A DENTI STRETTI: AIUTO IL BASKET è SENZA REGOLE

Presidente Gianni Petrucci hai voglia a dire che il basket è etica e immagine sociale: qualcuno in Sicilia non lo vuole capire, qualcuno a Messina continua a fare di testa propria calpestando regole, buon senso e mortificando il lavoro delle società. Baruffe messinesi a parte, più che una scelta ovvia quella del rispetto dell’etica sembra una trappola per coloro che vorrebbero la garanzia di non essere truffati. Questo perché mentre il presidente Petrucci ha avuto il coraggio, una volta eletto, di non guardare il bicchiere mezzo pieno, dalle nostre parti si preferisce nascondere i tanti, numerosi problemi, per finto buonismo che spesso finisce nella mancanza del rispetto delle regole. Invece la federazione può e deve fare di più affinché il settore, specie nelle attività giovanili, sia un bicchiere pieno e… limpido. Qualcuno da Roma dirà: problemi loro, sono siciliani. Ma la versione riveduta è che son problemi dei signori del basket e dunque si devono risolvere con l’aiuto di tutti. Da quello che assistiamo quotidianamente, frequentando le palestre, c’è un senso delle regole lasciato al caso, alla libera interpretazione: a secondo i casi e le circostanze. E, perché no, della società. A Messina, per esempio, si può andare in panchina a dirigere una gara senza esserne autorizzati perché gli arbitri – che dovrebbero controllare – non conoscono il regolamento stesso (presente in panchina, quale allenatore, una persona non riportata nel referto di gara – art 83 del Regolamento di Giustizia vigente – Posizione Irregolare di Giocatore o Allenatore – e pertanto non autorizzata) – o altre volte purtroppo in malafede: spesso il fischietto designato è in qualche modo legato alla società stessa quale giocatore – istruttore. Ma si può? E quello che è più grave che quasi mai c’è un supervisore che controlli l’operato degli arbitri in modo da farli crescere senza ulteriori errori di valutazione. Così si finisce per litigare e per rovinare il basket ma anche lo sport in generale, facendo venire meno la lealtà, insomma calpestando tutto e tutti. Fatti detti e ridetti ai maggiori responsabili più di una volta ma a quanto pare non digeriti dal vertice visto che, ciononostante, si continua a lasciare alla libera interpretazione il regolamento. Le regole per essere fatte rispettate devono essere chiare. Invece dalle nostre parti non accade… semmai il contrario, con vendette consumate sul campo, alla faccia della decenza. Hai voglia dunque di parlare di crescita del movimento basket quando è accompagnata però da una pessima considerazione per un mondo attraversato da una diffusa immoralità (inciuci nelle nomine, raccomandazioni nelle selezioni, ecc…) e da una sostanziale propensione a non rispettare regole, peraltro, già esistenti. Quali possono essere i rimedi per risalire la corrente? Crediamo sia necessario recuperare rapidamente il rispetto per quei valori che si sono persi nel tempo. Bisogna lavorare molto e in fretta, perché uno sport incapace di rispettare le regole che si è dato offre una brutta immagine di sé nei confronti del mondo esterno, a cominciare da tutti quei giovani che osservano, seguono con entusiasmo il basket e vorrebbero guardare chi si muove in questo mondo come a un esempio da seguire. Far crescere il basket nella nostra terra dunque passa attraverso due o tre concetti chiari: regole, regole, regole, d’accordo ma soprattutto credibilità di chi li deve applicare. Però finché questo non sarà chiaro a tutti ci sarà da incavolarsi sempre e comunque. E alla fine i furbi avranno in un modo o nell’altro ragione a scapito dei corretti. Magari i furbetti penseranno, una volta di più, che sono il meglio del meglio della compagnia perché hanno vinto. Basta intendersi su cosa s’intende per etica. Non certo quella che calpesta i diritti. Più chiari di così.