Il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes mette a fuoco un altro tassello della condizione economica degli italiani: la capacità concreta delle famiglie di far quadrare i conti, risparmiare nella speranza di riuscire ad accantonare risorse per il futuro. I dati restituiscono un quadro di fragilità diffusa, anche se sempre più spesso “normalizzata”, con differenze territoriali marcate che non seguono più il solo tradizionale confine tra Nord e Sud del Paese.
Risparmiare resta un lusso per la maggioranza delle famiglie
Secondo l’indagine dell’Eurispes, solo il 24,4% delle famiglie italiane riesce a mettere da parte qualcosa, mentre il 75,6% non ha alcuna capacità di risparmio. A pesare più di ogni altra voce è il canone d’affitto, che crea difficoltà al 45,6% delle famiglie. Seguono le utenze domestiche (28,7%), la rata del mutuo (27,2%) e le spese mediche (25,5%). Il risultato di questa pressione economica è che il 62,1% delle famiglie arriva sì a fine mese, ma con difficoltà, mentre circa un terzo (33,1%) è costretto ad attingere ai risparmi accumulati in passato pur di chiudere il mese.
L’affitto si conferma la voce più critica in assoluto e quest’anno risulta in leggera crescita
Guardando alla serie storica, però, emergono anche segnali di consolidamento positivo su alcuni fronti. La quota di famiglie che deve intaccare i risparmi per arrivare a fine mese, dopo il picco del 47,7% nel 2020, è scesa progressivamente fino al minimo storico del 35,4% nel 2025 e si attesta ora al 33,1%. Migliora anche la sostenibilità della rata del mutuo, con le difficoltà calate dal 43% del 2022 all’attuale 27,2%, un dato che si avvicina al minimo storico del 25,4% registrato nel 2018. Meno incoraggiante è invece l’andamento della capacità di arrivare a fine mese senza grandi difficoltà: dopo una ripresa nel 2024 (+9,2% rispetto all’anno precedente), l’indicatore torna a scendere, passando dal 42,6% del 2024 al 40,1% del 2025 fino al 37,9% del 2026. L’affitto, dal canto suo, si conferma la voce più critica in assoluto e quest’anno risulta anzi in leggera crescita (+1,3%).
Un divario territoriale che va oltre lo schema Nord-Sud
L’indagine evidenzia come la condizione economica delle famiglie italiane disegni geografie diverse a seconda dell’indicatore considerato, senza ridursi al solo divario tra Nord e Sud. Il ricorso ai risparmi per chiudere il mese cresce man mano che si scende lungo la Penisola: dal 27-28% del Nord al 34,2% del Centro, fino a superare il 39% al Sud e nelle Isole. Sul fronte della capacità di arrivare a fine mese senza difficoltà, il Mezzogiorno mostra invece due volti opposti: sono proprio Sicilia e Sardegna a far segnare il dato migliore in assoluto (49,6%), mentre il Sud continentale registra il valore più basso di tutto il Paese (32,1%). Il Centro si colloca subito dopo le Isole (43,6%), seguito da Nord-Ovest (36,3%) e Nord-Est (34,5%), quest’ultimo vicino ai livelli del Sud continentale.
Sulla capacità di risparmiare, le posizioni tradizionali si ribaltano: il Centro guida la classifica, mentre il dato più basso si registra nelle Isole
Anche sulla capacità di risparmiare, le posizioni si ribaltano rispetto agli schemi consueti: il Centro Italia guida la classifica (31,3%), mentre il dato più basso si registra nelle Isole (20,5%); anche il Nord-Est, storicamente un’area più solida, fatica su questo fronte (21,1%), con Nord-Ovest e Sud in posizione intermedia. Sul pagamento dell’affitto, è il Nord-Ovest a registrare la maggiore difficoltà, con un dato ben superiore alla media nazionale (54,5%), seguito da Sud (49,4%) e Nord-Est (48,9%). Per quanto riguarda le spese mediche, invece, sono il Mezzogiorno (31%) e il Centro (28,6%) a soffrire di più, contro valori nettamente inferiori alla media nazionale del 25,5% registrati al Nord-Ovest (20,6%) e al Nord-Est (19,4%).
Il Nord-Ovest, pur restando tra le aree più benestanti, vede emergere sempre più il peso del costo dell’abitare
Nel complesso, i dati raccolti dall’indagine dell’Eurispes confermano il Mezzogiorno come l’area strutturalmente più fragile su gran parte degli indicatori e il Nord-Est come quella tradizionalmente più resiliente, pur con segnali di cedimento da non sottovalutare. Il Centro Italia si posiziona a metà strada, tra la buona capacità di risparmio e il crescente ricorso ai risparmi accumulati. Le Isole presentano un profilo contraddittorio, in cui difficoltà diffuse convivono con una quota non piccola di famiglie che gestisce le proprie finanze con relativa serenità. Il Nord-Ovest, pur restando tra le aree più benestanti, vede emergere sempre più il peso del costo dell’abitare, un fattore che rischia di alimentare nuove disuguaglianze nei prossimi anni.
Le strategie delle famiglie per far fronte alle difficoltà
Di fronte alle difficoltà economiche, la rete familiare resta il principale ammortizzatore: il 29,1% degli italiani ha fatto ricorso al sostegno economico dei propri familiari, mentre il 14,6% si è rivolto ad amici, colleghi o altri parenti, circa la metà rispetto a chi si appoggia alla famiglia d’origine. Più delicato il dato di chi ha chiesto prestiti a privati estranei alla cerchia di amici e parenti (10,6%), spesso perché impossibilitato ad accedere ai canali di credito ufficiali: un fenomeno che può nascondere situazioni di prestito informale a tassi elevati, se non vere e proprie forme di usura.
In un caso su dieci le difficoltà economiche portano a scelte più drastiche: tornare a vivere nella casa della famiglia d’origine o dei suoceri
In un caso su dieci le difficoltà economiche portano a scelte più drastiche: tornare a vivere nella casa della famiglia d’origine o dei suoceri (9,6%), vendere o perdere beni importanti come casa, automobile o attività (11,4%), contrarre debiti che poi non si riesce a ripagare (9,3%), oppure affittare una stanza o un’abitazione di proprietà (9,6%). Tra i pagamenti più spesso saldati in ritardo figurano bollette e utenze (23,3%), seguite dalle tasse (18,8%) e dai conti aperti con commercianti e artigiani (15,1%). Rispetto al trend degli ultimi anni, il quadro del 2026 appare meno lineare del previsto. Dopo il forte peggioramento del biennio 2022-2023, gli indicatori avevano mostrato un diffuso miglioramento fino al 2025; quest’anno la tendenza non si interrompe del tutto, ma restituisce una fotografia più incerta e disomogenea, in cui ai segnali positivi si affiancano nuove risalite su alcuni fronti.
Migliorano capacità di risparmiare e sostenibilità del mutuo, mentre la capacità di arrivare serenamente a fine mese torna a peggiorare
I dati contenuti nel Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes disegnano un Paese in cui la capacità di risparmio resta un privilegio per una minoranza di famiglie e in cui l’affitto si conferma il vero nodo critico dei bilanci domestici. Se alcuni indicatori storici, come il ricorso ai risparmi e la sostenibilità del mutuo, mostrano un miglioramento strutturale nel tempo, la capacità di arrivare serenamente a fine mese torna invece a peggiorare, segno di una ripresa fragile e non consolidata. A questo si aggiunge una geografia della difficoltà che supera il tradizionale divario Nord-Sud e chiama in causa fattori diversi, dal costo dell’abitare al peso delle spese mediche, restituendo l’immagine di un Paese con criticità che variano a seconda dei territori coinvolti.
