Al via il cantiere del nuovo Polo giudiziario di Trento, con la consegna ufficiale dei lavori della prima unità funzionale che darà vita al grande piano di riqualificazione nel quadrilatero di largo Pigarelli. Questo primo lotto, propedeutico al progetto complessivo da oltre 59 milioni di euro che si svilupperà in tre fasi successive, concentrandosi sulla ristrutturazione dell’ex carcere asburgico. Il progetto di restauro porta la firma di C+S Architects, studio pluripremiato con sedi a Londra e Treviso.
I lavori dell’edificio storico, che si estende su circa 4.950 metri quadrati per un volume di 26.500 metri cubi, sono stati affidati a Iti Impresa Generale Spa per un importo di 19.631.642,74 euro, comprensivo di oltre 782 mila euro di oneri per la sicurezza, con una durata di cantiere stimata in 1.000 giorni.
La nuova ala ospiterà spazi di accoglienza e servizi al pubblico al piano terra, gli uffici del Tribunale ordinario e del Giudice di Pace al primo e secondo piano, mentre il terzo piano sarà riservato a sale riunioni e impianti. Successivamente, l’opera vedrà la nascita di un nuovo fabbricato nell’area est e il restauro sia del palazzo storico principale sia del blocco risalente agli anni Sessanta.
Nell’attesa che l’iter dei lavori faccia il suo corso, l’avvio del cantiere conferma il ruolo di primo piano dello studio C+S Architects nella progettazione dei palazzi di giustizia. Lo studio aveva infatti realizzato la cittadella della giustizia veneziana a Piazzale Roma, un grande intervento di rigenerazione urbana, che ha restituito ai cittadini una parte di città fino a quel momento interclusa.
Inserito nel sito delicato contesto monumentale dell’ex Manifattura Tabacchi, l’edificio di ingresso si affaccia su Piazzale Roma configurandosi come la reinterpretazione contemporanea della ‘tesa veneziana’, l’elemento archetipico di tutti gli edifici produttivi storici in laguna. L’edificio si colloca nell’unico spazio libero all’interno del sistema produttivo e intesse una conversazione con l’opposto nuovo quarto Ponte sul Canal Grande. Ma è nell’uso dei materiali che C+S Architects traghetta l’identità del luogo verso il futuro radicandosi nel DNA della città. L’utilizzo del rame pre-ossidato, si integra perfettamente nello skyline veneziano delle coperture degli edifici istituzionali sottolineando il valore della giustizia come istituzione. Il rame pre-ossidato si trasformerà nel tempo uniformando il proprio colore alle cupole delle chiese veneziane. Le facciate, ritmate da tagli e fessure asimmetriche che portano la luce naturale all’interno degli uffici giudiziari, garantiscono un elevato standard di efficienza energetica. Una piccola piazza su cui si affaccia lo sbalzo di cinque metri del volume esplode all’interno in uno spazio a tutta altezza con luce zenitale. Quest’opera ha proiettato lo studio veneziano alla ribalta globale, guadagnandosi l’esposizione al MoMA di New York nel 2012 e la prestigiosa Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana della Triennale di Milano per la committenza pubblica. A questi si è aggiunto nel 2017 il premio nazionale BigMat per l’innovazione costruttiva, confermando il profondo impegno civico di Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, soci fondatori dello studio, nel fare architettura.
“Progettare un palazzo di giustizia non è mai una questione di pura estetica o di sola organizzazione spaziale: è, prima di tutto, un profondo atto di responsabilità etica”, commenta Segantini. “L’architettura pubblica ha il dovere civile di dare forma materiale ai valori democratici di trasparenza, equità e accoglienza. In un luogo dove si decide della vita delle persone, lo spazio non deve intimorire né isolare, ma deve farsi interprete di un senso di equità e responsabilità. Con il nostro lavoro cerchiamo di restituire ai cittadini spazi sostenibili, luminosi e integrati nel tessuto storico. Innovazione che si nutre delle radici dei luoghi. L’etica nell’architettura è proprio questo: rimettere la persona al centro, trasformando un edificio istituzionale in un un ponte tra la legge e la comunità, dove la bellezza stessa diventa uno strumento di dignità, rispetto e riscatto sociale”.
