FAME NEL MONDO: 266 MILIONI DI PERSONE IN CRISI NEL 2025. IL NUOVO RAPPORTO GLOBALE SULLE CRISI ALIMENTARI LANCIA L’ALLARME PER IL 2026

La fame nel mondo non arretra. Secondo il Global Report on Food Crises, pubblicato oggi, nel 2025 sono state 266 milioni le persone colpite da elevati livelli di insicurezza alimentare in 47 Paesi e territori. Un’emergenza destinata a protrarsi nel 2026, aggravata da conflitti armati, siccità e da un crollo senza precedenti dei finanziamenti umanitari internazionali.

Due carestie dichiarate, per la prima volta nella storia del Rapporto

Tra i 266 milioni di persone in stato di crisi alimentare, 1,4 milioni vivono in condizioni catastrofiche — il livello più grave di fame acuta — registrate in aree di Haiti, Mali, Gaza, Sud Sudan, Sudan e Yemen. Nel corso del 2025, per la prima volta dalla nascita del Rapporto, sono state ufficialmente dichiarate due carestie: una a Gaza, una in Sudan.

A pesare sulla crisi è anche la malnutrizione infantile: si stima che 35,5 milioni di bambini tra i 6 e i 59 mesi, in 23 Paesi e territori, soffrano di malnutrizione acuta. Di questi, 9,7 milioni versano in condizioni di malnutrizione acuta grave, una forma di denutrizione che mette direttamente a rischio la vita.

«La situazione è drammatica e si aggrava di giorno in giorno. Le escalation geopolitiche in corso, in particolare in Medio Oriente, le persistenti tensioni nei mercati energetici e dei fertilizzanti continuano a spingere verso l’alto i prezzi alimentari a livello globale, con conseguenze devastanti per i Paesi già fragili», dichiara Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame.

In dieci anni, il numero di persone in crisi alimentare è raddoppiato

Il Rapporto fotografa un deterioramento strutturale e di lungo periodo: nell’arco dell’ultimo decennio, il numero di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta è raddoppiato. Nel 2025, dieci Paesi concentravano circa i due terzi di tutti i casi a livello mondiale. Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Sudan, da soli, rappresentavano quasi un terzo del totale globale.

Lievi miglioramenti sono stati registrati in Bangladesh, Niger e in alcune aree limitate di Nigeria e Sudan, ma non abbastanza da invertire la tendenza complessiva. Peggioramenti significativi si sono invece verificati in Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo e Myanmar.

Finanziamenti umanitari in caduta libera: – 39% nel 2025

A rendere lo scenario ancora più critico è il crollo dei fondi internazionali. Nel 2025, i finanziamenti per gli interventi umanitari contro la fame si sono ridotti del 39% rispetto all’anno precedente. Il sostegno allo sviluppo ha registrato un calo di almeno il 15%, con il rischio concreto di ulteriori tagli.

«È del tutto incomprensibile che i finanziamenti umanitari vengano ridotti proprio ora, di fronte a una crisi di queste proporzioni. Servono un immediato rafforzamento della solidarietà internazionale, impegni finanziari certi e un’azione politica decisa: solo così si potranno prevenire nuove catastrofi alimentari e garantire a milioni di persone l’accesso al cibo e agli aiuti essenziali», sottolinea Garroni.

Il Rapporto avverte che, senza un’inversione di rotta nella prevenzione dei conflitti, nell’adattamento climatico e nei meccanismi di finanziamento internazionale, nuove carestie non possono essere escluse.

Il Global Report on Food Crises 2026 è elaborato annualmente da una rete internazionale di organizzazioni sotto il coordinamento del Food Security Information Network (FSIN) ed è considerato una delle analisi più autorevoli sull’insicurezza alimentare globale. È consultabile al seguente link: https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/86067cbb-9396-4e7d-8d19-e60ad00d2f73/content

 

Azione Contro la Fame opera da 47 anni in 57 Paesi per combattere fame e malnutrizione, fornendo aiuti alimentari, acqua potabile e assistenza medica. Ogni anno raggiunge 26,5 milioni di persone |www.azionecontrolafame.it