CATANIA IN ATTESA DELLA B: LA GIOIA DEI TIFOSI, I DOVERI DI POLITICI E GIORNALISTI

Le vicende sportive degli ultimi tempi dimostrano che i campionati, come le regole che andrebbero fatte rispettare dai controllori, sono ormai dei colabrodi che non funzionano. Scandali, partite combinate, bilanci drogati, violenza: non c’è appassionato che non pensi che sarebbe il caso di farne a meno del servizio sportivo pubblico (Coni) se i risultati sono questi…

 

Le federazioni andrebbero controllate e i tesserati sanzionati se beccati con le mani nel sacco. Il calcio non è immune da errori. Il caso Chievo, con il confuso finale a danno del Crotone, conferma che c’è del grigio in federazione.

E così si ingrossa sempre di più la schiera di quelli che fanno questo ragionamento. Intanto in serie B si muove qualcosa anche si è in attesa dell’ufficialità, il Catania – grazie ai ricorsi sportivi – ritrova la Serie B.

La circostanza fa molto piacere e genera un comprensibile entusiasmo in tutti catanesi consentendoci di abbracciare una categoria più consona alla cornice di pubblico che domenicalmente riempiono il vecchio stadio Cibali, oggi Massimino.

Trovo non in linea con la gioia dilagante anche la presenza del patron Pulvirenti in tribuna. È vero che non ha abbandonato la baracca quando avrebbe potuto farlo, è rimasto in sella ha fatto quel che ha potuto all’indomani dei disastri amministrativi degli anni passati, e, dall’avvento di Lo Monaco in poi, ha cercato di riprogrammare un piano ambizioso per il rientro in serie A.

Ovvio che nella vicenda “Treni del gol” è cascato con mani e piedi e beato chi ha certezze di un’inchiesta condotta alla carlona dai soliti giurisperiti della sedicente giustizia sportiva che obbediscono a logiche incomprensibili e comunque mai eque, come nel recente passato, anche se il bomber  Calaiò militava anch’esso in quel Catania.

Ma come scegliere la giustizia giusta? Qui viene il difficile. Perché le vicende di questi anni da calciopoli in poi, offrono una miriade di prodotti tanto diversi fra di loro che in pratica è impossibile fare dei confronti di convenienza.

Il rinnovamento della giustizia sportiva? Non passa attraverso i figli della nomenklatura che contestano la stessa giustizia. Un po’ poco, quanto a politica. La verità è  che lo sport è lo specchio della vita e come nelle cose quotidiane. dalla politica alla sanità, i peggiori nemici della verità sono quei “sepolcri imbiancati che fanno finta di non sapere”.

Sull’inchiesta che mandò a gambe all’aria il Catania di Pulvirenti meglio tacere, almeno fino a quando ai presunti corruttori verranno affiancati corrotti rimasti ignoti.

Chi compra se non c’è qualcuno che vende?

In questo felice contesto sportivo sarebbe opportuno un briciolo buon senso sopratutto da parte degli operatori dell’informazione e nei nuovi amministratori della città.

Spesso piuttosto che informare tifano: ai giornalisti toccherebbe approfondire tanti aspetti, quali a esempio la ristrutturazione del debito societario oppure descrivere lo stato delle aziende di Lo Monaco, e la forza economica del sodalizio.

La stessa attività sarebbe richiesta al sindaco e alla nuova amministrazione. Salvo Pogliese è un uomo educato e un tifoso da sempre e in tempi non sospetti e non devono essere le foto con la maglia rossazzurra con le quali deve guadagnarsi la stima della cittadinanza, anche di quella parte che non l’ha votato.

Lui è un amministratore e va valutato sul rilancio della città che passa anche sul versante sportivo, magari utilizzandolo, come prima pietra del rilancio. A ogni componente il suo: i tifosi gioiscano, i dirigenti programmino, i giornalisti informino.

 

Forza Catania