di Andrea Filloramo
La Procura di Roma ipotizza pressioni per condizionare l’approvazione dell’esame di legittimità della magistratura contabile del progetto Ponte sullo Stretto e ciò in cambio di poltrone.
L’indagine è per rivelazione di segreto oltre che per corruzione – nei confronti dell’ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Tommaso Miele (in pensione dallo scorso febbraio), l’imprenditore Vincenzo Virgilio e dell’avvocato Giacomo Saccomanno.
Da evidenziare che Saccomanno ex sindaco di Rosarno è dal 2016 tra gli uomini più vicini a Matteo Salvini al Sud. Egli, per ottenere da lui favori ha stampato un libello in cui esaltava le scelte strategiche per il Sud fatte dal leader leghista, a partire dagli investimenti per il ponte sullo Stretto, che secondo lui avrebbero addirittura superato una volta per tutte l’annosa “questione meridionale”, che attanaglia l’Italia fin dai tempi della sua unità.
In cambio Salvini gli ha dato una consulenza al ministero dei trasporti, dove Saccomanno è diventato esperto di infrastrutture, in particolare calabre e ha lavorato a stretto contatto col ministro.
Secondo quanto scrive la Procura, Saccomanno e Virgilio, “al fine di condizionare il citato esame della Corte dei conti in favore della società ‘Stretto di Messina Spa’, avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata”.
I due, continua la Procura di Roma, “avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei conti”.
Una cosa appare certa. Dopo quella contabile, ora anche la giustizia penale lambisce il Ponte sullo Stretto, con accuse che, come si legge nei giornali, sembrano circostanziate ma che ovviamente restano tutte da provare.
Da più parti si invoca un intervento straordinario sulla governance della Società Stretto di Messina, fino a chiederne l’azzeramento dei vertici. Secondo tali critiche, i meccanismi decisionali della società sembrerebbero essere riconducibili, attraverso una rete di rapporti personali e politici, all’influenza del ministro Salvini, che nella realizzazione del Ponte sullo Stretto vedrebbe la concreta affermazione del proprio progetto politico, in una fase in cui il suo consenso appare in flessione.
Finora, per quanto noto, non è giunto alcun commento ufficiale da parte del ministro sulla vicenda: il silenzio è stato pressoché totale. Un atteggiamento che sembra accomunare anche una parte della stessa maggioranza di governo, la quale potrebbe non essere più disposta a sostenere a lungo un’opera tanto controversa.
La posizione della Procura si scontra frontalmente con quella della Concessionaria, che ha ribadito la propria totale estraneità ai fatti contestati e la piena disponibilità a collaborare con gli investigatori.
“Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto – affermato l’amministratore delegato Pietro Ciucci -. La società prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal dl ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026”.
Ciucci, che si batte – certamente non in modo disinteressato – per il Ponte sullo Stretto, sa quanto denaro pubblico è stato speso prima ancora di costruire il ponte. La cifra più citata oggi è circa 300 milioni di euro.
Secondo la Società Stretto di Messina S.p.A., questi investimenti sono stati sostenuti dal 1981 a oggi per studi di fattibilità, progettazioni, verifiche tecniche, gare internazionali e attività di riavvio del progetto.
Va però precisato che nel dibattito pubblico circolano anche cifre più alte (oltre 1 miliardo di euro), che generalmente includono: costi della società nel corso dei decenni; contenziosi e richieste di risarcimento legate alle precedenti sospensioni del progetto; oneri indiretti e stime non sempre effettivamente pagate.
Per questo motivo il valore di 300 milioni è quello che viene indicato come spesa effettivamente sostenuta per studi e progettazione, mentre le cifre superiori dipendono da quali voci vengono conteggiate.
Per confronto, il costo stimato dell’opera completa è oggi nell’ordine di 13,5 miliardi di euro, contro gli 8,5 miliardi stimati nel progetto del 2011.
Ciucci sa, inoltre, quanto ha guadagnato e continua fino ad oggi a guadagnare ogni singolo membro del Consiglio di Amministrazione della società Stretto di Messina S.p.A. Cifre enormi.
Certamente Ciucci sa bene, inoltre, quale è il suo compenso come Amministratore Delegato della Società Stretto Messina S.p.A. I dati pubblici indicano un compenso annuo di circa 240.000 euro dal 2024, al quale certamente non rinuncia.
Da tenere presente che egli è stato nominato AD nel giugno 2023. Una stima approssimativa dei compensi maturati fino a metà 2026, quindi, è la seguente: seconda metà 2023: circa 120.000 € – 2024: circa 240.000 € – 2025: circa 240.000 € – Prima metà 2026: circa 120.000 €. Totale stimato: circa 720.000 euro.
Questa è una stima basata sul compenso annuo noto e sulla durata dell’incarico; il dato preciso richiederebbe i bilanci e le relazioni sulla remunerazione della società per ciascun anno.
E’ difficile sapere quanto abbia guadagnato complessivamente nella sua carriera grazie alle varie società legate al progetto del Ponte (compresi i precedenti incarichi negli anni 2000). Non esiste, infatti, un totale pubblico unico e bisognerebbe ricostruire i compensi percepiti nei diversi mandati.
I compensi pubblicamente noti riguardano soprattutto l’incarico attuale.
Per il periodo 2002-2013 non è facile trovare una fonte che riporti anno per anno quanto percepisse come presidente della società del Ponte; per fare un totale attendibile servirebbe consultare i bilanci storici e le relazioni sulla remunerazione di quegli anni.
Sappiamo che Pietro Ciucci è andato in pensione come Direttore Generale dell’Anas nel 2013, incassando una buonuscita milionaria (circa 1,8 milioni di euro) e maturando una pensione d’oro che supera i 350.000 euro annui.
Del Ponte sullo Stretto di Messina, intanto, fino ad oggi, neppure l’ombra e così forse sarà per molto tempo ancora o per sempre. A chi sperava di vedere che il sogno di un Ponte che unisse la Sicilia con la Calabria diventasse realtà, occorre forse rammentare quanto scriveva Pier Paolo Pasolini e cioè: “chi non ha pretese non ha neanche dispiaceri”.
Rimane, infatti, il fatto che Il Ponte sullo Stretto di Messina è un progetto storico e molto discusso. Per chi lo sostiene, è un’opera strategica per unire la Sicilia al resto d’Italia. Per chi lo critica, è, invece una pretesa irrealizzabile o uno spreco di fondi a causa dei costi alti.
