CARO CARBURANTI, UN DETONATORE CHE RISCHIA DI FAR ESPLODERE IL SETTORE AGRICOLO

Il caro carburanti sta diventando il detonatore di una crisi agricola che in Sicilia covava da tempo. Venerdì 9 ottobre, in particolare, gli agricoltori torneranno in strada al bivio di Bolognetta, lungo le statali 121 e 189, con una nuova mobilitazione promossa da Agrisat e Feder Ag. Dietro la protesta, non c’è soltanto il prezzo del gasolio, ma ci sono anche i costi di produzione sempre più alti, prezzi riconosciuti ai produttori sempre più bassi e una redditività che per molte aziende si sta rapidamente assottigliando.

Di certo, il gasolio agricolo è diventato una voce di spesa pesantissima per chi deve arare, seminare, irrigare, trattare e raccogliere, ma il problema è più profondo. Quando, con le crisi internazionali e le sanzioni suicide del governo italiano e dell’Occidente, aumentano carburante, fertilizzanti, energia, acqua e trasporti, chi vive di agricoltura si trova a sostenere costi crescenti senza avere un potere analogo nel determinare il prezzo dei prodotti del proprio lavoro.

Perché succede che il consumatore finale (noi cittadini) continua a pagare prezzi elevati, mentre il produttore, l’agricoltore, riceve una quota sempre più piccola del valore generato dalla filiera. Il risultato è una forbice che si allarga e che rende sempre più difficile vivere di agricoltura.

La Regione Siciliana ha previsto 10 milioni di euro per sostenere le aziende agricole colpite dall’aumento del costo del gasolio, ma è intervento necessario, ma minimo e arriva dopo che i costi sono già esplosi e non risolve il problema strutturale della redditività agricola.

Tuttavia, la Sicilia dispone di risorse molto più consistenti destinate all’agroalimentare. La Regione ha annunciato 167 milioni di euro nell’ambito della PAC e delle politiche di sviluppo rurale, ma sono risorse che finiscono alle grandi imprese e non sostengono direttamente l’agricoltore.

La protesta, perciò, è molto più radicale e vasta rispetto al solo prezzo del gasolio. Chi scende in piazza chiede una politica agricola, regionale, nazionale ed europea, che garantisca effettivamente un reddito a chi produce e a chi lavora in agricoltura.

Il problema, inoltre, non è soltanto quanto costa produrre, ma quanto viene pagato ciò che si produce. Finché l’agricoltore resta l’anello più debole della filiera, qualsiasi contributo rischia di essere soltanto un tampone. Senza un rafforzamento del potere contrattuale dei produttori e dei lavoratori del settore agricolo, e senza un intervento di distribuzione del valore lungo la filiera, l’aumento dei costi continuerà a trasformarsi in debiti, difficoltà e crisi con il conseguente abbandono dei terreni e del settore agricolo.

Per questo la mobilitazione di Bolognetta va letta come qualcosa di più di una protesta contro il caro carburante. Il gasolio è il detonatore, ma la crisi viene da lontano. È il risultato di un modello nel quale alle aziende agricole, anche piccole, si chiede di essere competitive, sostenibili, innovative e capaci di investire, mentre nello stesso tempo devono fare i conti con costi crescenti e prezzi di vendita che spesso non garantiscono più un reddito adeguato.

I 167 milioni della PAC, i 10 milioni regionali contro il caro gasolio e le altre misure pubbliche dimostrano che le risorse esistono. La questione vera è capire dove finiscono, con quali tempi arrivano e soprattutto quanto riescono a incidere sulla condizione concreta di chi coltiva.

Venerdì 9 ottobre i trattori torneranno quindi sulla strada per farsi ascoltare e chiedere cambiamenti concreti.  Di certo, occorre sostenere la protesta e trasformarla in una vertenza politica più ampia e radicale che coinvolga tutta la popolazione siciliana. Servono interventi immediati sul caro carburanti, con una riduzione strutturale dei costi energetici per chi produce, ma anche misure capaci di garantire un prezzo equo all’origine e una maggiore quota del valore della filiera agli agricoltori.

E serve soprattutto cambiare direzione nelle politiche agricole. Difendere la piccola e media agricoltura, rafforzare la cooperazione e l’organizzazione dei produttori, sostenere le filiere corte e la trasformazione locale, contrastare le speculazioni e garantire un reddito dignitoso a chi lavora la terra. Il futuro dell’agricoltura non può essere affidato soltanto ai contributi o alle emergenze: deve essere una scelta politica, fondata sulla sovranità alimentare, sulla tutela del territorio e sul lavoro.

Nicola Candido – Direzione Nazionale

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea