Coronavirus, in Italia misure anti-contagio irrazionali e dannose per la salute dei cittadini

Evitare il contagio è una procedura importante in caso di epidemia o pandemia, ma ogni misura assunta dalle istituzioni di una nazione deve essere ben soppesata, per evitare che in tempi medio-lunghi produca effetti deleteri sulla salute pubblica.

Nel caso del Coronavirus, mascherine e distanze di sicurezza (due metri, non il metro erroneamente indicato nel nostro paese come distanza anti-contagio) sono più che sufficienti per abbattere il pericolo di contagio, come è dimostrato dai paesi che hanno privilegiato tali misure. In Francia ogni cittadino può uscire e muoversi all’aperto prima delle 9 dopo le 19, con precauzione; in Danimarca deve solo mantenere le distanze di sicurezza; in Austria può svolgere attività motoria anche nei parchi; lo stesso nella Repubblica Ceca; in Germania sono consentite passeggiate a due o in gruppo, se convivente.
Ma anche a Wuhan, come dimostrano i filmati, era possibile svolgere attività fisica nelle zone più aperte e meno frequentate (per esempio alcune aree del lungofiume), purché a distanza di sicurezza e con mascherina. L’isolamento in casa nuoce alla salute, peggiora molte patologie, porta ansia e disturbi della psiche e favorisce l’insorgere del diabete.
Le misure assunte in Italia – caratterizzate da una vera e propria caccia all’uomo nei confronti di chi esce dalla propria abitazione – sono irrazionali, perché l’attività fisica a distanza di sicurezza non costituisce pericolo di contagio. Ci renderemo conto dei danni che questa lunga segregazione avrà causato ai cittadino solo fra qualche tempo e potrebbero essere danni di entità molto più grave di quanto oggi possiamo immaginare. Ed è sconcertante come tali danni saranno da imputarsi a procedure di contenimento eccessive e sbagliate.
 
Roberto Malini, co-presidente di EveryOne Group