Odissea di Christopher Nolan, più Avengers che Omero

di Roberto Malini

Ho visto con alcuni amici il tanto decantato Odissea di Christopher Nolan, appena uscito nelle sale italiane. Lo scrivo subito: più che Omero, a tratti sembra di assistere a un videogioco di ambientazione mitologica, caratterizzato da ritmo serrato, mostri, combattimenti, rumori assordanti e continui avanzamenti di livello. Di grecità, epica e pathos se ne nota pochina; manca perfino quella teatralità che avrebbe potuto dare solennità ai dialoghi e ai conflitti. Il cast è prestigioso, ma gli interpreti sembrano spesso recitare la propria immagine pubblica più che abitare davvero i personaggi. Matt Damon è sempre un po’ spaesato e in crisi di identità, lontanissimo dall’Ulisse ambiguo, cinico e dotato di “multiforme ingegno” cantato da Omero.

Tom Holland conserva in Telemaco la sua consueta aria di ragazzo volenteroso e un po’ titubante; ci si aspetta che da un momento all’altro si rivolga al padre chiamandolo “signor Stark”. Anne Hathaway è una Penelope elegante, ma raramente restituisce l’intelligenza paziente e tutt’altro che remissiva della regina di Itaca. Charlize Theron, nei panni di Calipso, appare più simile a un’infermiera che a una divinità capace di offrire immortalità e oblio. Robert Pattinson, Zendaya e gli altri attraversano il film con presenza cinegenica, ma senza che Nolan conceda loro un vero spessore tragico. Il film è scritto e diretto da Nolan, che non sa o non vuole mai leggere oltre le azioni dei personaggi né alludere alla continua presenza della dimensione e delle leggi – o dei capricci – degli dei nel mondo degli eroi e dei comuni mortali in cui si svolge l’epopea di Omero. Anche il paesaggio mitico è impoverito.

Dal suolo su cui pascola mandria del Sole all’antro del ciclope Polifemo, dall’isola di Circe a Ogigia, regno della ninfa Calipso, tutto è privo di mistero, come in un banale reportage di viaggi per mare. D’accordo la scelta dell’animatronix, ma il pupazzone di Polifemo e le protuberanze boccali di Cariddi ci riportano a vecchie pellicole in cui ci si arrabattava con pochi mezzi e tanta sperimentazione per dare vita alle creature di fantasia. E d’accordo l’IMAX, ma nelle scene di azione uno vorrebbe capirci qualcosa. Altrimenti sono solo bagliori e rumori.

La colonna sonora di Ludwig Göransson è ben composta ed eseguita, ma resta estranea al contesto greco o comunque arcaico; insieme agli effetti sonori, spesso eccessivi, contribuisce più alla pressione acustica che al senso del solenne e del meraviglioso. Nolan dispone di mezzi giganteschi e produce immagini indubbiamente spettacolari. Ma il mito non nasce dal volume degli altoparlanti. Alla fine restano un’Odissea senza vera trascendenza, più Avengers che Omero, un Ulisse senza astuzia e un poema antico trasformato in una rutilante, assordante attrazione contemporanea.