CITISINA PER SMETTERE DI FUMARE – VERO E FALSO

Con più di 25 milioni di visualizzazioni la parola citisina è stata la protagonista degli ultimi 15 giorni sui media e sui social. Gli esperti del MOHRE hanno quindi monitorato i commenti dei media più importanti (circa 1500) e estrapolato le domande e i dubbi più frequenti. Il risultato è la seguente tabella, realizzata con la consulenza del Dottor Claudio Leonardi, Presidente SITAB e membro del board di esperti che hanno realizzato il Position Paper sulla forma industriale del nuovo farmaco a base di citisina. 

In calce troverete anche la vera storia della molecola di cui tutti i fumatori e aspiranti ex fumatori parlano, portando ad un aumento dell’80% delle richieste di informazioni nei centri antifumo italiani.

 

 

Citisina Vero o falso?

 

È vero che il medico di famiglia non può prescrivere la citisina? Falso Il medico di medicina generale può prescrivere la citisina con ricetta bianca. Il costo del farmaco in questo caso è a totale carico del paziente.
Per avere la citisina gratis, devo accedere ad un Centro Antifumo (CAF)?

 

Vero Solo un Centro Antifumo di quelli identificati dalla Regione di residenza è autorizzato a prescrivere la citisina in formato farmaceutico a carico del SSN, attraverso la redazione di un piano terapeutico.
Dopo aver avuto il piano terapeutico del medico del CAF, la citisina in formato farmaceutico può essere dispensata solo da una farmacia territoriale? Falso La confezione di farmaco potrà essere dispensata o dalla farmacia ospedaliera della ASL, o direttamente dal Centro Antifumo o da una farmacia territoriale con il meccanismo della Dispensazione per Conto (DPC). In tutti questi casi il farmaco sarà a totale carico del SSN e il paziente non pagherà nulla.
Il CAF mi propone ancora la citisina in formulazione galenica. Questo significa che la citisina in formato farmaceutico non è ancora disponibile in farmacia? Falso Il processo di approvvigionamento di nuovi farmaci che vengono posti a disposizione dei pazienti, è soggetto a diversi passaggi burocratici. Dopo la determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ciascuna Regione italiana deve inserire un nuovo farmaco nel proprio Prontuario Farmaceutico. Solo a questo punto le singole ASL possono indire una gara per dotarsi del nuovo farmaco, in questo caso della citisina nel nuovo formato farmaceutico, di cui hanno bisogno.[1]
In attesa che i CAF e/o la ASL si approvvigionino di citisina nel nuovo formato farmaceutico, è vietato il suo acquisto in farmacia? Falso Dietro prescrizione di un medico di medicina generale, di uno specialista, o anche di un medico generico, io posso andare ad acquistare la citisina in farmacia. In questo caso il costo del farmaco è a totale carico del paziente.

 

 

 

