L’Italia, crocevia europeo dei diritti dei figli dei detenuti

Lo scorso giugno a Milano (a Malta nel 2025, a Berlino nel 2024), a Palazzo Marino, la conferenza internazionale di Cope e Bambinisenzasbarre, rivelandosi un momento apicale di incontro tra rappresentanti istituzionali, dal Consiglio d’Europa, da circa 45 Ong di 32 paesi europei ed extra europei – dall’Estonia all’India, dagli Stati Uniti alla Turchia, dal Portogallo alla Svezia. La conferenza di Milano ha avuto un pubblico – anche online, con centinaia di collegati – di addetti ai lavori, professionisti, specialisti, istituzioni locali e nazionali, organizzazioni del terzo settore, società civile e operatori dei media.

I due protagonisti della giornata di lavoro sono stati il memorandum italiano “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti”, prima in Europa e nel mondo, ritenuta un punto di riferimento, che si è confrontata con le principali istituzioni nazionali e internazionali, coinvolte nella realtà del gruppo sociale a rischio di emarginazione, discriminazione e stigma, composto, in Italia, da 100mila figli di genitori detenuti, 2,4 milioni in Europa, oltre 23,5 milioni nel mondo.

Il contenitore dell’evento è stato la 18ª Conferenza Internazionale della rete europea COPE (Children of Prisoners Europe), quest’anno promossa e organizzata da Bambini Senza Sbarre ETS, sotto l’egida dell’Unione Europea, dal tema “Costruire ecosistemi olistici per i bambini con un genitore in carcere. Tra ONG, carceri, scuole, media e società”, che poneva al centro dell’agenda europea ed extraeuropea la sfida della garanzia dei diritti, tutela e continuità affettiva per i minorenni che vivono la detenzione di un genitore, con la partecipazione di tutti i sistemi socioeducativi coinvolti in un unico obiettivo sinergico.

È seguita una sessione istituzionale, in forma di dibattito aperto, dedicata all’approccio sistemico, con interventi di Daniele Nahum e Alessandro Giungi Presidente e vice presidente della Sottocommissione Carceri del Comune di Milano (“È fondamentale che alla Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, faccia riferimento tutto quello che viene realizzato nelle carceri, non applicandola solo a una città o a un singolo carcere, ma estendendola a tutte le carceri del nostro paese“).
È intervenuto poi Massimo Parisi, vice Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Parisi ha individuato nella Carta un soggetto protagonista della giornata dicendo, fra l’altro “Sono contento che Lia Sacerdote – con Bambinisenzasbarre c’è una collaborazione ormai storica – abbia annunciato il fatto che il ministro della Giustizia abbia rifirmato la Carta che riguarda la tutela dei bambini in carcere. Tutti i ministri di vari colori hanno firmato questa carta perché ritengono imprescindibile la questione del bambino in carcere, del bambino che viene a trovare il genitore, che è diversa dalla questione del bambino residente in carcere. Sono due cose differenti, anche se attigue, che attengono sempre alla tutela del minore. Questa Carta è la dimostrazione che l’amministrazione penitenziaria, in tutte le sue articolazioni, ha a cuore questo tema fondamentale, relativo alle vittime secondarie, che sono appunto i bambini figli dei detenuti.”

Con Parisi ha interloquito Cristiana Rotunno, Vice-Capo Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità, affermando che “Lo Stato c’è, la Carta italiana è un valore incredibile in quest’ambito e di questo anch’io ringrazio Lia Sacerdote e ringrazio COPE, perché questa è una cooperazione sinergica e virtuosa, che ci porta sicuramente a valorizzare alcuni dei principi fondamentali della nostra Costituzione, come quello della tutela dell’infanzia, della gioventù, come quello molto semplicemente dell’uguaglianza, dell’articolo 27, dove si dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che devono tendere alla rieducazione del condannato.”