Guerra. Prezzi calmierati? Rimedio peggio del danno

Guerra e non solo, i prezzi della benzina, dopo e insieme a quelli di gas ed elettricità, stanno aumentando: i prezzi del barile di petrolio sono alle stelle e, anche se gli effetti sulla filiera dei prezzi che porta fino alla pompa non sono sostanzialmente ancora partiti, il rifornimento di carburante è diventato molto oneroso. Si chiama speculazione, con l’effetto preannuncio che funge da realtà e, a livelli intermedio o finale, i vari attori che contribuiscono al prezzo finale cominciano a guadagnarci.

E’ uno degli aspetti antipatici e nocivi del mercato libero, a cui, sostanzialmente, non c’è rimedio se non l’autoregolamentazione, magari a seguito di intervento statale per la riduzione della componente fiscale o con qualche forma di incentivo straordinario per le categorie più colpite (non i consumatori) o l’intervento dello stesso Stato per calmierare i prezzi.

In questo contesto, solo a livello mediatico, si inseriscono associazioni di vario tipo che chiedono allo Stato, alla giustizia o ad una qualche autorità di intervenire, auspicando anche galera e multe (la pena di morte in Italia non c’è…) per coloro che si renderebbero colpevoli di aver aumentato i prezzi senza una logica che non quella del loro guadagno.

Si tratta di una pratica insita nel libero mercato e non punibile, a meno che non ci siano truffe o pubblicità ingannevoli, come in tempi “normali”.

Questo accade non solo perché queste associazioni hanno bisogno di sentirsi utili e vogliono darne prova con l’aspetto maschio della pena (dura e forte), ma anche perché a livello mediatico, a fronte di fatti eclatanti (e gli aumenti di queste settimane lo sono) si è convinti di vendersi meglio e di apparire più utili dando rilievo ad una giustizia che intervenga implacabile a difesa dei poveri e deboli consumatori.

Tutto condito con uno degli elementi portati della cultura di derivazione cattolica: il denaro è sporco, chi ne ha più degli altri ha sicuramente qualcosa che non è come legge (divina inclusa) comanda.

Purtroppo, per queste associazioni e queste culture, non funziona così. Nelle economie di mercato non solo il denaro non è sporco, ma è bene osservare con attenzione chi è in grado di produrlo nel rispetto delle leggi. Aggiungiamo anche che siamo in un Paese dove le leggi tra testo e realtà sono talvolta altro grazie al potere pubblico (per corruzione, strafalcioni ed ermeticità), e questo non contribuisce a stimare chi produce ricchezza, ma a diffidarne.

Il mix di tutti questi elementi dà risultati negativi. I poteri statali e quelli mediatici, invece di concentrarsi e aiutare a trovare rimedi o riduzioni dei danni, si concentrano su presunti colpevoli che, per il solo fatto di essere stati indicati come tali, sembrano rimedio al disagio se non vere e proprie sentenze giudiziali (1).

Va da sé che se lo Stato riuscisse ad essere indenne da tutti questi condizionamenti culturali e mediatici, e invece di provvedimenti come per esempio riduzione fiscale e sburocratizzazione, decidesse di intervenire calmierando i prezzi, farebbe danno a se stesso, ai cittadini ed ai consumatori.

1 . sentenze di giustizia basate sul sentito dire e sulla mediaticità, anche talvolta a livello di Corte Costituzionale, sono una delle piaghe del nostro sistema.

 

François-Marie Arouet – Aduc