Il PUNGOLO. LA SINISTRA NON HA NESSUN RISPETTO PER LE FAMIGLIE

Esulta l’Associazione Pro Vita & Famiglia per l’approvazione definitiva in Senato, del Ddl Valditara, che obbliga le scuole a ottenere il consenso dei genitori per la partecipazione dei figli ad attività svolte in classe su sessualità e affettività. «È una giornata storica, come questa legge che mette un freno all’indottrinamento ideologico nelle scuole e restituisce ai genitori il diritto di priorità educativa.

Una vittoria per tutte le famiglie italiane e che sentiamo nostra, dopo 13 anni di battaglie per la libertà educativa», commenta Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione. “Con questa legge i genitori potranno conoscere, individuare e respingere in anticipo progetti inappropriati che promuovono tra i minori il genere fluido, l’aborto, l’utero in affitto e una visione ideologica della sessualità, spesso sotto l’etichetta della parità di genere o del contrasto agli stereotipi o alle discriminazioni. Ma la legge non basta: chiediamo al Ministero di istituire un Osservatorio permanente sul consenso informato, per garantirne la corretta applicazione e impedire che la norma sia sabotata sui territori camuffando i progetti per farli apparire estranei all’ambito sessuo-affettivo”. L’Associazione ringrazia il ministro Giuseppe Valditara e il Governo Meloni e chi ha sostenuto la nostra Campagna nazionale “Mio Figlio No”, lanciata a febbraio 2024, che in questi mesi ha coinvolto decine di migliaia di famiglie con incontri, flash mob, campagne di affissioni e con una petizione che ha raccolto quasi 65.000 firme».

C’è invece, chi NON ringrazia il Governo e sono un gruppo di pseudo artisti, cantastorie, sparaparole e tanto altro, che hanno firmato un Manifesto di protesta, promosso dal laboratorio artistico della Fondazione Una Nessuna Centomila, una lettera aperta contro il ddl Valditara sull’educazione sessuo-affettiva. Il manifesto definisce il provvedimento un «arretramento culturale» che nega il diritto fondamentale alla prevenzione e all’educazione. Tra i Punti Principali del Manifesto: Perdita della libertà educativa: Il testo critica l’obbligo del consenso informato preventivo da parte delle famiglie per i progetti extracurriculari, evidenziando come questo strumento rischi di bloccare la prevenzione della violenza di genere e il rispetto delle differenze. Diritto all’educazione: L’educazione sessuo-affettiva è considerata un diritto irrinunciabile per studentesse e studenti, fondamentale per riconoscere le relazioni tossiche e contrastare gli stereotipi. Unione contro la violenza: Il testo denuncia come limitare l’autonomia scolastica su questi temi ostacoli il lavoro di formazione e sensibilizzazione necessario per un reale cambiamento culturale.

L’elenco degli artisti ve lo risparmio, chi è interessato lo può trovare nel sito FLC CGIL. Ma non ci sono solo gli artisti a osteggiare il decreto Valditara anche tutta la sinistra, Elly Schlein ha definito la legge «uno scempio» e ha annunciato la mobilitazione del Partito democratico. Il genitore può dire no. Questo, per la sinistra italiana, è intollerabile. A Genova, il sindaco Silvia Salis ha comunicato che i corsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia proseguiranno, cambiando semplicemente nome all’iniziativa. La legge li vieta in modo assoluto in quella fascia d’età, ma il dettaglio non le interessa. A Roma, l’assessore alla Scuola Claudia Pratelli ha definito il consenso informato «una clava ideologica» e ha annunciato che il Comune non intende adeguarsi. Cittadinanzattiva si è spinta oltre, invitando esplicitamente alla «disobbedienza civile». Il paradosso ha la perfezione geometrica dell’incoscienza. Invocano la disobbedienza civile gli stessi che pretendevano il carcere per chi rifiutava il vaccino. Invocano la libertà di coscienza gli stessi che presentavano leggi regionali per discriminare i medici obiettori.

Qualche giorno fa i giornali hanno portato l’esempio di Budrio, provincia di Bologna, qui, il Comune ha patrocinato un «Piccolo Pride». Programma ufficiale: laboratorio di illustrazione erotica, definito dagli organizzatori «un ponte verso una nuova consapevolezza nella ricerca del piacere»; mercatino artigianale delle «eccellenze queer ed erotiche» con «sticker zozzi» in vendita.

Attenzione all’area gioco affidata a Genderlens, associazione specializzata in «infanzia queer e trans», con talk sullo «scardinamento dell’eteronorma».

Tradotto dal gergo militante della sinistra, che crede che gli uomini possano partorire: insegnare ai bambini che la distinzione biologica tra maschio e femmina è un pregiudizio da abbattere e che i ruoli di padre e madre sono costruzioni sociali da demolire. Il tutto in un’area giochi. I bambini al Parco hanno trovato adulti incaricati di indottrinarli, nello stesso spazio in cui il Comune aveva patrocinato il laboratorio di illustrazione erotica. Ci sarebbe molto da dire sulla comunità islamica che non ha speso una parola contro l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia.

Eppure, ha sempre il megafono in mano per chiedere la rimozione dei crocifissi dalle aule. A Padova protesta contro un pupazzo di maiale nella vetrina di una salumeria. A Parigi il suo imam definisce i menù a base di maiale «un atto di esclusione simbolica». A Bologna ottiene tortellini e mortadella in versione halal. Una religione che vieta la rappresentazione del corpo, che prescrive la separazione tra i sessi fin dall’infanzia, che punisce l’omosessualità, assiste muta mentre attivisti esterni propongono laboratori sul «piacere» e sullo «scardinamento dell’eteronorma» a bambini di cinque anni. Il rigore coranico, evidentemente, conosce le pause. Scrive Andrea Riccardi nel suo profilo facebook.

E le pause coincidono con le convenienze: il Partito democratico ha aperto le proprie liste elettorali ai candidati islamici. Chi deve la propria rappresentanza politica a un partito non ne contesta la pedagogia. Neppure quando quella pedagogia calpesta ogni principio che la propria fede proclama. Perché tanta furia contro il consenso informato? Perché la sola ipotesi che un padre o una madre possano esaminare un programma e decidere se il proprio figlio debba parteciparvi scatena una reazione da stato d’assedio? Perché se un genitore avesse potuto visionare il programma del Piccolo Pride di Budrio prima di portarvi il proprio figlio, avrebbe detto no. Questo è il problema. Il no del genitore è l’unica barriera che sindaci, assessori e associazioni militanti non riescono ad abbattere per via legislativa. Si osservi la traiettoria con la freddezza che merita. La legge approvata dal Parlamento non sottrae nulla a nessuno. Non chiude corsi, non cancella programmi, non espelle insegnanti. Restituisce al genitore una facoltà elementare: sapere che cosa verrà proposto al proprio figlio e poter scegliere. Sette giorni di preavviso, materiali consultabili, consenso scritto. Nulla di eversivo, nulla di oscurantista. Una procedura che qualunque democrazia adulta considererebbe ovvia.

Per questo i sinistri scendono in piazza. Per questo mobilitano i partiti. Per questo invitano alla disobbedienza civile. Per questo cambiano il nome dei corsi per eludere la norma. Non per una libertà negata. Per un accesso impedito. Duemila anni fa, un uomo che parlava ai pescatori del lago di Tiberiade trovò per questa fattispecie le parole più definitive che la civiltà occidentale abbia prodotto. Non previde attenuanti, non concesse eccezioni, non ammise il beneficio delle buone intenzioni. Chi scandalizza i piccoli merita la macina al collo e il fondale del mare. Il resto è disobbedienza al Padre. A tutti questi sinistri che latrano contro il consenso informato dei genitori, dedichiamo le parole del Santo Padre in Spagna: “Anche le istituzioni educative rivestono un ruolo decisivo in questo compito. In esse, le nuove generazioni possono imparare a cercare e ad amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona. Perciò molti genitori, desiderosi che i propri figli imparino a relazionarsi con gli altri, a pensare con spirito critico e ad acquisire valori solidi, ripongono in esse grandi speranze, come preziose alleate nella loro educazione. Questa collaborazione deve sempre rispettare il «diritto primario e inalienabile» dei genitori di «scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose» (cfr Magnifica humanitas, 143; Patto internazionale sui diritti civili e politici, art. 18.4)”. (Discorso di Leone XIV ai deputati delle Cortes, Madrid)

DOMENICO BONVEGNA

dbonvegna1@gmail.com