25 Settembre: Dobbiamo schierarci fermamente a favore della democrazia

di ANDREA FILLORAMO

Una democrazia è solida se sa affrontare e risolvere i problemi dei cittadini. Occorrono, perciò, istituzioni forti, capaci di decidere e di attuare efficacemente le decisioni prese.

Esse, però, sono forti, se si fanno con il consenso dei cittadini, che garantiscono adeguati controlli sull’esercizio del potere, se dànno a tutti la sicurezza dei propri diritti e libertà; se assicurano un equilibrato pluralismo istituzionale.

In altre parole, la forza delle istituzioni nasce dalla loro legittimazione democratica, dalla loro capacità di interpretare attese e domande sociali, di mobilitare coscienze e volontà sulle scelte da compiere e sulle innovazioni da realizzare. La democrazia è preziosa e non possiamo darla per scontata.

Il diritto di voto è una delle forme di libertà individuale più importanti che abbiamo e una delle massime forme d’espressione democratica. Dà voce alle nostre idee e garantisce che la nostra voce sia ascoltata. Dobbiamo schierarci fermamente a favore della democrazia, e il modo migliore per farlo è votare alle elezioni.

Il prossimo 25 settembre si apriranno le urne delle elezioni politiche 2022, che avverranno in un momento particolare, mentre infuria una guerra nel cuore dell’Europa, mentre una crisi economica, ambientale, politica e di sistema ci costringe ad assumerci delle responsabilità nella scelta di chi ci governerà nei prossimi anni.

Si chiuderà la campagna elettorale, per tanti incomprensibile, impostata sulla sistematica denigrazione dell’avversario, presentato non come un legittimo competitore nell’agone democratico, ma come un autentico nemico interno, tesa a parlare alla “pancia” dei cittadini e a suscitare paure e angosce, fatta di promesse che sanno bene i partiti o quel che resta dei partiti, i “partitini”, “i movimenti” e i loro leaders di non poter rispettare.

La campagna elettorale è stata una fiction estiva, una guerra di propaganda, il cui vocabolario, proprio per l’enfatizzazione e l’esasperazione del linguaggio, ha attinto a piene mani dal mondo delle fiabe raccontate ai bambini. Ciò potrebbe indurre molti ma non moralmente giustificare quanti si asterranno a votare.

Poniamo molta attenzione al fatto che l’astensionismo, se diventerà il primo partito italiano alle elezioni del prossimo 25 settembre, con una percentuale attualmente stimata intorno al 35 per cento, si tradurrà in una distorsione della rappresentatività democratica delle istituzioni, a danno soprattutto dei giovani e dei più poveri, soprattutto al Sud.

Lo spettro dell’astensionismo preoccupa quanti nei vari settori della vita sociale hanno al cuore il bene della società.

Preoccupa anche i vescovi e i vertici della Cei, il cui presidente, il cardinale Matteo Zuppi, sottolinea che “in una giornata particolarmente importante per il nostro Paese, chiamato a disegnare, attraverso il voto, il suo futuro. l’impegno civico è parte integrante del vissuto cristiano e, quindi il voto è un diritto e un dovere di tutti i cittadini. La Chiesa è per la libertà di coscienza, non certo per la libertà dell’indifferenza”.

Ma, per chi votare? La risposta a questa domanda la deve dare ciascuno di noi. Poiché però la storia ci insegna che in presenza di determinate condizioni critiche possiamo essere indotti a compiere scelte avventate le cui conseguenze non sono sempre adeguatamente considerate, occorre oggi operare perché una simile possibilità che con leggerezza viene prospettata da alcuni politici, non si realizzi.

Fra queste scelte c’è quella incauta di allontanarci, in modo surrettizio, dal processo di costruzione e formulazione dell’interesse comune europeo (e quindi delle politiche che ne scaturiscono).

Affinché siano frenate le spinte centrifughe, ben presenti  particolarmente in alcuni paesi europei, che qualcuno vorrebbe emulare,  è necessario non solo porsi con serietà delle domande sullo stato attuale dell’Unione Europea, che come è configurata attualmente – lo sappiamo –  è gravemente al di sotto dei suoi compiti, ma, tenendo conto della crisi nella quale l’Italia e il continente sono caduti per effetto prima della pandemia, dopo per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, dobbiamo contribuire anche col nostro voto, al cambiamento della prospettiva.

 Dobbiamo necessariamente passare dal “che cosa può fare l’Europa per il mio Paese” a “di che cosa ha bisogno l’Europa che è patria comune per essere all’altezza dei problemi odierni”.

E’ necessario costruire, quindi, una larga base di consenso per potere far passi avanti.

Andiamo, quindi, a votare, con responsabilità, per costruire un’Italia migliore da consegnare alla future generazioni”, per ricostruire un assetto solido nel nostro Paese e dare fiducia ai cittadini.

Tutti, indistintamente desideriamo che l’Italia, superando il provincialismo che la connota, operi con impegno per promuovere gli ideali universali di pace, sviluppo, tutela e promozione dei diritti umani, assicurando il proprio contributo di idee e risorse, a beneficio di tutta la comunità internazionale.