I carburanti rimangono/tornano costosi. E’ l’Italia, bellezza!

A partire da ieri 3 Luglio, con la scadenza del taglio da 6,1 centesimi al litro su accise e Iva, è tornata la tassazione ordinaria sui carburanti, che non si vedeva dal 18 marzo, quando il Governo è intervenuto per il rincaro dovuto alle tensioni geopolitiche e all’impennata delle quotazioni del petrolio.

Ora il prezzo del Brent si aggira intorno ai 70 dollari al barile, oltre il 30% in meno rispetto ai livelli raggiunti in primavera

Le accise sul gasolio sono tornate a 67,2 centesimi al litro. Sommando anche l’Iva applicata sulle imposte, il peso complessivo del fisco supera l’euro al litro e riporta l’Italia al primo posto (dal secondo detenuto durante lo sconto) nella graduatoria europea della tassazione sul diesel. Situazione analoga anche per la benzina, l’Italia si assesta al sesto posto tra i Paesi con il maggior carico fiscale (il primato resta ai Paesi Bassi, seguiti da Danimarca, Finlandia, Grecia e Francia).

Dalle prime rilevazioni i listini sono cominciati ad aumentare, pur mantenendosi sotto la soglia “psicologica” dei 2 euro.

E’ bene ricordare che questo euro abbondante di imposte  è dovuto per finanziare cose tipo la Guerra d’Etiopia del 1936, la crisi di Suez del 1953, la tragedia del Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del 1966, il terremoto del Belice del 1968 e quello del Friuli del 1976, nonché quello dell’Irpinia del 1980 e quelli de L’Aquila del 2009 e dell’Emilia del 2012, alcune missioni Onu (Libano 1982 e Bosnia 1996), un rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004, l’acquisto di autobus ecologici del 2005, le alluvioni in Toscana e Liguria del 2011, e altro.

E’ normale che le imposte servano a finanziare gli interventi più o meno straordinari dello Stato, anche se per l’Etiopia (1936) viene il dubbio, oltre che temporale come per altri, foss’anche solo per questione di scrupolo costituzionale repubblicano dopo la nascita della nuova Italia dopo la seconda guerra mondiale e il Fascismo… ma non sarebbe una novità visto che, per esempio, il codice penale vigente (Rocco) è sempre quello di Mussolini, e forse questo è anche peggio che non il continuare a pagare i debiti della politica coloniale di quel regime. Diciamo che una caratteristica del nostro Paese, è portarsi dietro il patrimonio economico quanto culturale delle tragedie del secolo scorso.

Saputo questo, prepariamoci a pagare queste imposte tutte le volte che usiamo l’auto, foss’anche per andare in vacanza, o il bus in città. E a pagare di più. Perché nulla ci dice che ci siano i presupposti per calmierare prezzi/accise rispetto alla realtà: MOLTO difficile che un prezzo  cresciuto per qualunque motivo, venuto meno quest’ultimo, si torni quantomeno vicini al vecchio prezzo. Lo fa sempre lo Stato coi costi dei suoi servizi, perché dovrebbero farlo dei privati? Lo stesso Stato che, pur consapevole di come sia la dinamica di scarso recepimento del mercato al calo dei costi della materia prima, allo scadere dello sconto sulle accise (per il quale è stato praticamente obbligato a farlo dall’Ue), si  disinteressa dei nostri consumi di carburante.

 

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC