Tassa plastica. Chi paga? Il consumatore

Abbiamo la cosiddetta “plastic tax”. Bene, chi è contrario viene guardato con sospetto per propri secondi fini mercantili. Non solo, ma in giro, su tutti i media, non mancano mai amministratori locali, col contorno talvolta anche di doverose iniziative di scuole di ogni ordine e grado, che si ripromettono e impegnano sul “plastic free” (e dagli con l’inglese…).

 

In questo contorno abbiamo anche blasonate compagnie aeree che si lanciano sul mercato perché dicono che non useranno più la plastica nel servizio di bordo… detto da loro, tra i maggiori inquinatori che stimolano la giovane ambientalista svedese Greta Thunberg, ad andare da un continente all’altro in barca… ci vuole un coraggio… ma gli stomaci del marketing pare siano molto forti.
Quale sarà il risultato della nostra “plastic tax”?

Allo stato dei fatti, se 2+2 continua a fare 4, i commercianti continueranno ad avere la plastica, che continuerà a essere usata, solo che al dettaglio costerà un po’ di più. Certo, la tendenza e la tassa dovrebbero spingere sempre più persone a consumare meno bicchierini e meno bottigliette e meno forchettine e meno piatti… ma perché questo possa dare un qualche risultato ci vorrà tempo (auspicio del nostro legislatore…). Sulla carta. Siamo pessimisti perché non possiamo non pensare alla “tassa carbone” in vigore da diversi anni, e che tante aziende pagano per poter emettere al di fuori dei limiti ritenuti salubri… e nonostante questa tassa i livelli di inquinamento continuano a crescere.
Pessimismo che ci porta a considerare che il binomio tassa/salubrità non abbia funzionato e, proiettandolo dalle aziende ai consumatori, le prospettive non ci sembrano diverse.
Intanto è bene prendere atto che lì dove “impazza” il “plastic free” più buonista che mai (le scuole inferiori) si cominciano a registrare le prime defezioni del tipico modo cialtrone che talvolta caratterizza i nostri amministratori: è di oggi la notizia che a Firenze, le bottiglie alternative date agli scolari al posto delle bottigliette, perdono vernice dentro e fuori… sarà un caso limite? Ce lo auguriamo.
Comunque saranno i consumatori a pagare di più. Questo è sicuro! E nonostante tanti governanti e pro-governo ci ripetano che i provvedimenti adottati ed adottandi non prevedono aumenti fiscali.
E quindi, ci dovremmo tenere la plastica? In teoria la risposta è NO! Ma c’è modo e modo. Se si ritiene che per governare non si può proporre una nuova tassa ad ogni pie’ sospinto, facendo tesoro degli errori del passato (la tassa carbone di cui sopra) occorrerebbe andare alla radice per dare il proprio contributo alla conversione della produzione, del mercato e delle abitudini. Un processo lungo, sicuramente. Ma forse efficace e più utile che non la tassa… punto e via…
Oltre le tasse, per esempio, esistono le defiscalizzazioni (che sono il contrario delle tasse) sulle produzioni non o meno inquinanti, che potrebbero essere applicate ai produttori che, a ricaduta, le applicherebbero ai prezzi all’ingrosso e, anche da questo ambito, altrettanta ricaduta sui prezzi al dettaglio… con un risultato sul mercato opposto a quello che invece si verificherà con l’applicazione dell’attuale tassa: cioé la forchettina o il bicchiere di materiale riciclabile costerebbero meno di quelli di plastica, e quindi i consumatori li gradirebbero di più.

In teoria è quello che viene auspicato con l’introduzione della tassa sulla plastica che, costando di più, favorirebbe la scelta di altri materiali. Ma questa teoria del legislatore deve fare i conti col mercato…. e ci sembra sia un auspicio molto improbabile. Oggi, che la tassa non c’è, se il consumatore usa forchettine monouso di altro materiale (legno per esempio), come minimo le paga il doppio, complice il fatto stesso di essere ecologiche e il consumatore “consapevole” sborsa più volentieri qualche centesimo in più, a cui aggiungiamo anche le griffe degli oggetti specifici. Qualcuno crede che la forchetta di plastica tassata costerà più di quella di legno?

Illusione ed errore, il divario enorme continuerà a esserci! Si potrebbero, invece, con la defiscalizzazione della produzione, porre i presupposti perché la forchettina di legno costi di meno rispetto ad oggi. E porre così le basi ché sia il mercato ad espellere la plastica, grazie anche al contorno di informazioni pubblicitarie mirate in materia. Insomma, il contrario di quanto è stato fatto oggi con la “plastic tax”: rendere meno costosi gli oggetti uguali non di plastica!!
Ma, purtroppo, abbiamo compreso come andrà avanti. La tassa sarà operativa, le forchettine di plastica costeranno di più ma sempre meno di quelle di legno, e fra un po’ alcuni un po’ di accorti diranno “urka, è successo come sulla tassa carbone” e, ammesso che ci sarà un’inversione di rotta, avremo perso tempo che, allo stato dei fatti, sembra che sia molto più che prezioso. Tempo in cui le tasche dei consumatori avranno continuato a perdere ancora più soldi.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc