Carissimi,
in questo particolare momento di vita che stiamo attraversando, avvertiamo sì nell’intimo la profonda immersione nel Mistero Pasquale del Signore, ma siamo anche continuamente aggiornati sulla situazione mondiale tramite i numerosi comunicati circa i drammi che soffocano la dignità di questa (in)civiltà: guerre, violenze, femminicidi, stragi di innocenti, …, eventi che ci riportano alla constatazione dell’homo homini lupus, vale a dire che vige in modo incontrastato la legge dei più forti mossi da acredine, violenza e livore.
Nessuna novità rispetto a qualche anno addietro, se non l’evidente riscontro della portata profetica delle parole di papa Francesco che, in un certo senso, formano un’inclusione biblica del suo pontificato.
Il 18 Agosto del 2014, sull’ aereo che lo riportava in Italia dopo un viaggio apostolico in Corea del Sud, disse apertamente: “Siamo nella terza guerra mondiale, ma a pezzi”. E poi, giorno 8 Gennaio 2024, rivolgendosi agli ambasciatori accreditati presso la S. Sede, ribadì: “Il mondo è attraversato da un crescente numero di conflitti che lentamente trasformano quella che ho più volte definito Terza Guerra Mondiale a pezzi in un vero e proprio conflitto globale”.
E mentre tutti (in Occidente) percepiamo la portata asfissiante dei conflitti in atto solo perché viviamo le nefaste ricadute sull’economia, tantissimi nei teatri di guerra rivivono il dramma di morte e distruzione con la conseguente forzata emigrazione verso mete più sicure.
Il fiume infinito di profughi si allarga sempre più.
È bene annotare da subito che ogni guerra porta dentro di sé le menzogne costruite ad arte per giustificare l’intervento armato. Anche le ultime campagne militari sono contrassegnate dall’ipocrisia dei più forti verso i deboli.
Davanti a questo quadro dalle tinte fosche e contrastanti, i cristiani sono sempre coinvolti nell’impegno a favore della pace e nel farsi operatori di pace. Solo chi vince il male nella sua umanità può frenare la negatività intorno a sé. Di freni ha tanto bisogno, oggi, la nostra Terra: freni alle chiacchiere inutili; freni alle invidie e alle gelosie; freni ai sentimenti coltivati nel rancore che meditano vendette; freni alla vanità della mente e alla durezza del cuore… Questo perché dalle bassezze non può mai nascere il futuro!
Tuttavia, c’è sempre bisogno di confrontarsi con la Parola per capire come questa aiuti l’uomo a cogliere la presenza di Dio in un mondo in frantumi. La fede cristiana, infatti, offre una prospettiva circa l’atteggiamento del credente che fa esperienza del Cristo risorto, anche nei momenti di tempesta. Guardiamo la vita con lo stupore di essere vivi in un universo comunque fervente di vita.
S. Paolo così scrive: “…noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce la pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato” (Rm 5, 3-5).
Risalta subito in evidenza l’espressione “Spes non confudit/La speranza non delude” che ha ritmato gli eventi dell’Anno Santo del 2025. In effetti, più si va avanti e meglio si comprende l’ispirazione profetica di papa Francesco nel rileggere la situazione del mondo contemporaneo e la proposta del Signore che tramite la sua Parola offre un’alternativa percorribile al male che dilaga.
Il Figlio dell’uomo è un crocifisso Amore.
L’amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Cristo con l’alfabeto delle ferite.
Che inganno può nascondere uno che morirà di dolore e di amore per te?
È Amore disarmato, ma vincente: il mattino di Pasqua è la prova che la violenza non è la signora della Storia, che Dio regala vita a chi produce amore. Oggi, o in un terzo giorno, che forse non è domani, ma che certamente verrà, l’Amore è vincente.
Sperare comporta necessariamente un’attesa serena, avendo come punto fermo la gioia della Pasqua. Ci ritroviamo in cammino – come i due di Emmaus- e durante questa esperienza non mancano certo le tribolazioni, i dubbi, le prove, …
Ognuno di noi è il messaggio che Dio manda al mondo e che non si ripeterà più.
Per evidenziare i passaggi utili alla nostra riflessione accorrono nel nostro dire le provocazioni paoline. Sembra paradossale quanto ribadisce l’Apostolo delle Genti con la sua penna, ma è la verità: in un contesto fatto di grandi tensioni, scrive che possiamo vantarci lo stesso perché dubbi, tentazioni, tribolazioni, …, fortificano la pazienza, rendendo il nostro vivere un riflesso e una scintilla dell’Amore divino.
Tale termine, in greco hypomoné, è proprio di chi, nonostante porti un peso sulle spalle, ha la forza di sostenerlo, ovvero in altre parole la pazienza è il non farsi schiacciare e il non deprimersi nelle situazioni pesanti e difficili. Anzi, tutto ciò che affligge diventa motivo per un allenamento interiore che rende più forti e resistenti.
La pazienza (produce) una virtù provata
In greco si definisce dokimòs (qui lett. dokimé) uno che è verificato, autentico e che, grazie alle tribolazioni sostenute con pazienza, rivela l’oro autentico di cui è formato. Così si fa esperienza di essere passati come oro nel crogiuolo: si viene purificati da tutte le scorie e si è pronti al passo successivo.
E la virtù provata la speranza
Quando ci si è irrobustiti e si ha chiara la propria identità, si apre un orizzonte infinito e diventa possibile andare oltre. In questa apertura si fa strada l’amore, che consiste nell’uscire dal proprio orticello per darsi e affidarsi all’Altro.
La speranza, poi, non delude
perché abbiamo ricevuto un “riversamento dell’amore di Dio nei nostri cuori” a tal punto che traboccando si esprime nella carità orizzontale verso gli altri.
Il nostro spirito si elevi, allora, nella lode del Signore, riconoscendo la sua maestà, una sinfonia di gratitudine che risuona nel cielo. Cristo non è ciò che dico di Lui, ma ciò che vivo di Lui; non è le mie parole, ma ciò che di Lui arde in me.
Il Signore ci chiama a irradiare la sua presenza attraverso la nostra vita, diventando un faro di speranza per coloro che ci circondano. Immergiamoci nell’oceano senza fondo della divina grazia.
Auguro a tutti, in questo momento di grande prova, di poter sperimentare l’amore del Signore per essere “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15).
Ettore Sentimentale
