L’Organizzazione chiede all’Unione Europea di porre la protezione dell’infanzia al centro delle politiche migratorie, di aumentare gli investimenti nei servizi di protezione e di garantire che il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo sia attuato sulla base di dati accurati e sensibili alle esigenze dei minori, che riflettano la complessa realtà sul campo.
I dati ufficiali sulla migrazione potrebbero sottostimare significativamente il numero di persone che viaggiano sulla rotta dei Balcani, mettendo migliaia di minori a maggior rischio di abusi e sfruttamento e lasciandoli senza sistemi di protezione adeguati. È quanto si evince da una nuova analisi di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, in vista dell’entrata in vigore a giugno delle nuove norme UE in materia di migrazione.
Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ha segnalato poco più di 12.500 attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali nel 2025, con un calo del 42% rispetto all’anno precedente, attribuito al rafforzamento dei controlli alle frontiere e alle misure anti-traffico[1].
Tuttavia, le analisi dei dati regionali e locali sulla migrazione realizzate da Save the Children[2] evidenziano che un numero significativo di migranti e rifugiati continua ad arrivare in Europa attraverso i Balcani, ma ricorrendo a rotte più pericolose e reti di trafficanti, con un numero crescente di bambini e adolescenti che non compaiono nei dati e quindi meno risorse vengono investite nella loro protezione. Inoltre, secondo lo studio di Save the Children[3], i finanziamenti per i servizi di protezione dell’infanzia, come i centri di accoglienza e per i richiedenti asilo, l’assistenza legale e la tutela legale, sono diminuiti.
È impossibile calcolare il numero esatto degli arrivi, ma nella sola Bosnia-Erzegovina le autorità hanno registrato quasi 14.000 nuovi arrivi lo scorso anno, mentre le autorità slovene hanno registrato oltre 24.000 ingressi irregolari dalla Croazia, che ha registrato quasi 15.000 richiedenti asilo per la prima volta, mentre la Germania, principale Paese di destinazione dei migranti, ne ha registrati oltre 113.000, più della metà provenienti da Afghanistan, Siria e Turchia.
I risultati emergono mentre oggi si svolge la riunione dei funzionari di alto livello dell’UE e dei Balcani occidentali su giustizia e affari interni, e prima dell’entrata in vigore del Patto UE sulla migrazione e l’asilo, il 12 giugno, che ridefinirà le modalità di gestione delle frontiere esterne da parte degli Stati membri.
Save the Children sottolinea che l’attuazione del Patto UE sulla migrazione e l’asilo deve porre al centro la tutela dei minori, non gli obiettivi di gestione delle frontiere. Ciò richiede la mappatura delle lacune in materia di protezione, l’utilizzo di dati e ricerche specifici sui minori e l’assunzione di responsabilità condivisa tra i Paesi di transito e di destinazione.
“I dati indicano che lungo la rotta balcanica permangono ingenti e consistenti bisogni di protezione, mentre paradossalmente i minori stanno scomparendo dai dati concernenti la migrazione. Quando i bambini e gli adolescenti sono invisibili, non possono essere protetti. Se i minori migranti sono sottostimati nei dati ufficiali, i servizi progettati per proteggerli scompaiono gradualmente. Così, mentre i servizi che dovrebbero supportarli vengono ridimensionati, i rischi ai quali i minori sono esposti aumentano esponenzialmente. Un controllo più rigoroso delle frontiere, a scapito delle misure di protezione, sta esponendo i minori a maggiori pericoli, costringendoli ad affrontare viaggi più rischiosi, poiché la protezione di cui hanno bisogno viene meno. L’UE deve adottare leggi e politiche basate su una comprensione completa e accurata delle realtà migratorie, altrimenti continuerà a lasciare i bambini vulnerabili invisibili e indifesi lungo le rotte migratorie” ha dichiarato Federica Toscano, Senior Advisor di Save the Children per i minori migranti in Europa.
I minori che percorrono la rotta balcanica hanno raccontato agli operatori dell’Organizzazione di aver subito gravi abusi e forme sistematiche di sfruttamento durante il viaggio verso un futuro migliore. Tra le violenze riportate figurano estorsioni, aggressioni e maltrattamenti da parte di trafficanti e gruppi criminali, oltre a episodi di sfruttamento sessuale e lavoro informale forzato. A questo si aggiungono respingimenti illegali alle frontiere dell’Unione europea, dove bambini e adolescenti vengono accolti con violenza, anziché con protezione, accesso ai servizi essenziali e adeguato sostegno.
A causa della riduzione dei finanziamenti per la protezione, il numero di centri di accoglienza e di assistenza per i minori migranti nei Paesi di transito, Serbia e Bosnia-Erzegovina, si è più che dimezzato dal 2024, rendendo più difficile per bambini e adolescenti l’accesso alla registrazione e al supporto. Dall’inizio del 2024 all’aprile 2026, i team di Save the Children nei vari Paesi hanno segnalato che il numero di centri di accoglienza e di assistenza per i minori migranti operativi in Serbia è sceso da 11 a 6, mentre in Bosnia-Erzegovina solo due dei quattro centri di accoglienza rimangono operativi.
Anche altri servizi essenziali per i minori migranti, come l’assistenza legale, la tutela e il supporto psicosociale, sono stati tagliati.
