Salvare l’identità dei vini dell’Etna significa prima di tutto impedire che le piante diventino tutte cloni per favorire la selezione massale. È la battaglia dei piccoli vignaioli artigiani che continuano a recuperare piante antiche, lavorare le vigne ad alberello e conservare pratiche agricole legate ai diversi suoli e microclimi del vulcano. Un lavoro che richiede tempo e risorse e che, secondo i produttori, non può più essere sostenuto soltanto dai singoli.
Di questo si discuterà domenica 25 ottobre alle ore 10, nei locali del municipio di Zafferana Etnea, durante l’incontro “Identità e contaminazioni territoriali per coltivare un sapere agricolo diffuso: una narrazione di vignaioli artigiani”. Attorno al tavolo organizzato in occasione dell’Ottobrata Zafferanese, si confronteranno sul tema i rappresentanti delle istituzioni, i vignaioli della comunità artigiana etnea, i produttori del Canavese e alcuni scrittori del vino.
«Sarà una riflessione sulle sfumature vitivinicole che hanno fatto grande l’Etna, per proteggere piante e pratiche agricole contro l’omologazione e garantire un futuro all’identità del vino etneo – spiega Mauro Cutuli, vignaiolo e promotore dell’incontro –. Questo è il tema del confronto che vogliamo aprire con le istituzioni, i produttori e gli scrittori».
Perché senza la cura delle pratiche agricole non può esserci una narrazione autentica del vino dell’Etna.
Ma il nodo è anche economico. Gestire una vigna ad alberello, recuperare i tralci dalle piante degli anziani, riprodurre quelle viti su sesti stretti e trovare vivaisti capaci di rispettarne le caratteristiche, significa conservare un patrimonio che rischia di essere sostituito da materiale vegetale più facilmente reperibile e standardizzato.
«I piccoli produttori non possono fare questo percorso da soli – sottolinea Cutuli –. C’è bisogno di un supporto economico da parte delle istituzioni, se non vogliamo rischiare di comprare generiche barbatelle di Nerello Mascalese o di Carricante, tutte omologate con un’alterazione del loro DNA, perdendo quell’identità etnea combinata da differenze di suoli, storicità dei terreni, altitudini e condizioni climatiche che la pianta elabora da secoli».
Da qui la richiesta di un intervento pubblico per la salvaguardia del patrimonio genetico delle viti etnee. «Proteggere questo patrimonio, che è un investimento sul futuro, ha un costo che oggi pesa solo sulle spalle dei produttori che hanno questa sensibilità – aggiunge Cutuli –. Vogliamo lavorare assieme alle istituzioni affinché ci aiutino a salvare l’identità vitivinicola dell’Etna, magari promuovendo un progetto per la salvaguardia del genoma delle viti».
Una richiesta che si lega alla riflessione sulla biodiversità richiamata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Salone del Gusto di Torino: «La biodiversità ha bisogno di politiche nazionali e sovranazionali che sappiano attribuirle il giusto valore».
Il confronto metterà inoltre in relazione l’esperienza etnea con quella del Canavese (Piemonte), dove altri piccoli produttori lavorano alla conservazione delle varietà, dei paesaggi agricoli e dei saperi locali. Un confronto tra territori diversi per individuare strumenti comuni di tutela.
All’incontro parteciperanno il sindaco di Zafferana Etnea Salvatore Russo, l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, l’assessore comunale all’Agricoltura Sergio Alampo, l’assessore all’Agricoltura del Comune di Catania Andrea Guzzardi, il sindaco di Strambinello (Torino) Gualtiero Onore, e gli scrittori Roberto Frega, autore de Il Vino Post Naturale (Edizioni Ampelos), e Rocco Catalano, autore di Sulle orme di Veronelli (Edizioni Ampelos), oltre a Giosuè Arcoria per Confagricoltura Catania e Caterina Adragna per Slow Food Catania.
Sono inoltre previsti gli interventi di vignaioli appartenenti alla comunità artigiana etnea.
