LA 194 E IL CENTRODESTRA

Dopo la sentenza della Corte Suprema Usa sulla legge dell’aborto del 1973, ha costretto in molti a dibattere sull’aborto e in Italia in particolare sulla famigerata Legge 194, Marco Respinti, direttore di International Family News (IFN) interviene con un editoriale (“Meloni, Salvini, Berlusconi: la 194 è cattiva o no?”, 27.6.22in Ifamnews.com). E’ la domanda che vi pone un numero (grande) di vostri elettori – scrive Respinti – che hanno a cuore la sacralità della vita umana. Basta un “si” e un “no”. Ritengo opportuno proporre ai miei lettori le domande poste dal direttore di IFN.

Cari Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi (in ordine di cavalleria), scusate l’ardire. Mi permetto perché so per certo quel che anche voi sapete benissimo. E mi permetto pure perché i partiti della Sinistra, lo so io, lo sapete voi, sono un disastro, nemmeno parlarne. Un numero grande di elettori italiani che hanno a cuore la sacralità della vita umana e che ritengono, con Papa Francesco, che l’aborto sia una cosa da sicari, e che ritengono, con il presidente del Movimento italiano per la vita, Marina Casini Bandini, che la Legge 194 sia «integralmente iniqua» e che non dovrebbe essere nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, votano per i partiti di cui siete leader e immagine e anima.

Ho letto, come tutti, le vostre dichiarazioni dopo il benedetto rovesciamento della sentenza da sicari che nel 1973 rese l’aborto non-illegale negli Stati Uniti d’America, causando la morte, si calcola, di circa 60-62 milioni di piccoli americani ancora nel grembo delle proprie madri. Oppure ho letto i vostri silenzi.

So che non perdete occasione per definire sacra la vita umana. A volte scrivete anche libri in cui l’aborto viene condannato. Talaltra continuate a osservare il silenzio.

Concordo con quel che dite. La vita umana è sacra. L’aborto è cosa da sicari. Gli Stati Uniti sono una cosa e l’Italia un’altra. La sentenza nel caso Jane Roe, et al. v. Henry Wade, District Attorney of Dallas County, comunemente chiamato «Roe v. Wade», e la Legge 194 italiana non sono la medesima cosa. E qui, e là, e su e giù. Rispetto il vostro parere, prendo atto delle contraddizioni, penso ai vostri elettori, penso alla vita sacra di tutti bambini ammazzati nel grembo delle proprie madri dalla Legge 194, penso al fatto che adesso, negli Stati Uniti, quella cosa da sicari non scompare ma subisce un decurtamento fantastico, e penso invece che in Italia la Legge 194 andrà avanti imperterrita, benzinata alla grande da tutti i preparati chimici di morte che si possono acquistare come il cachet in farmacia o in teleconferenza, grazie anche alle aperture importanti volute dal ministro della Salute, Roberto Speranza, del governo che alcuni di voi sostengono con trasporto, lo stesso che stava nel governo precedente che giudicavate insoddisfacente salvo alcuni di voi non battere ciglio quando lo stesso ministro è transitato, assieme ad altri ministri sgraditi, dal governo cui vi opponevate al governo che alcuni di voi hanno invece abbracciato con entusiasmo.

Concordo con voi nel dire che la 194 italiana è una legge lunga e complessa, che contiene molte cose, e che c’è anzitutto da applicare la sua disattesissima prima parte. Ma voi concorderete con me nel dire pure che la Legge 194 non consta solo della prima parte. Se c’è una parte prima, logica vuole che ce ne sia almeno una seconda.

L’anomalia italiana è quella in cui alcuni di coloro che dicono di essere contro l’aborto, per combattere l’aborto della legge che lo consente, invocano la prima parte della legge che consente l’aborto. Frate Guglielmo da Occam, quello del famoso rasoio, suggerirebbe di fare a meno di vie tortuose e incomprensibili passanti per un pezzo disatteso di una legge abortista per voler dire di essere intenzionati a neutralizzare il pezzo unicamente applicato di una legge abortista. Basterebbe cioè, direbbe l’empirismo sanamente radicale del buon frate, che quella legge non ci fosse, seconda e prima parte assieme, e l’aborto si combatterebbe più facilmente.

