Parole in pentola. Perché l’UNESCO si mangia

MODICA – Dopo il successo dello scorso anno, torna al ristorante “Spirito Mediterraneo” del Pietre Nere Resort di Modica “Parole in Pentola”, una serata in cui la cucina italiana si fa racconto. L’appuntamento è per sabato 31 gennaio a partire dalle ore 20.30. Non una semplice cena, non uno spettacolo da guardare, ma un’esperienza da attraversare, dove piatti e parole si intrecciano in modo inaspettato attorno al riconoscimento della Cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO.

La serata dal titolo completo “Parole in pentola. Perché l’UNESCO si mangia” aprirà con la presentazione dello scrittore Andrea G.G. Parasiliti, che da anni si dedica sia alla saggistica sia alla narrativa affrontando temi che vanno dal Futurismo ai Food Studies fino ai Disability Studies e vanta un dottorato di ricerca in Studi sul patrimonio culturale. Parasiliti è autore del volume che ha dato ispirazione a questi appuntamenti al Pietre Nere Resort ossia “Parole in pentola” (edito da Biblohaus), nato dalle lezioni tenute dall’autore presso l’University of Toronto. Il libro raccoglie contributi di prestigiosi docenti, giornalisti e scrittori, indagando le radici profonde della nostra identità gastronomica.

Lo chef Claudio Ruta ha tradotto questa ricerca storica in un vero e proprio “percorso narrativo” gastronomico. Attraverso un confronto con Parasiliti sull’evoluzione della cucina dall’800 a oggi, Ruta ha ideato piatti che uniscono memoria e innovazione. «La cucina italiana si fonda sul rispetto degli ingredienti e sulla trasmissione dei saperi antispreco tra generazioni – afferma lo chef Claudio Ruta -. La preparazione dei piatti non è un semplice atto gastronomico, ma una vera pratica sociale di tutela del territorio e della memoria». A rendere la serata dinamica e coinvolgente saranno gli interventi della Compagnia GoDoT di Ragusa. Gli attori Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso ed il loro cast punteggeranno la cena con pièce teatrali originali, portando un tocco di allegria e imprevedibilità al racconto dei sapori.

«Fra i contributi al mio volume – sottolinea Andrea G.G. Parasiliti – vi è il professor Massimo Montanari, colui che ha redatto (insieme al giurista Pier Luigi Petrillo) il dossier per la candidatura della cucina italiana a patrimonio UNESCO. Quello che Montanari sottolinea, e che per me è centrale, è che la cucina italiana ha una caratteristica molto precisa: è un luogo di relazione. Ciò che intendiamo per Cucina italiana è, in realtà, una pluralità di identità che si ritrovano a dialogare, esaltandosi a vicenda – precisa l’autore di Parole in pentola- e dico questo al di là del regionalismo, del fatto che ogni piatto viene fatto in diecimila modi diversi all’interno della stessa Italia. C’è infatti qualcosa di più profondo. Consideriamo, per esempio, che molti degli elementi che oggi percepiamo come tipicamente italiani non hanno origine in Italia: il pomodoro arriva dal Sud America, il caffè non è certo italiano, la pasta secca ci arriva dal mondo arabo (ed esiste addirittura una celebre leggenda che tirava in ballo addirittura Marco Polo e la Cina). Questa capacità di dialogo, di accogliere ciò che viene da fuori e farlo proprio, diventa allora il simbolo dell’accoglienza stessa, di una straordinaria elasticità rispetto a ciò che la vita stessa propone. Al tempo stesso è un dialogo che passa, innanzitutto, attraverso lo stare assieme. Una memoria e un rito che si tramanda, qualcosa che va oltre il cibo. Qualcosa di molto più prezioso della ricetta stessa. Stiamo appunto parlando della Cultura. Ed è qui il punto fondamentale: non è tanto il riconoscimento di una ricetta, quanto il riconoscimento di un metodo. Di un modo di fare che è un dialogo continuo: per dirne una, in un mondo in cui la nonna, ma spesso già una madre, è tagliata fuori dai progressi tecnologici, la sua ricetta diventa invece un potentissimo canale di comunicazione intergenerazionale. In più c’è questa capacità, che racconteremo durante la serata, di convivere e di identificarsi nella pluralità, in una forma di multiculturalismo già inscritta nella cucina italiana stessa, che è profondamente anarchica. E quindi perfettamente artistica».

Un patrimonio culturale vivo, fatto di memoria, territorio, contaminazioni e storie che attraversano il tempo quello della Cucina italiana, a cui il Pietre Nere Resort vuole dare omaggio attraverso una serata che esce fuori dai tradizionali schemi della banchettistica e che ha voluto fortemente. Di seguito, intanto, il menù della serata:

 

INCIPIT

“Recupero” e sostenibilità  

Tortina rustica di cuturro di Maiorca con pesto di foglie di sedano e guanciale

 

Meticcio “Mediterraneo”

Melanzane prima grigliate, poi marinate e polvere della buccia affumicata

 

“Nuovo Mondo”

Cubo bruschetta con farina di grano e lenticchie e conserva di pomodoro “siccagno”

 

“Il Quinto Quarto dell’Orto”

Verdure dorate con ketchup di ortaggi

 

“Venezia 1570”

Cappuccino…zucca, nocciole e caffè

 

IL PROLOGO: VARIETA’ E MISERIA  

C’era una volta …l’arte di mangiar bene  

Sgombro scottato, cipolla in agrodolce, carote, “le tre pere” di Geppetto, zecchini di pagnotta e brezza di mare. Un piatto che incarna perfettamente i valori UNESCO della Dieta Mediterranea e della sostenibilità. Un viaggio nel fantastico mondo di pinocchio, letto attraverso gli occhi di Pellegrino Artusi.

 

LO SVOLGIMENTO: L’INTRECCIO

“Spaghetto narrativo”  

Chitarre in triplo pomodoro, noccioline di “lesso rifatto”, polvere di pane e aria di basilico

 

IL CLIMAX: LA RESISTENZA

L’opulenza ribelle

Manzo con il suo fondo di cannella, chiodi di garofano e cioccolato, patate affumicate e funghi. Qui il manzo non è più solo una ricetta della domenica, ma diventa un atto di sfida contro la frugalità, l’autarchia e il razionamento imposti dal regime. È l’opulenza sbattuta in faccia alla miseria, l’affermazione della vita attraverso la “ciccia”. Questo piatto è un manifesto politico.

 

L’EPILOGO: VISIONI AEREE

“L’aeroplano nel roseto” …carezza dannunziana in scocca futurista  

Sfera di cioccolato bianco “metallizzato”, cuore alla rosa e mandorla amara, su “pista” di crema inglese all’Aurum e polvere “elettrica” di agrumi. Al confine tra due epoche. Visivamente, avete davanti il “Futurismo di Marinetti”: una sfera d’argento, metallica, fredda, figlia della velocità e dell’industria. Una forma pura da ‘Nouvelle Cuisine’. Ma rompendo questa corazza d’acciaio, troverete l’anima di Gabriele D’Annunzio: un cuore morbido alla rosa e mandorla, ispirato ai dolci che il Vate amava regalare alle sue amanti.

 

 

Costo a persona €65,00 (inclusi bevande e pièce teatrale)

Per info e prenotazioni (telefono e whatsapp) +39 0932 753051

Possibilità di pernottamento per chi viene da fuori.