“Il tuo medico non esisterà più”: i medici di famiglia messinesi scrivono ai pazienti contro la riforma Schillaci

“Il tuo medico non esisterà più”: i medici di famiglia messinesi scrivono ai pazienti contro la riforma Schillaci 

MESSINA – I medici di famiglia messinesi scendono in campo contro la bozza di riforma del ministro della Salute Orazio Schillaci sulla medicina generale: “Il tuo medico non esisterà più” è il titolo della missiva firmata da Giuseppe Zagami, vicesegretario vicario FIMMG Messina, la Federazione che riunisce i medici di medicina generale e rappresenta il sindacato più importante della categoria.

Il tuo medico non esisterà più: lettera di un Medico di Famiglia 

Caro paziente il tuo medico, almeno come lo hai conosciuto fino ad oggi, non esisterà più. In questi giorni avrai forse sentito parlare di una riforma della medicina territoriale, legata allo sviluppo delle Case della Comunità. È un cambiamento importante, presentato come necessario per rendere il sistema più efficiente e organizzato. Ma dentro questa trasformazione si nasconde qualcosa che riguarda molto da vicino il nostro rapporto.

Da sempre, il cuore della medicina di famiglia è uno solo: la tua libertà di scegliere.

Tu scegli il tuo medico. Non è un dettaglio burocratico. È ciò che dà senso a tutto. È il motivo per cui io, ogni giorno, cerco di meritare la tua fiducia: con ascolto, con responsabilità, con impegno. È il motivo per cui ho deciso di fare questa professione.

Essere scelti significa rispondere a qualcuno, non a qualcosa. Significa sapere che il mio lavoro ha valore perché è riconosciuto da te, non perché è misurato da un indicatore.

La riforma che propone il Ministro Schillaci, però, introduce un cambiamento profondo: il passaggio da un sistema basato sulla tua scelta a uno fondato su obiettivi e indicatori definiti dall’organizzazione.

Tradotto in parole semplici: rischio di non essere più guidato principalmente da ciò che ritengo migliore per te, ma da ciò che devo raggiungere secondo criteri stabiliti altrove.

E qui nasce una domanda che non posso ignorare: cosa succede alla cura quando entra in competizione con un obiettivo?

Un sistema costruito su obiettivi aziendali tende inevitabilmente a privilegiare ciò che è misurabile, standardizzabile, controllabile. Ma la medicina, quella reale, è fatta di complessità, di individualità, di decisioni che non sempre possono essere ricondotte a indicatori numerici. Il pericolo quindi è quello che mi possa trasformare  in un esecutore di linee guida rigide, più attento a rispettare vincoli di spesa che a rispondere ai tuoi bisogni specifici.

In questo scenario rischio di diventare “governabile” non nel senso virtuoso della coordinazione, ma in quello più problematico del controllo. Le scelte cliniche potrebbero essere orientate non da ciò che è meglio per te, ma da ciò che è compatibile con i limiti imposti. È un cambio di paradigma che mette in discussione l’autonomia professionale e, con essa, la qualità stessa dell’assistenza.

C’è poi un altro aspetto che mi preoccupa, e riguarda il futuro del sistema nel suo insieme. Quando un lavoro perde autonomia e significato, diventa meno attrattivo. E quando un sistema perde attrattività, non resta immobile: si indebolisce. Si allungano i tempi, si riduce la disponibilità, si crea spazio per un’offerta parallela, spesso accessibile solo a chi può permettersela. È così che, lentamente, si passa da un modello universalistico a uno selettivo.

Non è una questione che riguarda solo noi medici. Riguarda tutti noi come cittadini. Riguarda te.

Riguarda il diritto di essere seguito da qualcuno che hai scelto. Riguarda la possibilità di essere visto come una persona e non come un numero.

La medicina di famiglia è sempre stata il primo punto di contatto, il luogo più vicino, quello in cui la prevenzione e la cura si incontrano davvero. Difenderla non significa opporsi al cambiamento, ma chiedere che il cambiamento non perda di vista ciò che conta.

Siamo in un momento storico complesso, in cui le trasformazioni sono rapide e spesso inevitabili. Ma proprio per questo è necessario essere consapevoli. Noi medici dobbiamo esserlo del nostro ruolo e della responsabilità che comporta, restando uniti a difesa di tutta la salute pubblica. Tu devi esserlo del valore del sistema che c’è ancora oggi e dei rischi che sta correndo.

Io vorrei continuare a fare il mio lavoro come ho sempre fatto, mettendo al centro la tua salute e non una variabile subordinata all’equilibrio economico, purtroppo non so se me lo permetteranno. 

La Salute deve restare il centro, come la tua libertà di scegliere da chi vuoi essere seguito e curato per tutta la vita.  

Sentivo il bisogno di dirtelo, con chiarezza e onestà. Perché il nostro rapporto non è scontato e perché il futuro della tua cura riguarda anche le scelte che verranno fatte oggi.

Con stima e responsabilità,

Il tuo medico di famiglia 

Giuseppe Zagami