La cartina della felicità: dieci nuovi pretini per la Diocesi di Messina

Stasera la comunità diocesana vivrà un’esperienza di prolungata e intensa gioia con l’ordinazione presbiterale di dieci diaconi nella cattedrale di Messina.

Per una felice coincidenza durante la Liturgia della Parola verrà proclamato un brano evangelico tratto da Gv 21, nel quale Pietro ribadisce a Gesù “Tu sai perché ti amo”. Ognuno degli ordinandi ha sicuramente il suo “perché” che custodisce gelosamente nel proprio cuore.

Io desidero cogliere l’occasione e tramite IMG Press formulare gli auguri ai novelli confratelli, proponendo alcune linee di riflessione attorno alla “gioia vera”, della quale diventeranno ministri. In realtà i loro nomi sono scritti in cielo, impressi nel cuore di Dio (come hanno suggerito i brani di Geremia e Isaia proclamati come prime letture fra sabato e domenica scorsi).

A cosa li chiama il Signore? Ad amare come ha amato Lui, a lasciarsi provare nel crogiuolo dello Spirito, a dare una speranza al mondo, ad annunciare la salvezza divina.

Tutto questo non è esente da difficoltà e sofferenze, anzi la Chiesa – nella quale e per la quale lavoreranno – ricorda sempre che la propria ragion d’essere è quella di coltivare la messe del Signore, seguendo la logica del chicco di grano (Gv 12) con un’unica finalità: costruire il Regno. Guai se ciò dovesse comportare un piangersi addosso e rimanere paralizzati nell’attesa che le cose e gli altri cambino!

I nuovi preti terranno fisso lo sguardo su Gesù (Eb) e sulle meraviglie da Lui operate, soprattutto fra le intemperie. Sono testimoni della tenerezza divina con la quale sono unti fin nella pieghe più nascoste della loro esistenza. La loro forza brilla nella debolezza, come per l’apostolo Paolo (2 Cor 12), finché si nutriranno della preghiera per vivere insieme nel presbiterio – di cui faranno pienamente parte – la gioia del salmista: “Com’è bello e gioioso stare insieme come fratelli” (Sal 132).

Il mondo si aspetta da loro questo dono inestimabile: essere contagiato della comunione reale e dalla capacità di seminare a larghe mani – come il contadino della parabola in Mc 4 – con pazienza e fiducia il buon seme dal cui frutto sorgerà il mondo nuovo della giustizia, della libertà e della pace.

I “pretini” eviteranno sicuramente di farsi fagocitare dall’ansia dei numeri, dalla produzione di massa. Proprio per questo hanno messo alla base della loro attenzione “i piccoli” (evangelicamente intesi).

Il vescovo verosimilmente li “getterà” nella mischia, li invierà alle comunità parrocchiali, che ripresentano i tratti delle famiglie, oggi segnate da profondi disagi, sebbene lascino sempre trasparire la luce di Dio.

Sono sicuro che i miei nuovi confratelli rifiutano categoricamente qualsiasi tipo di violenza (verbale, pastorale, ecclesiale, sociale…) perché hanno scelto di non lasciarsi ammaliare dal canto delle sirene mondane. Echi, quest’ultimi, dell’arroganza e della prepotenza di chi occupa una posizione preminente…

Non mi resta che aggiungere…Ad multos annos!

 

Ettore Sentimentale