La citisina non cura la dipendenza da fumo Falso La citisina cura la cosiddetta “dipendenza chimica” indotta dalla nicotina. Pertanto, la sua assunzione non determina la comparsa di una crisi di astinenza e risolve il desiderio compulsivo di fumare. La “dipendenza psicologica” necessità di un intervento psicologico da affiancare all’assunzione del farmaco, di sessioni di counseling o anche di sedute di psicoterapia. Tutti questi interventi sono effettuabili presso un Centro Antifumo.
La citisina galenica e quella farmaceutica sono uguali? Falso È uguale il dosaggio (1,5 mg) ma la citisina in formato farmaceutico contiene dosi esatte e precise di principio attivo in ogni pillola.
Lo schema posologico della citisina galenica e quella farmaceutica sono uguali? Falso La citisina in formato farmaceutico prevede un protocollo di utilizzo decrescente di 25 giorni rispetto alla forma galenica che viene usata con una somministrazione crescente nell’arco di 40 giorni. Essendo più “difficile” superare l’astinenza e il desiderio compulsivo nei primi giorni di cessazione dal fumo, lo schema posologica con il formato farmaceutico rappresenta la soluzione più idonea
È vero che non ci sono studi che indicano i tassi di cessazione ottenuti con la citisina nel suo nuovo formato farmaceutico? Falso In letteratura ci sono dati disponibili che riportano tassi di cessazione dal fumo in oltre il 60% dei pazienti testati dopo il primo ciclo di tre mesi di trattamento e in oltre il 40% a 12 mesi di trattamento, contro il 5-6% dei tentativi compiuti in maniera autonoma [2][3][4][5].
È vero che si può prescrivere la citisina a chi ha più di 65 anni? Falso Non sono stati effettuati studi registrativi del formato farmaceutico in questo specifico gruppo di popolazione.
Ci sono delle malattie che sconsigliano l’utilizzo della citisina. Falso La prescrizione di citisina avviene a esclusiva discrezione del medico. Ci possono essere delle patologie acute dell’apparato cardiovascolare come l’infarto, l’angina instabile o le aritmie, che il medico dovrà valutare se limitative della prescrizione.
È vero che se fumo durante la terapia con citisina starò molto male? Falso Fumare durante il trattamento con citisina farmaceutica, non provoca nessun effetto collaterale. Accade solo che la sigaretta non manifesta i suoi effetti ricreativi come sempre e ciò potrebbe determinare un incremento compulsivo dell’uso delle sigarette stesse, alla ricerca spasmodica del piacere perduto.
È vero che dopo aver effettuato un ciclo di terapia con citisina, divento dipendente dal farmaco? Falso Sebbene la citisina occupi gli stessi recettori della nicotina (e in questa maniera evita astinenza e desiderio compulsivo), non li attiva come la nicotina e, quindi, non attivando la cascata neuromodulatoria responsabile del potere gratificante e ricreativo indotto dalla nicotina, non determina nessun tipo di dipendenza
Posso usare la citisina per smettere di usare la sigaretta elettronica? Vero La citisina mima gli effetti della nicotina, elemento anche presente nelle sigarette elettroniche.
Posso usare la citisina per smettere di fumare cannabis Falso Per impedire di fumare cannabis, la citisina dovrebbe interagire con i rispettivi recettori cerebrali con cui si legano le molecole di cannabis stessa ma la citisina non possiede tali capacità.
     

 

 

APPROFONDIMENTO PER I MEDIA 

La lunga e affascinante storia del primo farmaco a base di citisina rimborsabile dal SSN 

Da questo mese, smettere di fumare in Italia costa zero. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con la delibera DET/PRES 11/2026, ha reso Recigar® — il farmaco a base di citisina prodotto dall’azienda polacca Adamed e commercializzato in Italia da Laboratorio Farmaceutico C.T. S.r.l. — rimborsabile dal Sistema Sanitario Nazionale. Una svolta storica per i quasi 11 milioni di fumatori italiani e per un sistema sanitario che ogni anno paga un conto salatissimo: oltre 26 miliardi di euro tra spesa pubblica e perdita di produttività, e più di 93.000 morti evitabili.

Il dottor Fabio Beatrice, Primario Emerito dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e Direttore Scientifico del MOHRE, ha sottolineato come la trasversalità dei danni da fumo richieda un approccio altrettanto trasversale nella prescrizione: «Il suo impiego deve avvenire attraverso la prescrizione dei medici di medicina generale, pneumologi, oncologi e cardiologi territoriali, dei professionisti dei SerD e di tutti gli altri specialisti impegnati nella cura di patologie che possono essere influenzate dalla presenza e persistenza del Disturbo da Uso di Tabacco».

Una molecola con una storia affascinante

La storia della citisina è, per certi versi, una storia di riscoperta. La molecola è estratta dai semi del Cytisus laburnum, noto in italiano come maggiociondolo — un albero ornamentale dai caratteristici grappoli di fiori gialli, simili al glicine, diffuso in tutta Europa. La pianta è nota per la sua tossicità fin dall’antichità, ma è stata proprio l’analisi delle sue proprietà farmacologiche a portare all’isolamento della citisina come principio attivo.

Usata da almeno 6000 anni, si deve a Thomas Scott Gray nel 1862, la scoperta della presenza di questo alcaloide che chiamò CIT, isolato poi da Husemann e Marmé nel 1865 da semi di Cytisus Laburnum. Nel 1912, Dale e Laidlaw hanno descritto la CIT come il componente tossico di questo pianta.

Nel 1878 viene sintetizzata e la medicina tradizionale la adotta come diuretico, o se ne raccomandavano estratti alcolici per curare stitichezza, emicrania, insonnia, tosse e nevralgie ma è stata utilizzata anche come antiasmatico, antitussivo e insetticida.