So, assieme a voi, che la politica è l’arte del compromesso, come diceva un pensatore che ho la sfrontatezza di considerare tra i miei maestri remoti, Edmund Burke (1729-1797), ma so che il vocabolario dei sinonimi e la filologia mi avvertono subito della differenza profonda esistente fra «compromesso» e «cedimento», «ripiego», cerchiobottismo. So, con voi, che la politica non è esattamente il luogo dove esercitare con virtù il detto «non si può mica piacere a tutti». So, con voi, che il mestiere difficile e ammirevole che vi stipendia campa del “mandato imperativo” con l’elettore a cui la politica sacrifica tutto per amore e per forza.

Comprendo e so tutto. Non giudico le vostre parole e i vostri silenzi dopo la data storica del 24 giugno 2022 statunitense. Vi chiedo solo una cosa che mi hanno chiesto di chiedervi i vostri elettori. Al netto di tutto, qualsiasi considerazione e orpello ulteriori a parte, al di là che lo si possa fare, che sia opportuno farlo, di come vada fatto, etc. etc., voi pensate o no che la Legge 194 sia una legge cattiva e che pertanto non dovrebbe sussistere nell’ordinamento giuridico italiano e non avrebbe mai dovuto entrarci? Sentit a’ me: basta un «sì» o un «no» affinché i vostri elettori siano disposti persino ad accettare i vostri altri bizantinismi.

Effettivamente come ha scritto su fb un’amica (Raffaella Frullone)

sembrerebbe che dopo la sentenza epocale della Corte americana, siano entrati in azione alcuni “pompieri”, giornalisti, uomini politici, forse anche uomini di Chiesa, tutto il mainstream possibile e immaginabile per “blindare” la 194, cristallizzare il Mostro sacro, mettere in salvo l’intoccabile. In articoli, interviste, testimonianze, sono tutti concordi in un unico ordine: nessuno tocchi la 194. E purtroppo alla squadra dei pompieri come abbiamo visto si sono arruolati anche due leader politici considerati vicini alla causa pro life. La prima è Giorgia Meloni che all’Ansa ha dichiarato: «Continueremo semplicemente a chiedere, e a operare, perché venga applicata la prima parte della 194, relativa alla prevenzione, e per dare alle donne che lo volessero una possibilità di scelta diversa da quella, troppo spesso obbligata, dell’aborto». Le ha fatto poi eco Matteo Salvini dicendo «Credo nel valore della vita, dall’inizio alla fine, ma a proposito di gravidanza l’ultima parola spetta sempre alla donna».

Con una metafora calcistica, l’amica di fb scrive che di fronte ad un assist di questa portata, i due hanno preferito non solo lasciare cadere il pallone, ma portarlo via per non farlo rotolare pericolosamente lontano. Ma non c’è solo questa stranezza, la Frullone nota anche una sorta di strana timidezza nel mondo pro life, un’esultanza a tratti sottotono, come se bisognasse per forza scindere la soddisfazione per lo strepitoso risultato americano da quello che comunque in Italia «non potrebbe mai accadere nel nostro Paese» e magari è meglio non nominare nemmeno. E’ possibile una reale e concreta abrogazione della 194? Si può mettere fine al genocidio silenzioso che ogni anno in Italia uccide circa 75mila bambini. Più o meno una città come Pavia che viene soppressa ogni anno?

Monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia Sanremo ha definito la sentenza americana «vera – soprattutto nella sostanza perché non esiste il diritto all’aborto, che è un omicidio – e giusta. Speriamo faccia scuola anche da noi – ha aggiunto – Credo ci arriveremo. Attraverso un’opera non propagandistica, ma di sensibilizzazione. Magari con tempi più lunghi, ma con risultati più solidi”. Possiamo invertire la rotta dopo la lezione americana?

E soprattutto riusciamo ad abbandonare tutti quei complessi di inferiorità e sensi di colpa, di fronte al sistema socio politico che marcia in un altra direzione?

a cura di Domenico Bonvegna