Adesso tutti a parlare di Venezuela, a cominciare dei sinistri che invocano il Diritto internazionale. Colpisce che ad invocare oggi il diritto internazionale siano gli stessi ambienti della sinistra rosso-verde che non hanno mai condannato il regime comunista criminale in Venezuela, responsabile di persecuzioni, elezioni truccate e una crisi umanitaria senza precedenti. Gli stessi che strizzano l’occhio al terrorismo di Hamas e alle pratiche illiberali della Cina. Sarebbe facile rispondere alla loro arroganza politica con alcune semplici domande che in questi giorni hanno fatto alcuni esuli venezuelani sui social costretti ad abbandonare il Paese sudamericano.
Dov’eravate quando il popolo venezuelano gridava aiuto davanti a una dittatura che ha prodotto 36.800 vittime di torture. Dov’eravate davanti a 18.305 prigionieri politici, colpevoli solo di aver parlato, scritto o manifestato. Dov’eravate mentre si contavano 10.500 esecuzioni extragiudiziali, uccisioni di Stato senza processo e senza difesa. Dov’eravate quando 468 persone venivano uccise durante le proteste per il pane, per la libertà, per votare davvero. Dov’eravate davanti a oltre 8.000 casi registrati di violazioni dei diritti umani, documentati e ignorati. Dov’eravate mentre 415 mezzi di informazione venivano censurati, chiusi o espropriati, perché raccontare la realtà era diventato un crimine. Dov’eravate quando il 90 percento della popolazione scivolava nella povertà, con il 50 percento in povertà estrema, in un Paese che galleggia sul petrolio. Dov’eravate quando il salario minimo ufficiale scendeva a circa 3 dollari al mese, trasformando il lavoro in una presa in giro.
Dov’eravate durante tre elezioni presidenziali senza prove di trasparenza e senza riconoscimento internazionale, spacciate per democrazia solo nei comunicati ufficiali. Dov’eravate mentre milioni di famiglie venivano separate, costrette all’esilio e all’asilo politico all’estero per persecuzione politica. Ora vi indignate.
Ora scoprite il Venezuela. Ora vi sentite improvvisamente esperti di diritto internazionale. Abbiate rispetto della felicità del popolo venezuelano. Perché non siete voi a decidere quando un popolo può finalmente respirare. Non siete voi a stabilire quanta sofferenza è accettabile. Se davvero vi stesse a cuore il Venezuela, vi sareste indignati prima. Ora, almeno, abbiate il pudore di tacere. A proposito dei sinistri in un intervento su atlanticoquotidiano Antonella Gramigna ha parlato di indignazione selettiva. (Vedove di Maduro: la doppia morale della sinistra che assolve i carnefici, 5.1.26). “Maduro non è una vittima della geopolitica, né un leader scomodo “assediato dall’Occidente”. È un dittatore accusato di migliaia di uccisioni, torture, arresti arbitrari, repressione sistematica dell’opposizione e distruzione dello stato di diritto”. Su questo non esistono più dubbi, né zone grigie. Esistono solo i fatti. E i fatti sono stati documentati per anni. La sinistra condanna l’America, parla di sovranità violata, evoca colpi di Stato, complotti, imperialismo. Ma dimentica scientemente le vittime venezuelane. È una sinistra come al solito che non guarda la realtà, ma ragiona per categorie ideologiche, anche quando queste diventano grottesche. E’ una “sinistra che difende i diritti umani solo quando non disturbano la propria narrazione. Che urla “fascismo” a giorni alterni, ma abbassa la voce davanti a un regime che incarcera, tortura e uccide”. Sul Venezuela servono scelte chiare. Non ci può essere neutralità. C’è una scelta politica chiara, non si può stare con un dittatore, bisogna stare con un popolo libero. Ma la sinistra è preda di un cortocircuito etico devastante. Mentre discute di legalità internazionale, in Venezuela si muore, si scappa, si sparisce. Ma questo, evidentemente, non basta a rompere l’incantesimo ideologico della sinistra.
E’ intervenuta la giornalista Marinellys Tremamunno in una intervista su La7 sulla situazione venezuelana. Il Venezuela non è solo geopolitico, ha detto. È un Paese piegato da anni di repressione, da oltre 15.000 arresti arbitrari, da torture, abusi, paura. È un popolo in ginocchio, costretto a fuggire: quasi 9 milioni di persone hanno lasciato tutto, senza che ci fosse una guerra. Il regime può aver perso un volto, ma il sistema repressivo è ancora lì. Gruppi criminali, guerriglie armate, dissidenti delle FARC controllano territori e vite. Non è stato smantellato il potere: è stato preso solo “il pesce grosso”. Io continuo a credere – e a dirlo – che l’unica strada possibile sia una transizione pacifica, quella che i venezuelani hanno chiesto con il voto lo scorso 28 luglio 2024. Ancora la Tremamunno intervistata dal TG3 ha offerto una analisi sul momento critico che il Paese sta attraversando. Nel suo intervento ho ribadito alcuni punti fondamentali: – Nicolás Maduro non è un presidente legittimamente eletto, ma un presidente di fatto. – Le elezioni del 2024 sono state sottratte alla volontà popolare, come dimostrano le prove internazionalmente documentate. – Il Venezuela è oggi un narco-Stato, con istituzioni sequestrate da una rete criminale con forti legami transnazionali. – La questione non è solo venezuelana, ma riguarda la sicurezza dell’intera regione latinoamericana. Parlare di Venezuela significa parlare di giustizia, di democrazia negata e di milioni di venezuelani dentro e fuori dal Paese che continuano a chiedere verità, libertà e istituzioni legittime. Certo la situazione politica in Venezuela è in evoluzione, non c’è nulla di definitivo.
a cura di Domenico Bonvegna