La citisina venne isolata e studiata per la prima volta nella prima metà del Novecento, prevalentemente nell’ambito della ricerca farmacologica dell’Europa orientale — in particolare in Bulgaria, Polonia e nell’ex Unione Sovietica — dove per decenni è stata impiegata come aiuto nella cessazione del fumo, con il nome commerciale di Tabex®, disponibile in numerosi Paesi dell’Est europeo già dagli anni Sessanta. Il primo studio clinico sulla Citisina in smoking cessation è stato effettuato da Stoyanov e Yanachkova nel 1965.

L’idea di usarla contro la dipendenza da nicotina nasce proprio in quegli anni, grazie all’uso dei soldati russi che fumavano le foglie di maggiociondolo durante la guerra per sopperire alla mancanza di tabacco. Infatti i soldati russi chiamavano questa pianta “tabacco finto” (fake tobacco).

Per lungo tempo, tuttavia, la molecola rimase praticamente sconosciuta alla medicina occidentale, in parte per la barriera linguistica che separava la letteratura scientifica dell’Est da quella pubblicata in inglese, e in parte per la mancanza di studi clinici condotti secondo gli standard metodologici moderni.

La svolta arrivò negli anni Duemila, quando ricercatori internazionali cominciarono a valutare la citisina con rigore metodologico. Nel 2011 uno studio clinico randomizzato pubblicato sul New England Journal of Medicine ne confrontò l’efficacia con il placebo, confermando risultati significativi. Da quel momento l’interesse scientifico globale è cresciuto rapidamente, culminando nel 2025 con l’inserimento della citisina nella Lista dei Farmaci Essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità — il riconoscimento internazionale più autorevole che un farmaco possa ricevere.

Vale la pena ricordare che la citisina non è una novità assoluta per il mercato italiano. Già dal 2021 era disponibile un altro farmaco a base dello stesso principio attivo, il Defucitan non interessato però dalla delibera AIFA del 2026. La molecola era inoltre reperibile come preparato galenico, cioè allestito direttamente dal farmacista su ricetta medica, con limitazioni date dal limitato numero di laboratori e dalla titolazione del farmaco.

Mentre nel 2015 si affaccia di nuovo sul mercato italiano nella sua forma galenica col il Progetto Citex che riunisce le farmacie in una campagna di informazione a medici e fumatori, presentata in una conferenza stampa a Milano dal Professor Witold Zatonsky del Cancer Center Institute di Varsavia.

Oggi, con la DET/PRES 11/2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, il farmaco prodotto dalla polacca Adamed Pharma e commercializzato in Italia da CT Lab è passato in fascia di rimborsabilità SSN: da questo mese il cittadino non paga nulla per il primo ciclo, in caso di fallimento della cessazione invece, i successivi cicli sono a pagamento, anche se l’azienda sta lavorando ad una estensione della rimborsabilità.

 

Come funziona la citisina: il meccanismo d’azione

La citisina agisce sugli stessi recettori nicotinici del sistema nervoso centrale su cui agisce la nicotina, ma con caratteristiche farmacologiche uniche. In sostanza, si lega ai recettori colinergici nicotinici — in particolare al sottotipo α4β2 — con un’affinità sufficiente a ridurre i sintomi da astinenza, ma senza produrre lo stesso effetto di rinforzo positivo della nicotina.

In pratica, la citisina agisce su due fronti contemporaneamente: da un lato attenua i classici sintomi dell’astinenza — irritabilità, disforia, insonnia, ansia — che rappresentano i principali motori delle ricadute; dall’altro, blocca parzialmente i recettori, così che anche l’eventuale sigaretta fumata durante il trattamento produca molto meno piacere del solito. Il risultato è una progressiva perdita di interesse per il fumo, sostenuta farmacologicamente per l’intera durata della terapia.

Il trattamento: 25 giorni a dosi decrescenti

Il protocollo terapeutico con Recigar® dura 25 giorni e prevede una riduzione progressiva della posologia. Nei primi tre giorni si assumono 6 compresse da 1,5 mg al giorno (una ogni due ore, per un totale di 9 mg giornalieri), per poi scalare gradualmente fino a 1-2 compresse nelle ultime giornate.

