L’odio colpisce al Pride di Berlino e deve rispondergli la cultura dei diritti

di Roberto Malini

Secondo le prime informazioni disponibili, l’attacco avvenuto ieri, 25 luglio, a Berlino durante il Pride avrebbe provocato una vittima e diversi feriti, trasformando una manifestazione di libertà in un luogo di terrore. Se sarà confermata la matrice ideologica o fondamentalista, il fatto assumerà un significato ancora più grave: colpire una piazza LGBTQI+ significa colpire il diritto stesso di esistere, manifestare e vivere senza paura. In queste ore servono verità, indagini rapide e giustizia, ma anche lucidità.

La paura non si sconfigge con altra paura né con l’odio generalizzato verso intere comunità. L’odio, il terrore, la violenza e l’indifferenza sono i nemici più spietati della libertà di manifestare. E la discriminazione, che serpeggia anche in ambienti insospettabili, è la loro alleata più infida. Nella storia della civiltà, solo la cultura dei diritti ha saputo limitare il loro potenziale distruttivo. Per questo la risposta democratica deve essere ferma contro ogni fanatismo e, insieme, fedele ai principi che difende.

Ogni vittima merita verità, ogni ferito solidarietà, ogni comunità colpita protezione. Ma nessun attentato deve riuscire a svuotare le piazze, spegnere le coscienze o dividere la società. Restare liberi, presenti e umani è il primo modo per non consegnare la democrazia al terrore.