Coinvolgeranno attivisti, produttori dei Presìdi e dei Mercati della Terra, cuochi dell’Alleanza Slow Food e giovani dai 13 ai 40 anni le iniziative di Slow Food Italia per valorizzare le Terre Alte e dimostrare che questi luoghi – tutt’altro che marginali – sono una delle risorse più importanti per affrontare le crisi attuali. Presentate a Terra Madre Salone del Gusto 2026, partiranno a ottobre la campagna di sensibilizzazione Terre AltRe. Riabitare e resistere, che coinvolge l’intera rete della Chiocciola su tutto il territorio nazionale, e la Scuola di Terre Alte, una formazione diffusa rivolta a studenti delle scuole secondarie e giovani delle aree montane tra Lombardia e Basilicata.
«Il cibo può essere uno strumento per raccontare e riattivare le Terre Alte. Portare quei prodotti nelle città, nelle cucine e sulle tavole significa creare relazioni economiche e culturali, far conoscere territori troppo spesso considerati marginali e costruire nuove opportunità per chi sceglie di restare, tornare o investire in questi luoghi. Se vogliamo che le Terre Alte tornino a essere abitate, dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di poterci vivere e lavorare. E questo significa anche rendere contemporanei mestieri antichi. Non si tratta di tornare al passato, ma di recuperare conoscenze e pratiche che, reinterpretate attraverso tecniche, tecnologie e soluzioni innovative, possono diventare parte di un’economia capace di generare futuro. Il pastore, il castanicoltore, chi cura un pascolo o un bosco non produce soltanto un bene: produce biodiversità, presidia il territorio, contribuisce alla prevenzione del dissesto idrogeologico, mantiene vivi i paesaggi e genera servizi ecosistemici di cui beneficia l’intera collettività. La sfida è riconoscere il valore di queste economie e delle persone che le rendono possibili: non un’economia assistita o nostalgica, ma un’economia contemporanea, capace di trasformare la cura del territorio in lavoro, il lavoro in comunità e le comunità in futuro» sottolinea il vicepresidente di Slow Food Italia, Federico Varazi.
Prati, boschi e pascoli contribuiscono a sequestrare il carbonio nel suolo e, se ben curate, possono arginare il dissesto idrogeologico e prevenire frane, smottamenti, incendi, garantendo così la sicurezza dei territori. Questi preziosi ma fragilissimi ecosistemi, oggi esposti in maniera violenta alle conseguenze della crisi climatica, custodiscono un patrimonio enorme di biodiversità: razze antiche e varietà di cereali, legumi, ortaggi, e vitigni adattatesi nei secoli alle aree montane, e relative tecniche tradizionali di coltivazione e trasformazione.
A causa di un processo di sviluppo squilibrato, a partire dagli anni ‘50 e ‘60, le aree interne del nostro Paese sono state progressivamente abbandonate. La conseguenza è che oggi chi le abita non ha le stesse opportunità, lo stesso accesso ai diritti fondamentali di chi vive in città. Meno servizi incrementano l’abbandono, in un circolo che indebolisce le comunità e modifica l’equilibrio ambientale.
Una campagna, tante voci per raccontare le Terre AltRe
Prenderà il via il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, la campagna di sensibilizzazione Terre AltRe. Riabitare e resistere, dedicata a pascoli, alpeggi, boschi, castagneti, alle comunità che se ne prendono cura e che custodiscono le produzioni e le tradizioni legate a questi luoghi.
Per oltre un mese, la rete di Slow Food sull’intero territorio nazionale si mobilita per sostenere le produzioni di alta quota e i loro custodi, organizzando visite guidate, laboratori, attività didattiche e iniziative con i produttori dei Presìdi Slow Food e dei Mercati della Terra. Cuoche e cuochi dell’Alleanza Slow Food diventano ambasciatori di resistenza a tavola, inserendo nei propri menù i prodotti delle terre alte.
La campagna è realizzata con il sostegno del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, realtà da sempre impegnata nel contrastare l’abbandono delle aree montane emiliane con la filiera di Parmigiano Reggiano Prodotto di montagna e una rete di oltre 110 caseifici collocati in aree appenniniche. In occasione dell’iniziativa, la collaborazione con il Consorzio dà vita a un ciclo di attività riservate ai cuochi dell’Alleanza Slow Food.
Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano: «Siamo orgogliosi di sostenere Slow Food nella campagna ‘Terre AltRe’. Il Parmigiano Reggiano è l’asse portante dell’economia dell’Appennino emiliano, la più importante Dop prodotta in quest’area geografica, con oltre il 22% della produzione totale. Operare in queste zone significa affrontare sfide continue e costi superiori, ma il presidio agricolo-zootecnico è essenziale per la sopravvivenza stessa della montagna. Senza il Parmigiano Reggiano, qui l’agricoltura verrebbe abbandonata. Invece, grazie al lavoro incessante di 785 allevatori e 82 caseifici, stiamo trasformando queste sfide in opportunità. La permanenza di questa solida produzione agricola-zootecnica rappresenta un pilastro economico e sociale di interesse non solo per la comunità locale, ma per tutti. Essa contribuisce allo sviluppo di una società modernamente agricola e al mantenimento di un paesaggio riconoscibile e apprezzato, essenziale anche per costruire un ecosistema turistico di qualità che attragga visitatori consapevoli. Per il Consorzio, sono il territorio e la comunità che lo abita i beni più preziosi e il nostro intento è quello di impegnarci sempre di più per preservarli ed essere un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale».
A Scuola di Terre Alte
Il ricambio generazionale è una delle sfide più urgenti di questi luoghi. Le aziende agricole di montagna si sono dimezzate in vent’anni e oltre la metà di quelle rimaste è gestita da persone con più di 60 anni. Allo stesso tempo, però, tra il 2018 e il 2023 i Comuni montani hanno registrato un saldo migratorio positivo e cresce il numero di giovani e di nuove imprese che scelgono le aree interne.
Alle nuove generazioni di pastori, agricoltori, apicoltori servono strumenti adeguati, competenze tecniche e culturali che consentano loro di svolgere mestieri che siano, al contempo, attività economiche redditizie e servizi per la collettività.
Su questa premessa nasce la Scuola di Terre Alte, un laboratorio diffuso, realizzato da Slow Food Italia con il contributo del Fondo Carta Etica di UniCredit, che trasforma le aziende agricole tra Alpi e Appennini in un’infrastruttura educativa a cielo aperto per formare le nuove generazioni ai mestieri delle terre alte.
Il progetto si completa con una formazione sui mestieri tradizionali dedicata a studentesse e studenti tra 13 e 19 anni delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Lombardia e Basilicata.
«La Scuola di Terre Alte offre alle nuove generazioni competenze e opportunità per dare continuità ai mestieri della montagna e contribuire alla vitalità delle comunità locali. Con Slow Food Italia, nostro partner da tempo sui temi della biodiversità e dell’educazione alimentare, soprattutto per le giovani generazioni, condividiamo da oggi anche l’impegno nel valorizzare questi territori e le persone che li abitano, coniugando tradizione, innovazione e sviluppo sostenibile» aggiunge Stefano Gallo, Responsabile Territorial development UniCredit.