L’RCP cita:“Il fumatore deve smettere di fumare completamente non più tardi del 5° giorno di trattamento. Dopo la cessazione dell’abitudine al fumo, la persona che assume Recigar non deve fumare nemmeno una sola sigaretta. Ciò è essenziale per ottenere il successo della terapia.”

Questo significa che la cessazione dal fumo di sigaretta entro il 5 giorno implica un requisito necessario per l’efficacia del trattamento. L’RCP non identifica la mancata cessazione entro il 5 giorno come un problema di sicurezza, ma la indica come una condizione importante per garantire l’efficacia del trattamento.

Gli effetti collaterali sono lievi, transitori e a carico dell’apparato gastrointestinale come la nausea. Fumare durante la terapia invece è fortemente sconsigliato.

Se non si riesce a raggiungere l’astinenza entro il quinto giorno, il trattamento va interrotto immediatamente e può essere ripetuto dopo 2-3 mesi. Fumare durante la terapia espone a una sovrastimolazione dei recettori nicotinici con effetti paragonabili a un’intossicazione acuta da nicotina.

Per accedere al farmaco rimborsato, è necessario che il medico di un centro antifumo (sono oltre 190 sul territorio) rediga un Piano Terapeutico apposito, questo per inserire la terapia in un programma di supporto specializzato, che mira a massimizzare le probabilità di successo. Il farmaco può essere prescritto anche da medici di medicina generale e specialisti, ma in questo caso il costo è a carico del paziente.

Chi può assumere Recigar® e chi no

Il farmaco è indicato per adulti tra i 18 e i 65 anni. Al di fuori di questa fascia d’età non esistono studi sufficienti a garantirne efficacia e sicurezza. Sono inoltre esclusi dal trattamento i pazienti con gravi problematiche renali o epatiche, le donne in gravidanza e quelle in allattamento.

Un elemento di particolare rilievo clinico è l’assenza di interazioni farmacologiche rilevanti documentate, il che rende la citisina particolarmente adatta a pazienti fragili, affetti da patologie croniche e già in terapia con più farmaci. Come sottolinea il dottor Claudio Leonardi, Presidente della SIPAD (Società Italiana Patologie da Dipendenza), la citisina è «particolarmente adatta ad essere integrata nei percorsi per il trattamento multidisciplinare del Disturbo da Uso di Tabacco», grazie al suo comprovato profilo di sicurezza e al favorevole rapporto costo-beneficio.

Rispetto alla sola forza di volontà, il trattamento con citisina porta ad abbandonare le sigarette una quota significativa di fumatori: i tassi di cessazione oscillano tra il 40% a un mese e il 50% a sei mesi dalla fine del trattamento, secondo una revisione della Cochrane Collaboration — l’associazione internazionale indipendente considerata il punto di riferimento mondiale per la valutazione delle evidenze scientifiche in medicina. Per quelli che provano da soli, riesce il 10%.

I dati raccolti al di fuori degli studi clinici controllati (i cosiddetti Real World Data), presentati al Congresso 2025 della European Respiratory Society, mostrano risultati ancora più incoraggianti: tassi di interruzione e di astinenza protratta del 62,5% a tre mesi dal trattamento. Mentre quelli di uno studio su 300 fumatori trattati all’Istituto Tumori di Milano parla di un tasso di successo del 67,5% a tre mesi e di oltre il 40% ad un anno.

L’imprimatur dell’OMS e le sue implicazioni globali

Nel 2025 l’OMS ha inserito la citisina nella propria Lista dei Farmaci Essenziali, un riconoscimento che ha un peso enorme sia scientifico che geopolitico ed economico. L’inclusione in questa lista legittima globalmente la molecola come trattamento validato per la dipendenza da tabacco, apre la strada agli acquisti all’ingrosso da parte dei sistemi sanitari nazionali, favorisce la produzione di formulazioni generiche e facilita una distribuzione internazionale più capillare, anche nei Paesi in cui i trattamenti attualmente disponibili — come il bupropione e la vareniclina — hanno costi proibitivi.

Si tratta quindi di una decisione con ricadute concrete sulla riduzione delle disuguaglianze nell’accesso alle terapie per smettere di fumare, sia tra i Paesi a diverso reddito sia all’interno delle fasce economicamente più vulnerabili della popolazione nei Paesi ad alto reddito come l’Italia.