Secondo un’analisi di Oxfam, le sei principali compagnie che estraggono, raffinano, vendono combustibili fossili guadagnano circa tremila dollari al secondo: 2.967 dollari. Nel 2026 Chevron, Shell, BP, ConocoPhillips, ExxonMobil e TotalEnergies vedranno aumentati i loro utili di quasi 37 milioni di dollari al giorno rispetto a quelli del 2025.
Come sottolinea Oxfam, buona parte di questi profitti va allì1% dei più ricchi del mondo, che traggono profitto dalla conseguente distruzione del clima causata dal loro business.
Questo accade per la crisi petrolifera/geopolitica che viviamo. Ed è la logica del profitto capitalista, di cui il mondo non ne può fare a meno se non sostituendo i privati con il pubblico, con risultati problematici sotto diversi punti di vista.

A questa logica, con paladini anche nel governo e nelle opposizioni del nostro Paese, qualcuno, per lenire le sofferenze di consumatori che pagano bollette stratosferiche per i propri consumi energetici, propone una sorta di prelievo fiscale per quelli che chiamano extra-profitti.
Cioé: il nostro regime consente di guadagnare lecitamente anche in casi come quelli in corso, ma crediamo che tu stia guadagnando troppo e quindi ti preleviamo quanto riteniamo extra. E in questo modo si “risolvono” le incapacità di chi ci governa e di chi – attuale opposizione – si propone come alternativa: stravolgo le regole del gioco mentre lo stesso è in corso.
Quindi, la maggioranza, invece di governare, fa mero esercizio del proprio potere impositivo. Ed ecco un tampone a quanto accade ora. Senza pensare a quanto accade domani, incluse le aziende che, di conseguenza, prima di investire su promettenti lucri (energetici e non solo) , preferiranno fare altro e, soprattutto, andare altrove, dove queste bizzarrie non ci sono… con soddisfazione di tutti quei lavoratori che avranno meno aziende per cui lavorare… se non quelli che saranno licenziati da quelle aziende che, a fronte di fiscalità del genere, non potranno fare altrimenti.
La logica che se ne deduce è che in Italia l’unico capitalismo che è consentito sarebbe quello di Stato.
La questione è mal posta da chi ci governa e fa opposizione, presi come sono dalla necessità di riscontri immediati per preservare i propri poteri.
La questione sarebbe invece meglio posta, senza violare i patti fondanti del nostro regime capitalistico di mercato, se si desse maggiore forza alla conversione dell’economia con energie rinnovabili. Di cui l’Italia è ricca e implementado queste energie non dovrebbe andare col cappello in mano nei Paesi del Golfo e dalle industrie che oggi traggono profitti maggiori dalla crisi della stessa zona. Industrie che, avendo meno clienti per i loro prodotti tossici, avrebbero poche alternative a convertire ecologicamente le proprie produzioni. Non solo, ma la stessa crisi dello Stretto di Hormuz, si ridimensionerebbe, levando anche molto potere economico a Paesi che foraggiamo acquistando i loro prodotti e che, rispetto ai nostri regimi democratici, hanno poco a che spartire.
In questo momento, invece, stiamo assistendo al contrario, col rinvio di 13 anni della fine del fossile in Italia e rimedi sempre più provvisori verso qualunque difficoltà si presenti. Si privilegia il populismo dell’attualità che non il realismo del futuro.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
