Promettevano guadagni tra il 2 e il 3 per cento al mese, semplicemente investendo nel noleggio di auto di lusso ma in realtà era una truffa basata sul classico “schema Ponzi”.
Nove persone sono state arrestate dai poliziotti della Squadra mobile e dagli agenti del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Bergamo per associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, reati tributari, riciclaggio e autoriciclaggio
L’indagine, coordinata dalla procura di Bergamo, si è conclusa anche con il sequestro preventivo di beni per oltre 1,6 milioni di euro.
Il meccanismo criminale ruotava attorno a un’ingannevole formula finanziaria: agli investitori veniva chiesto il versamento di una cauzione in denaro con la promessa di rendite fisse e costanti, apparentemente generate dal business di una società di noleggio auto di lusso.
I contratti firmati dalle vittime facevano esplicito riferimento a “fondi comuni di investimento”, peccato che nessuna delle società coinvolte avesse le autorizzazioni legali per gestire il risparmio, né risultasse iscritta agli albi degli organi di vigilanza finanziaria.
Una volta messa in atto la truffa, il denaro incassato non veniva affatto investito in auto di lusso, ma spariva su conti di società create ad hoc e intestate a prestanome. Per non destare sospetti i flussi finanziari venivano giustificati con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e così i soldi rimbalzavano tra i conti correnti personali degli indagati fino a raggiungere banche in Irlanda e Slovenia.
Tra gli episodi più dolorosi accertati dagli investigatori c’è il raggiro ai danni di una donna che aveva ereditato una cospicua somma di denaro e che desiderava investire i soldi in un rifugio per cani; i truffatori l’hanno accompagnata da un notaio a Roma per costituire una società, solo per sottrarle, subito dopo la firma, l’assegno destinato al capitale sociale.
Per mantenere salda la fiducia delle vittime prima del crollo di tutto il sistema, l’organizzazione criminale curava anche le pubbliche relazioni, offrendo cene di lusso e serate conviviali nella provincia di Bergamo.
Quando il meccanismo ha iniziato ad incrinarsi e le vittime hanno cominciato a chiedere indietro il proprio denaro, il volto amichevole degli indagati si è trasformato in un incubo.
Per esercitare pressioni psicologiche e fisiche sulle vittime, sia al fine di ottenere ulteriori somme di denaro sia per dissuaderle da denunciare, l’organizzazione si era affidata a due uomini provenienti dalla Calabria.
L’indagine ha ricostruito gravi episodi estorsivi connotati da minacce di morte e violenza fisica. In particolare, nei confronti di un uomo era stata organizzata una spedizione punitiva in cui era stato brutalmente pestato e gli era stata sottratta una Lamborghini precedentemente affidatagli; i due lo avevano costretto a pagare una somma per presunti danni subiti all’auto di lusso con minacce particolarmente gravi, come: “se entro l’una non sei qua, vengo, ti prendo e ti stacco la testa”. Alla moglie della vittima sarebbe stato riferito: “se vostro marito non paga, lo incappuccio, lo metto nel cofano della macchina e lo porto in Calabria alla cava”.
L’operazione di oggi si è avvalsa di oltre cento tra poliziotti e finanzieri, supportati da elicotteri e unità cinofile, che hanno operato tra le province di Bergamo, Brescia, Firenze, Mantova, Lecco, Monza Brianza e Vibo Valentia.
