ILLUDETEVI, MA NON CHIAMATELA BUONA POLITICA

Più di una corsa elettorale che come obiettivo finale dovrebbe avere l’elezione di un sindaco capace di portare Messina fuori dalla crisi sembra una sfida all’O.K. Corral dove ogni giorno si registrano insulti e nulla più.

La campagna elettorale del 10 giugno, allora.

 

All’inizio sembrava una cosa quasi più bizzarra che inquietante: si candida Cateno De Luca, l’uomo perennemente in mutande, e giù a ridere. Scommettevano sulla durata della burla, su quanto avrebbe detto dopo essere stato arrestato. Ma De Luca ha resistito. Adesso sono saltate fuori le liste e le probabilità più o meno concrete che vada al ballottaggio. Il popolo dello Stretto è strano e così De Luca fa paura a centrodestra e centrosinistra.

 

Ogni volta è lo stesso copione, gli attori salgono di caratura. Ma non è solo De Luca il protagonista: Emilia Barrile con i suoi fedelissimi può togliere voti a Dino Bramanti e dunque al centrodestra ed ecco che subito si muove la macchina del fango, sostengono coloro che credono in lei. Intanto, arrivano lettere e accuse: c’è già materiale stravolgere tutto, e dunque si colpirà poco: non è una previsione, è l’esperienza. Di scandali nella politica, scandali fisiologici perché c’è tanto denaro, e dunque non è soltanto un male messinese, abbiamo scritto qui più volte. Premessa tutta questa robaccia, la domanda: ma allora non si deve più credere alla bontà dei candidati? E allora il 10 giugno meglio andare al mare? E la nostra risposta: non si dovrebbe, però per il cittadino il proprio candidato è sempre pulito, il proprio idolo è a priori un innocente (poi magari diventerà uno sporco traditore), e comunque quel che conta è vincere. In fondo il messinese chiede soprattutto di non sapere, di non essere disturbato nell’esercizio di un sentimento ritenuto d’amore. Al limite, anche l’imprenditore che finanzia la campagna elettorale di questo o quel candidato potrebbe accontentarsi di non sapere: gli basta l’esito finale, non la via per arrivarci.