Caro carburanti. Gli inutili palliativi. Necessarie riforme strutturali, ma prepariamoci al peggio

Siamo tornati col barile intorno ai 100 dollari e, tra richiedenti e governanti, si rinnova la richiesta di tagli più o meno temporanei delle accise per lenire in parte i dolori di carburanti ormai oltre la soglia di 2 euro al litro. Associazioni, politici, ministri. E pensare che i precedenti tagli, costati fior di miliardi, sono serviti solo a distrarre i  fondi da altri (altrettanto indispensabili) utilizzi. Ora -dicono – devono fare i conti sull’(extra)-gettito Iva incamerato dallo Stato per l’aumento in corso, e decidere quanto e per quanto tempo tagliare. Non secondario il fatto che ci vuole l’accordo dell’Ue… ché lo 0,30% di Iva a Bruxelles bisognerà continuare a versarlo. Considerando anche che lo scorso taglio, sempre l’Ue aveva evidenziato che così come era stato applicato, aveva di fatto favorito i più benestanti, consigliandoci un sistema in qualche modo legato ai redditi degli acquirenti….. consiglio non preso in considerazione dai nostri governanti e che ora – sembra – dovrebbero farne tesoro.

Insomma, il nostro governo navigava a vista, prese un provvedimento  pressoché inutile, ed ora si appresta a fare altrettanto. Con – unico – il risultato di poter affermare che erano stati bravi a considerare la voce del popolo. Non solo, ma rilevando che nell’ultimo mese il gasolio è aumentato del 4,6% contro l’11,4% della media Ue e il 24,8% della Germania… come se il costo della vita dei singoli Paesi non svolgesse un proprio ruolo e che in Italia, per esempio, ci fossero gli stipendi uguali a quelli della Germania.

Con l’inflazione intorno al 3%, taglio o non taglio delle accise, è prevedibile che le percentuali cresceranno. Percentuali, che è sempre bene ricordare, non saranno mai applicate come tali ai singoli prodotti e servizi, ma che produttori, commercianti e Stato applicheranno come minimo al triplo del loro valore.

Il problema c’era e rimane tale: è il regime di produzione e tassazione dei carburanti che non va bene. E visto che perdura e si accentua il mal di pancia di Trump e degli ayatollah iraniani, nonché la sfarzosa vita dei petrolieri del Golfo, non è sufficiente adottare provvedimenti emergenziali. Dobbiamo considerare che le emergenze non sono più tali ma sono regime.

La questione è certamente complessa e, considerato (sulla materia specifica e non solo) il basso ruolo dell’Italia nel contesto europeo ed internazionale, la questione diventa anche difficile. Il governo (e l’opposizione), allo stato dei fatti, non è in grado di farvi fronte e non manifesta creatività industriale, commerciale e normativa per avviare nuove politiche.

Bisognerebbe rimettere in discussione e cambiare molte delle logiche del trasporto privato e pubblico, della tassazione dello stesso e le abitudini dei consumatori. L’auspicio, mentre non abbiamo alternative a soffrire, è che qualcuno si faccia avanti per cominciare un cambiamento che non potrà essere per domani.

 

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC