Arriva a Palazzo Reale di Milano “I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa”

Milano – Arriva a Palazzo Reale di Milano “I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa”, la prima grande esposizione a Milano dedicata a una delle più influenti dinastie artistiche del Rinascimento europeo. In programma da domani 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, la mostra accompagna il visitatore in un percorso storico e artistico attraverso oltre 80 opere tra dipinti, disegni e stampe, alla scoperta di una “dinastia” di pittori che contribuì in modo decisivo, nei Paesi Bassi, in Italia e nel resto d’Europa, alla nascita dei futuri ‘generi pittorici’. Dai paesaggi innevati alle burrasche, dalle nature morte alla vita contadina fino alle battaglie, il sistema dei generi pittorici darà forma alla pittura moderna europea così come la conosciamo oggi.

Promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE, la mostra “I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa” è un progetto a firma di Bernard Aikema, con la curatela di Carlotta Striolo. “Dopo il successo delle mostre dedicate a Bosch nel 2022 e a Dürer nel 2018, entrambe curate da Bernard Aikema — afferma l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi — Palazzo Reale presenta il terzo capitolo di un progetto che racconta una genesi polifonica del Rinascimento europeo: non un fenomeno esclusivamente italiano, ma una rete di centri creativi tra Italia, Fiandre, Germania e Paesi Bassi. Protagonisti di questa nuova esposizione sono i Brueghel, una dinastia che ha segnato la storia dell’arte europea”.

La mostra prende le mosse da Pieter Bruegel il Vecchio, capostipite della famiglia. Tra tutti i pittori che seppero raccogliere e rielaborare l’eredità visionaria di Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel il Vecchio occupa un posto del tutto eccezionale, non come semplice imitatore, ma come interprete capace di trasformare una lezione in qualcosa di profondamente nuovo. Là dove Bosch abita un cosmo di incubi, allegorie cosmiche e demoni medievali, Bruegel sceglie progressivamente la terra — il fango, la neve, il sudore delle feste di paese — rendendo le sue visioni più credibili, più incarnate nella realtà. S’inserisce così nel grande filone dei paesaggisti fiamminghi e allo stesso tempo inaugura una nuova pittura in cui il popolo — contadini, bambini, festanti — diventa per la prima volta protagonista assoluto.

Si deve però principalmente a Pieter Brueghel il Giovane, primogenito e continuatore del lavoro paterno, la selezione e diffusione di modelli e tipologie bruegheliane particolarmente fortunate e appetibili da un punto di vista commerciale. Attraverso una selezione di dipinti in mostra, emerge chiaramente come il figlio abbia riprodotto in numerose varianti i modelli paterni dei paesaggi innevati, della vita festosa dei contadini, delle nature morte. È in questo momento che il “brand Brueghel” si consolida e si espande verso un mercato più ampio, anche attraverso il lavoro della sua fruttuosa bottega, presso cui lavoravano copisti di eccelsa bravura, specializzati in questi modelli espressivi vincenti, che venivano reiterati e trasmessi per un mercato di acquirenti sempre più vasto.

Oltre al primogenito Pieter Brueghel il Giovane, un ruolo di primissimo piano spetta al secondogenito di Pieter B. il Vecchio, ovvero Jan Brueghel il Vecchio. Figura cosmopolita che, contrariamente al fratello, viaggiò per l’Europa soggiornando a lungo in Italia, vede oggi riconosciuta da questa mostra la sua centralità di assoluto protagonista. Nella Penisola Jan studiò la maniera italiana e si conquistò amicizie e committenze di grande prestigio, come quella del cardinale e arcivescovo di Milano Federico Borromeo. Quest’ultimo committente di straordinario prestigio e primo grande collezionista di pittura fiamminga in Italia, fu capace di intuire come questa nuova arte rispondesse al gusto delle corti e della Chiesa europee del tempo.

Su invito del cardinale Jan giunse a Milano nel 1595, risiedendo nel palazzo arcivescovile e diventando uno degli artisti più apprezzati in città. Le opere realizzate per lui, tra cui il celebre Fiori in un vaso – che figura tra i prestiti più importanti in mostra – sono oggi capolavori della Pinacoteca Ambrosiana, che conserva il nucleo più significativo di opere di Jan Brueghel il Vecchio in Italia. Milano si conferma così, nel Seicento, uno dei centri nevralgici per la diffusione delle nuove tipologie pittoriche fiamminghe in Europa.