di Andrea Filloramo
La Corte dei conti ha depositato le motivazioni con cui ha rifiutato il “visto di legittimità” al progetto del Ponte sullo Stretto, e, quindi, ha bloccato formalmente l’opera: la delibera del CIPESS non può essere registrata, e senza registrazione l’intero iter — e i conseguenti lavori — non possono partire e, pertanto, a parere di molti, è estremamente difficile o impossibile che partano.
Il provvedimento evidenzia come il progetto come concepito non rispetti le normative europee e nazionali, per ragioni ambientali, procedurali e economico-contrattuali, un durissimo colpo alla realizzazione dell’opera, così come era stata insensatamente approvata.
Il Ponte — secondo i giudici — viola la normativa ambientale (Direttiva 92/43/CEE) e impatta aree naturali protette: la valutazione ambientale (VIA-VAS) ha ricevuto parere negativo.
Il governo aveva invocato una deroga con la procedura “IROPI” (motivi imperativi di interesse pubblico) ma la Corte ritiene la documentazione molto «carente», senza “prove concrete dell’assenza di alternative all’opera”. In pratica: non è stato dimostrato che il Ponte sia “necessario e non sostituibile” per giustificare l’impatto su habitat naturali.
Il progetto viola le procedure di appalto e contratto (Direttiva 2014/24/UE, art. 72), giacché è cambiato rispetto al contratto originario: la modalità di finanziamento è passata, infatti, da un mix pubblico-privato a finanziamento completamente pubblico, con “modifiche sostanziali oggettive e soggettive” rispetto alla gara iniziale. Ciò rende totalmente illegittima la procedura di appalto secondo la normativa europea e, quindi, si dovrebbe fare necessariamente un’altra gara,
Manca anche l’approvazione del piano economico-finanziario / tariffario da parte dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) e non è stato acquisito il parere dell’Autorità di regolazione sui pedaggi e sulle tariffe del servizio: elemento indispensabile per valutare la sostenibilità economica dell’infrastruttura. Senza quel parere, il piano finanziario è considerato incompleto/insufficiente.
L’opera, quindi, pur voluta fortemente dal governo come strategica, si scontra con vincoli che non possono essere ignorati senza violare leggi europee e nazionali.
La decisione della Corte dei conti rilancia al centro il tema delle infrastrutture: molti chiedono che prima di immaginare opere faraoniche, com’è il Ponte, che per tanti oltretutto è inutile e dannoso, si completino e migliorino i collegamenti esistenti, le ferrovie, le strade, i porti, i servizi — specialmente nel Mezzogiorno.
Alla luce delle criticità messe in evidenza dalla Corte dei conti — ambientali, amministrative e finanziarie — il progetto del Ponte sullo Stretto non può procedere così com’era stato approvato. Per andare avanti servirà una riprogettazione profonda, che dimostri compatibilità ambientale, rispetto delle normative sugli appalti, sostenibilità economica e trasparenza contrattuale con tempi che ovviamente si prevedono non brevi.
Al momento, siamo di fronte a un “tassativo stop” o forse alla fine di un sogno irrealistico di quanti, trascinati o ingannati dalla retorica elettoralistica di Salvini, nel Ponte vedevano la rinascita del Mezzogiorno, posti di lavoro etc.
Cosa farà adesso il governo? Certo che la bocciatura del Progetto è un boccone molto difficile a essere inghiottito. L’inghiottirà Salvini? Credo di no. Sperava e forse ancora egli spera che – non tanto la costruzione del Ponte quanto l’inizio dei lavori promessi ed oggi diventati “sine die” – garantiscano il suo futuro politico. Forse farà sua una sentenza indiana che dice: “Quanto più rimugini un pensiero che giudichi negativo, tanto più esso viene rafforzato. Se lo ignori, lo farai morire di fame”.
