili oltre 2,1. Il Sud e le Isole sono le aree relativamente più giovani del Paese: la quota di under 14 è leggermente più alta, quella degli over 65 più contenuta, con l’indice di vecchiaia del Sud fermo a 1,90. La Lombardia si conferma la regione più popolosa con 10,03 milioni di abitanti, seguita da Lazio (5,71 milioni) e Campania (5,58 milioni).
Nel 2024 il sistema dei musei e delle gallerie statali ha registrato 18,7 milioni di visitatori, con introiti di 147 milioni di euro
Nel 2024 il sistema dei musei e delle gallerie statali ha registrato 18,7 milioni di visitatori, con introiti di 147 milioni di euro. Le aree archeologiche ne hanno accolti 31,5 milioni, generando 119 milioni di euro. La gran parte dei flussi passa dagli istituti a pagamento. Ma la distribuzione geografica è fortemente polarizzata. Il Centro assorbe il 52% dei visitatori museali nazionali, pari a 9,76 milioni. La Toscana da sola vale il 34% del totale (6,45 milioni di ingressi) e il 52% degli introiti (76 milioni di euro), con Firenze motore di questi numeri: 6,05 milioni di visite e 75 milioni di euro di incassi.
Lazio e Campania insieme raccolgono oltre 4 visite su 5 e oltre 4 euro su 5 degli incassi archeologici nazionali
Nel settore archeologico il dominio di Roma e della Campania è assoluto. Il Lazio concentra il 58% dei visitatori (18,17 milioni) e il 32% degli introiti (38,2 milioni di euro), quasi interamente grazie a Roma (17,19 milioni di visite). La Campania segue con il 24% dei visitatori (7,41 milioni) e il 52% degli introiti (61,9 milioni di euro), trainata da Pompei-Ercolano. Insieme, Lazio e Campania raccolgono oltre 4 visite su 5 e oltre 4 euro su 5 degli incassi archeologici nazionali. Nel Nord i siti museali sono più presenti, quelli archeologici meno; il Sud mostra maggiore attrattività nei siti di scavo che nei musei. Lombardia e Campania emergono come poli culturali regionali al di fuori del blocco centrale tosco-laziale.
Istruzione: le eccellenze del Nord, i divari del Sud
Il quadro nazionale dell’istruzione è fatto di contraddizioni. La partecipazione alla scuola dell’infanzia è molto alta, al 95%. Ma a fine scuola media il 39% degli studenti non raggiunge livelli adeguati in lettura e il 44% in matematica. Il tasso di NEET è al 16%, il 30% dei 25-39enni ha un titolo terziario e la formazione continua coinvolge solo l’11% degli adulti. Il Nord-Ovest e il Nord-Est mostrano i risultati migliori: le competenze sono più solide, con quote di non adeguati tra il 33% e il 37%, e i NEET sono intorno all’11%; i giovani adulti con titolo terziario raggiungono il 32-35%, gli adulti con almeno il diploma superano il 68%. Province come Sondrio, Lecco e Belluno si distinguono per competenze elevate, mentre Milano, Bologna e Monza primeggiano per istruzione superiore e formazione continua.
Il Centro ha un profilo intermedio ma competitivo, soprattutto per istruzione terziaria (35%) e passaggio all’università (57%). Toscana, Umbria e Marche mostrano risultati rilevanti, con alcune province fragili come Prato. Il Sud e le Isole presentano i divari più ampi: i non adeguati in matematica superano il 50% in province come Crotone, Caltanissetta e Napoli; i NEET salgono al 24-27%; i laureati tra i giovani adulti scendono al 23-25%; la formazione continua si ferma al 9%. La partecipazione alla scuola dell’infanzia rimane però molto alta, spesso superiore al 97%, e il passaggio all’Università è al 47-50%.
Il Lazio e il caso Roma: quando cultura e istruzione si sommano
Il Lazio è il territorio più interessante dell’intera analisi. È il punto di massima concentrazione culturale del Paese, con la più alta densità di istituzioni culturali, siti Unesco, musei e aree archeologiche, ed è al tempo stesso tra i più forti sul capitale umano. Il Lazio mostra una partecipazione alla scuola dell’infanzia più bassa della media (89%) e competenze simili alla media nazionale. Ma eccelle su tutti gli altri indicatori: 37% di giovani laureati, 14% di partecipazione alla formazione continua, 74% di adulti con diploma e 57% di passaggio all’università. Roma amplifica questi dati fino ai vertici nazionali: 42% di giovani laureati, 78% di adulti diplomati, 16% di formazione continua. È il territorio con il più alto capitale umano del Paese, in coincidenza con la massima concentrazione di patrimonio culturale.
La mappa dei territori: outlier culturali e cluster educativi
L’analisi fattoriale ha posizionato le regioni italiane su due assi: il fattore Cultura e il fattore Istruzione. Il risultato è una mappa che rivela strutture territoriali precise. Lazio, Toscana e Campania emergono come outlier culturali netti, con proiezioni molto alte sul fattore Cultura, chiaramente separati dal resto del sistema regionale. Il Lazio è anche il punto più alto sull’asse Istruzione tra i grandi poli culturali. Sull’asse Istruzione, un cluster compatto di regioni del Nord e del Centro-Nord si distingue per valori positivi elevati: Umbria, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Marche. Sono i territori con il più alto capitale educativo, anche in assenza di una concentrazione culturale paragonabile a quella dei grandi poli. Tutte le regioni del Mezzogiorno, tranne la Campania, si distribuiscono in modo compatto intorno allo zero su entrambe le componenti: meno polarizzate culturalmente, con un potenziale ancora da valorizzare. Non si tratta di assenza di patrimonio, ma di una minore capacità di trasformarlo in flussi e di connettere l’offerta culturale alla crescita educativa dei residenti.
La difficoltà è trasformare cultura e patrimonio in leva concreta di crescita educativa e sociale
L’analisi dell’Eurispes restituisce l’immagine di un Paese a due velocità, dove il patrimonio culturale non basta da solo a generare capitale umano diffuso. Il Lazio, con Roma, rappresenta il caso più emblematico di sovrapposizione virtuosa tra ricchezza culturale e livelli di istruzione elevati, mentre altre regioni con forte vocazione culturale, come Toscana e Campania, non mostrano lo stesso allineamento sul fronte educativo. Al contempo, territori privi di grandi poli culturali, soprattutto nel Nord e Centro-Nord, riescono comunque a costruire solidi risultati formativi. Il vero nodo, per il Mezzogiorno, non sembra quindi essere la carenza di patrimonio, ma la difficoltà di trasformarlo in leva concreta di crescita educativa e sociale per chi vive quei territori.
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