Segnali di miglioramento, ma il problema è tutt’altro che risolto. Secondo i dati pubblicati da Quotidiano Sanità, elaborati dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) attraverso la nuova Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, nel primo quadrimestre del 2026 sono state erogate fuori dai tempi massimi previsti oltre 1,2 milioni di prime visite specialistiche e circa 688.500 esami diagnostici — tra cui Tac, risonanze magnetiche ed ecografie — per un totale che sfiora i 2 milioni di prestazioni in ritardo.
Il quadro, basato su circa 65 milioni di prenotazioni registrate tra gennaio 2025 e aprile 2026 presso strutture pubbliche e private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale, mostra comunque una tendenza al miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2025. Per le prime visite specialistiche, la percentuale di rispetto dei tempi di garanzia è salita dal 76,1% al 78,7%; per gli esami diagnostici, si è passati dall’83,0% all’84,7%. Il miglioramento riguarda tutte le classi di priorità, ma risulta più marcato per le prestazioni urgenti — da garantire entro 3 giorni — e per quelle in classe B, da erogare entro 10 giorni.
A livello regionale, 16 Regioni su 21 mostrano buoni risultati per le visite specialistiche e 15 su 21 per gli esami diagnostici. In testa alla classifica per le prime visite troviamo la Basilicata (98,8% di rispetto dei tempi), seguita da Marche (94,7%), Veneto (92,8%) e Lazio (90,6%). Superano la soglia dell’80% anche Molise, Calabria, Campania, Liguria, Sicilia, Lombardia e la Provincia autonoma di Bolzano. Nella parte bassa della graduatoria si trovano invece Puglia (56,2%) e Provincia autonoma di Trento (56,1%). Abruzzo, Trento, Sicilia e Valle d’Aosta registrano segni negativi in entrambe le categorie.
Agenas ha anche presentato il nuovo Cruscotto 2.0, uno strumento che consente di leggere in modo più articolato i dati regionali. Emerge in particolare un elemento critico: alcune Regioni che ottengono risultati elevati nel rispetto dei tempi mostrano al contempo una quota molto alta di prescrizioni con codice di priorità non urgente, con il rischio che i pazienti attendano più del necessario. È il caso di alcune Regioni del Centro-Sud — Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise e Puglia — dove si segnala un’inappropriata assegnazione dei codici di priorità.
Sul fronte della domanda, preoccupa il dato sulle cosiddette “ricette disperse”: circa una prescrizione su due non si trasforma in una prenotazione effettiva, segno che una quota rilevante di cittadini rinuncia alle cure o non riesce ad accedervi. La Piattaforma nazionale sarà progressivamente alimentata in modo automatico dai Cup regionali, con l’obiettivo di raggiungere l’interoperabilità con le 21 piattaforme di Regioni e Province autonome entro la fine del 2026. Agenas ha inoltre annunciato la pubblicazione trimestrale di un bollettino con il monitoraggio dei tempi di attesa per singola Regione.
